{"id":259629,"date":"2026-03-30T11:52:57","date_gmt":"2026-03-30T09:52:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=259629"},"modified":"2026-03-30T11:54:21","modified_gmt":"2026-03-30T09:54:21","slug":"brindisi-non-puo-piu-aspettare-o-sceglie-il-futuro-o-lo-subisce-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/brindisi-non-puo-piu-aspettare-o-sceglie-il-futuro-o-lo-subisce-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Brindisi non pu\u00f2 pi\u00f9 aspettare: o sceglie il futuro o lo subisce. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>A Brindisi si continua ad aspettare lo sviluppo.<br \/>\nSi commentano crisi industriali e infrastrutturali da tempo previste e annunciate, si cercano responsabilit\u00e0 altrove, si rinvia ogni scelta. Ma il tempo dell\u2019attesa \u00e8 finito. O la citt\u00e0 costruisce una propria visione di sviluppo, oppure sar\u00e0 condannata a subirne una residuale decisa da altri.<br \/>\nE bene che vada ci diranno che siamo degli \u201csfigati\u201d. Il dibattito poi sviluppatosi su questa affermazione dal Catalano di turno \u00e8 veramente stucchevole.<br \/>\nBrindisi sta vivendo una crisi d&#8217;identit\u00e0 profonda: siamo diventati &#8220;separati in casa&#8221;, frammentati tra chi difende un passato che non torna e chi, restando inerte, subisce un presente di declino.<\/p>\n<p>Per troppo tempo Brindisi \u00e8 stata una \u201ccarta assorbente\u201d di decisioni esterne: grandi insediamenti industriali, investimenti calati dall\u2019alto, strategie mai realmente governate dal territorio. Quel modello ha prodotto lavoro e reddito, ma anche dipendenza, fragilit\u00e0 e costi ambientali pesanti.Oggi quel ciclo \u00e8 chiuso.Continuare a difendere l\u2019esistente o a inseguire soluzioni tampone significa accompagnare lentamente il declino. Serve invece una scelta politica netta: cambiare modello di sviluppo. Brindisi non \u00e8 solo industria.<\/p>\n<p>Brindisi \u00e8 anche campagna, mare, porto.<br \/>\nLo dico da tempo. L\u2019agricoltura \u2013 quella di qualit\u00e0, innovativa, sostenibile \u2013 \u00e8 una risorsa strategica, non residuale. Le filiere agroalimentari e il vino soprattutto rappresentano identit\u00e0, economia e possibilit\u00e0 concrete di occupazione.<br \/>\nIl riconoscimento UNESCO della Via Appia Antica restituisce alla citt\u00e0 una verit\u00e0 dimenticata: Brindisi \u00e8 il punto terminale di una delle pi\u00f9 importanti vie della storia, la porta naturale verso il Mediterraneo.<br \/>\nIl porto non pu\u00f2 pi\u00f9 essere visto solo come appendice industriale: deve diventare infrastruttura centrale per logistica, turismo e connessioni internazionali. Lo devono capire anche gli operatori oltre alla dirigenza di una autorit\u00e0 portuale che sempre pi\u00f9 si sta dimostrando quantomeno inadeguata per non dire altro.<br \/>\nIn un mondo attraversato da nuove tensioni \u2013 dalla crisi legata all\u2019Iran alle difficolt\u00e0 nei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz \u2013 il Mar Mediterraneo torna ad essere uno spazio strategico. Le rotte si riorganizzano, i flussi cambiano, e Brindisi pu\u00f2 tornare ad avere un ruolo. Ma solo se sapr\u00e0 attrezzarsi.<\/p>\n<p>Non accadr\u00e0 per caso.<br \/>\nServe un patto per lo sviluppo del territorio, vero e operativo. Non un esercizio retorico, ma un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 collettiva: istituzioni, imprese, sindacati, agricoltura, competenze. Tutti coinvolti, tutti chiamati a fare la propria parte. Per questo anche le stesse iniziative apparentemente istituzionali in capo a singoli rappresentanti potranno essere utili solo se producono proposte e impegni con cui sollecitare dialogo, altri confronti e proposte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La politica locale deve scegliere: continuare a gestire l\u2019esistente o guidare il cambiamento. E lo deve fare assieme. Non ci sono pi\u00f9 alibi.