{"id":260995,"date":"2026-04-30T19:22:13","date_gmt":"2026-04-30T17:22:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=260995"},"modified":"2026-04-30T19:22:13","modified_gmt":"2026-04-30T17:22:13","slug":"deposito-brundisium-no-grazie-abbiamo-gia-dato-di-francesco-daprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/deposito-brundisium-no-grazie-abbiamo-gia-dato-di-francesco-daprile\/","title":{"rendered":"Deposito Brundisium? No, grazie. Abbiamo gi\u00e0 dato. Di Francesco D&#8217;Aprile"},"content":{"rendered":"<p>La citta di Brindisi si trova oggi a un bivio cruciale della sua storia economica e sociale. Da un lato, le notizie sulla decarbonizzazione e sui nuovi investimenti lasciano intravedere la possibilit\u00e0 di un futuro finalmente sostenibile; dall\u2019altro, la notizia dell\u2019avvio dei lavori per il deposito di carburanti della societ\u00e0 Brundisium riapre vecchie ferite e solleva forti dubbi sulla coerenza delle verosimilmente programmate politiche di sviluppo territoriale.<\/p>\n<p>Per decenni Brindisi ha pagato un prezzo altissimo a un modello di sviluppo industriale imperniato quasi esclusivamente sui settori energetico e chimico.<br \/>\nQuesti comparti, che in passato hanno rappresentato il cuore pulsante dell\u2019indotto locale, hanno finito per mostrare tutta la loro fragilit\u00e0, diventando oggi del tutto ininfluenti sul piano economico. Peggio ancora, hanno lasciato in eredit\u00e0 una devastazione del territorio senza precedenti, con conseguenze pesanti e documentate sulla sanit\u00e0 pubblica e sull\u2019ecositema locale.<br \/>\nRecentemente, i segnali di cambiamento sembravano indicare una netta inversione di tendenza. Grazie agli investimenti legati alla decarbonizzazione, le dichiarazioni delle istituzioni locali \u2013 tra cui il sindaco \u2013 avevano acceso la speranza di trasformare la vasta area industriale brindisina in una vera e propria \u201cmeta promessa\u201d di innovazione e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo passaggio dalla \u201cteoria alla pratica\u201d \u00e8 stato salutato dalla cittadinanza come il tanto atteso sospiro di sollievo, una opportunit\u00e0 per affrancarsi da una economia insostenibile e abbracciare un modello pi\u00f9 pulito e, soprattutto, diversificato.<\/p>\n<p>L\u2019entusiasmo della transizione \u00e8 stato per\u00f2 bruscamente interrotto dall\u2019annuncio dell\u2019avvio dei lavori per il nuovo deposito di carburanti della societ\u00e0 Brundisium, situato a ridosso delle banchine del porto.<br \/>\nIl progetto si inserisce in un\u2019area di grande valore strategico, presentando caratteristiche che sembrano contraddire apertamente gli obiettivi di riconversione ecologica.<br \/>\nE\u2019 stato notiziato che tale opera sorger\u00e0 su di un\u2019area di circa due ettari e mezzo, con un centro nevralgico di sei grandi serbatoi cilindrici fuori terra. Avr\u00e0 un transito a regime di circa 504.000 tonnellate di idrocarburi all\u2019anno (benzina e gasolio), con condotte collegate alle banchine portuali e tre baie di carico per il rifornimento delle autobotti.<br \/>\nOltre ai carburanti, \u00e8 previsto lo stoccaggio di additivi specifici, tra cui il milEx SR 6006, una sostanza classificata come nociva e tossica per l\u2019ambiente acquatico, che richiede rigorosi protocolli di sicurezza.<\/p>\n<p>A conferma della criticit\u00e0 dell\u2019impianto, l\u2019infrastruttura \u00e8 stata classificata come stabilimento di \u201cSoglia Superiore\u201d, ovvero la categoria pi\u00f9 elevata nella scala di rischio prevista dalla normativa Seveso.<\/p>\n<p>La costruzione di detto deposito non solleva solo questioni di sicurezza ambientale, ma va a limitare in maniera netta la polifunzionalit\u00e0 del porto. In particolare la presenza di un polo di stoccaggio cos\u00ec vicino alle banchine (ma anche a meno di due chilometri in linea d\u2019aria dal Petrolchimico, a meno di trecentocinquanta metri dalla ex centrale A2A, a meno di due chilometri dall\u2019aeroporto e dal centro della citt\u00e0), rischia di compromettere seriamente la vocazione turistica e le opportunit\u00e0 di sviluppo commerciale diversificato di una delle infrastrutture pi\u00f9 importanti, ma anche dell\u2019intera citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il futuro di Brindisi non pu\u00f2, quindi, continuare a rimanere nebuloso. La convivenza tra gli sforzi della decarbonizzazione e un nuovo, \u201culteriore\u201d insediamento ad alto rischio di incedente rilevante, appare oggi come una netta contraddizione, ancorch\u00e9 una immane iattura per l\u2019intero territorio.<br \/>\nPer tutti, \u00e8 fondamentale che la politica locale e nazionale offra, senza infingimenti, un chiarimento definitivo, garantendo che le promesse di risanamento non vengano vanificate da scelte che guardano al passato.<br \/>\nBrindisi ha gi\u00e0 dato, e tanto pure.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Francesco D\u2019Aprile<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citta di Brindisi si trova oggi a un bivio cruciale della sua storia economica e sociale. Da un lato, le notizie sulla decarbonizzazione e sui nuovi investimenti lasciano intravedere la possibilit\u00e0 di un futuro finalmente sostenibile; dall\u2019altro, la notizia dell\u2019avvio dei lavori per il deposito di carburanti della societ\u00e0 Brundisium riapre vecchie ferite e solleva forti dubbi sulla coerenza delle verosimilmente programmate politiche di sviluppo territoriale. Per decenni Brindisi ha pagato un prezzo altissimo a un modello di sviluppo industriale imperniato quasi esclusivamente sui settori energetico e chimico. Questi comparti, che in passato hanno rappresentato il cuore pulsante dell\u2019indotto locale, hanno finito per mostrare tutta la loro fragilit\u00e0, diventando oggi del tutto ininfluenti sul piano economico. Peggio ancora, hanno lasciato in eredit\u00e0 una devastazione del territorio senza precedenti, con conseguenze pesanti e documentate sulla sanit\u00e0 pubblica e sull\u2019ecositema locale. 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