{"id":259903,"date":"2026-04-08T11:40:54","date_gmt":"2026-04-08T09:40:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=259903"},"modified":"2026-04-08T14:42:51","modified_gmt":"2026-04-08T12:42:51","slug":"al-verdi-di-brindisi-un-viaggio-nella-new-wave-anni-ottanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/al-verdi-di-brindisi-un-viaggio-nella-new-wave-anni-ottanta\/","title":{"rendered":"Al Verdi di Brindisi un viaggio nella new wave anni Ottanta"},"content":{"rendered":"<p>La new wave \u00e8 stata una forma di immaginario, un modo di vivere gli anni Ottanta tra inquietudine e trasformazione. Mercoled\u00ec 22 aprile il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi accoglie \u201cNew Wave \u201980 Unplugged\u201d, il concerto di Radici Music Factory inserito nella rassegna \u201cVerdi in Rock\u201d. Biglietti disponibili al prezzo unico di 10 euro, online su rebrand.ly\/NewWaveUnplugged e al botteghino del teatro dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 11 alle 13 e dalle 17.30 alle 19.30, il giorno dello spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info 0831 562554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 curato dai docenti Fabio Rogoli, Patrizia Vigneri, Cosimo Romano e Vito De Lorenzi, che hanno provato a trasformare pezzi nati tra drum machine, sequencer e sintetizzatori in materia viva ed essenziale. L\u2019idea alla base del concerto \u00e8 capire che cosa resta di quelle canzoni una volta svestite della loro forma pi\u00f9 riconoscibile. Gli anni Ottanta sono stati il decennio in cui la tecnologia ha riscritto il lessico del pop internazionale, imponendo nuovi timbri, nuove architetture ritmiche e una diversa idea di produzione. In questo paesaggio sonoro, la new wave ha saputo mescolare freddezza e pathos, stile e tensione, superficie glamour e inquietudine interiore: \u201cNew Wave \u201980 Unplugged\u201d sposta il baricentro dal dispositivo elettronico alla struttura del pezzo. \u00c8 qui che il pop elettronico lascia il posto al calore del legno, delle corde e soprattutto della voce umana.<\/p>\n<p>Il percorso della serata segue una geografia precisa. Si parte dalle atmosfere crepuscolari dei Cure, dove il minimalismo delle linee di basso diventa il passo di una narrazione intima, e si arriva al genio poliedrico di David Bowie, figura che pi\u00f9 di altre ha saputo trasformare il pop in una macchina di stile e reinvenzione. In mezzo scorrono i mondi di Duran Duran, Spandau Ballet, Tears for Fears, Eurythmics, Depeche Mode, Simple Minds, Billy Idol, Frankie Goes to Hollywood e Culture Club: artisti diversi tra loro ma accomunati da una stagione in cui la canzone pop si \u00e8 fatta ricercata e teatrale. La scelta dell\u2019unplugged, in questo contesto, \u00e8 strutturale: laddove l\u2019originale affidava parte della sua forza a synth, campionamenti e programmazioni, ora \u00e8 la voce a sostenere la melodia, mentre il dialogo tra solisti, coro e strumenti acustici diventa l\u2019elemento centrale del concerto.<\/p>\n<p>Il programma restituisce questa linea di lettura. \u201cLet\u2019s Dance\u201d di David Bowie porta subito in scena un brano che nella versione acustica pu\u00f2 rivelare una dinamica pi\u00f9 esposta, quasi pi\u00f9 fisica. \u201cRelax\u201d dei Frankie Goes to Hollywood conserva la sua energia provocatoria, spostata su un terreno pi\u00f9 diretto e sfidante. \u201cShout\u201d e \u201cEverybody Wants to Rule the World\u201d dei Tears for Fears mostrano due volti speculari della stagione new wave: da un lato la tensione ritmica, dall\u2019altro una scrittura sospesa tra linearit\u00e0 pop e una sottile inquietudine. Con \u201cDo You Really Want to Hurt Me\u201d dei Culture Club e \u201cSweet Dreams\u201d degli Eurythmics emerge uno dei contrasti pi\u00f9 marcanti degli anni Ottanta: una forma aperta e un\u2019estetica costruita con precisione, attraverso la voce, l\u2019immagine e il suono.<\/p>\n<p>Con \u201cLullaby\u201d dei Cure il clima si fa pi\u00f9 notturno, sospeso, quasi ipnotico, mentre \u201cDon\u2019t You Forget About Me\u201d dei Simple Minds riporta al centro una tensione collettiva, da grande anthem generazionale. \u201cTrue\u201d e \u201cThrough the Barricades\u201d degli Spandau Ballet aprono invece una zona pi\u00f9 elegiaca e narrativa, in cui il fraseggio si fa pi\u00f9 ampio e la voce ne raccoglie la tensione emotiva. \u201cEyes Without a Face\u201d di Billy Idol esplora l\u2019ambiguit\u00e0 e la frizione tra immagine e vulnerabilit\u00e0, mentre \u201cSave a Prayer\u201d e \u201cOrdinary World\u201d dei Duran Duran mostrano la scrittura del gruppo britannico nella sua espressione pi\u00f9 compiuta. \u201cStrangelove\u201d e \u201cPersonal Jesus\u201d dei Depeche Mode, pezzi nati dentro una precisa estetica elettronica, sono ricondotti a una dimensione quasi primaria, fatta di pulsazione, voce e urgenza. \u201cThe Power of Love\u201d dei Frankie Goes to Hollywood chiude idealmente questo sorvolo con una delle grandi confessioni melodiche del decennio, in cui il tono epico si confronta con una nudit\u00e0 espressiva nuova.<\/p>\n<p>Suonare in unplugged, qui, significa mostrare come un patrimonio apparentemente legato a un\u2019estetica definita possa essere riattraversato dalle nuove generazioni senza diventare un oggetto da museo. La serata del Verdi riapre il passato rimettendolo in circolo. Vedere giovani interpreti riappropriarsi di brani che hanno fatto la storia significa misurare in modo la capacit\u00e0 della musica di rigenerarsi attraverso il tempo, di cambiare pelle senza perdere identit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><\/p>\n<p>Ufficio Stampa &#038; Comunicazione<br \/>\nFondazione Nuovo Teatro Verdi &#8211; Brindisi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La new wave \u00e8 stata una forma di immaginario, un modo di vivere gli anni Ottanta tra inquietudine e trasformazione. Mercoled\u00ec 22 aprile il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi accoglie \u201cNew Wave \u201980 Unplugged\u201d, il concerto di Radici Music Factory inserito nella rassegna \u201cVerdi in Rock\u201d. 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