<br \/>\nBrindisi ha risorse, storia e posizione per essere protagonista.Ma deve decidere di esserlo. Ora.<br \/>\nServirebbe un appello a tutte le categorie e alle competenze locali: si costruiscano i tavoli del dialogo. Non si vada alla ricerca di colpevoli, ma di soluzioni. Un &#8220;Patto per Brindisi&#8221; deve nascere dal basso, da nuovi protagonismi che sappiano imporre a Roma e a Bari una pianificazione seria e risorse concrete.\u00a0 Non possiamo pi\u00f9 limitarci a &#8220;elemosinare&#8221; proroghe per modelli ormai superati. Serve il coraggio di una visione integrata e basata su una industria sostenibile riconvertendo i siti e puntando sull&#8217;economia circolare per generare ricchezza senza devastare il territorio. Uno sviluppo con le radici nel Territorio per valorizzare le filiere agroalimentari ed enogastronomiche, legandole a un turismo consapevole. Infine porto e aeroporto come infrastrutture moderne e attrezzate capaci di adeguarsi agli sconvolgimenti geopolitici in atto e al servizio di un nuovo sviluppo E poi una politica attiva. Basta con la passivit\u00e0. La politica deve smettere di essere &#8220;affaccendata in altre faccende&#8221; e tornare a guidare lo sviluppo con trasparenza e rigore.<\/p>\n<p>Brindisi non pu\u00f2 diventare un territorio rassegnato. \u00c8 un territorio che aspetta solo di essere chiamato a una sfida degna della sua storia. \u00c8 il momento del buon senso, della responsabilit\u00e0 e, se necessario, della lotta per il nostro diritto a un futuro sostenibile.<br \/>\nMa questo futuro non riguarda solo le classi dirigenti.Riguarda soprattutto i giovani.Ai giovani brindisini va detto con chiarezza: il vostro futuro non \u00e8 necessariamente altrove. Pu\u00f2 essere qui, nella vostra terra, se questa citt\u00e0 sapr\u00e0 cambiare e se voi sceglierete di esserne protagonisti. Non spettatori, ma parte attiva di una nuova stagione \u2026anche della politica.<\/p>\n<p>La partecipazione dei giovani al referendum a difesa della Costituzione \u00e8 stato un segnale importante. \u00c8 una speranza concreta. Significa che esiste una generazione che vuole contare, che vuole decidere, che non accetta pi\u00f9 di subire.\u00c8 da qui che bisogna ripartire.<br \/>\nPerch\u00e9 Brindisi avr\u00e0 un futuro solo se qualcuno sar\u00e0 disposto a immaginarlo, costruirlo e lottare per realizzarlo. Qui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Brindisi si continua ad aspettare lo sviluppo. Si commentano crisi industriali e infrastrutturali da tempo previste e annunciate, si cercano responsabilit\u00e0 altrove, si rinvia ogni scelta. Ma il tempo dell\u2019attesa \u00e8 finito. O la citt\u00e0 costruisce una propria visione di sviluppo, oppure sar\u00e0 condannata a subirne una residuale decisa da altri. E bene che vada ci diranno che siamo degli \u201csfigati\u201d. Il dibattito poi sviluppatosi su questa affermazione dal Catalano di turno \u00e8 veramente stucchevole. Brindisi sta vivendo una crisi d&#8217;identit\u00e0 profonda: siamo diventati &#8220;separati in casa&#8221;, frammentati tra chi difende un passato che non torna e chi, restando inerte, subisce un presente di declino. Per troppo tempo Brindisi \u00e8 stata una \u201ccarta assorbente\u201d di decisioni esterne: grandi insediamenti industriali, investimenti calati dall\u2019alto, strategie mai realmente governate dal territorio. Quel modello ha prodotto lavoro e reddito, ma anche dipendenza, fragilit\u00e0 e costi ambientali pesanti.Oggi quel ciclo \u00e8 chiuso.Continuare a difendere l\u2019esistente o a inseguire soluzioni tampone significa accompagnare lentamente il declino. 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