{"id":261574,"date":"2026-05-18T06:28:18","date_gmt":"2026-05-18T04:28:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=261574"},"modified":"2026-05-17T19:30:04","modified_gmt":"2026-05-17T17:30:04","slug":"integrazione-scolastica-il-grido-delle-educatrici-dignita-e-continuita-per-chi-rende-possibile-la-scuola-di-tutti-di-mina-ruggiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/integrazione-scolastica-il-grido-delle-educatrici-dignita-e-continuita-per-chi-rende-possibile-la-scuola-di-tutti-di-mina-ruggiero\/","title":{"rendered":"Integrazione scolastica, il grido delle educatrici: \u201cDignit\u00e0 e continuit\u00e0 per chi rende possibile la scuola di tutti\u201d. Di Mina Ruggiero."},"content":{"rendered":"<p>L\u2019integrazione scolastica ha un volto concreto. \u00c8 quello delle educatrici e degli educatori professionali che ogni mattina entrano nelle scuole di Brindisi e della provincia per affiancare alunni con disabilit\u00e0 e fragilit\u00e0. Senza il loro lavoro quotidiano, il diritto allo studio sancito dalla Legge 104 resterebbe sulla carta.<\/p>\n<p>Eppure questo ruolo resta ai margini del sistema scolastico. Laureate, formate, presenti in classe e nei progetti educativi, le educatrici sono trattate come figure esterne. Il servizio \u00e8 gestito in appalto da cooperative sociali, rinnovato anno dopo anno attraverso gare al massimo ribasso. Il risultato \u00e8 un ciclo che interrompe il legame educativo proprio nel momento in cui dovrebbe consolidarsi.<\/p>\n<p>La discontinuit\u00e0 \u00e8 il primo problema. Cambiano le cooperative, cambiano le persone, si spezza la relazione con l\u2019alunno. Per un ragazzo con fragilit\u00e0, perdere l\u2019educatore di riferimento significa ricominciare da capo. Per la scuola significa vanificare il lavoro svolto.<\/p>\n<p>Il secondo nodo \u00e8 economico e contrattuale. Il lavoro viene pagato 9 euro netti l\u2019ora, con contratti part-time ciclici verticali che si interrompono ogni volta che l\u2019alunno \u00e8 assente, durante i ponti e le chiusure scolastiche. Non vengono retribuite le ore di progettazione, di raccordo con i docenti, di stesura del PEI (Piano Individuale Personalizzato). Una professionalit\u00e0 che richiede laurea e aggiornamento continuo viene retribuita come un lavoro non qualificato e scaricata del rischio d\u2019impresa.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge l\u2019invisibilit\u00e0 istituzionale. Nella maggior parte dei casi le educatrici non partecipano ai GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) se non su invito, non hanno spazi riconosciuti per il confronto con i docenti, non vedono formalizzato il proprio contributo al progetto di vita dello studente. Si lavora dentro la scuola, ma senza farne parte.<\/p>\n<p>Non si tratta di una polemica contro le cooperative, che operano in un quadro di risorse ridotte e di gare sempre pi\u00f9 al ribasso. \u00c8 una richiesta di responsabilit\u00e0 alle istituzioni regionali e locali. L\u2019esternalizzazione del servizio ha trasformato un diritto in un appalto, creando lavoratori di serie B in un luogo che dovrebbe insegnare l\u2019uguaglianza.<\/p>\n<p>Per cambiare rotta servono interventi chiari. Serve stabilit\u00e0, per garantire continuit\u00e0 educativa e non disperdere il lavoro svolto con gli alunni. Serve una tariffa oraria minima che riconosca il titolo di studio e la responsabilit\u00e0 professionale, sottraendo il servizio alla logica del massimo ribasso. Serve il riconoscimento formale del ruolo all\u2019interno del team scolastico, con diritto di partecipazione ai gruppi di lavoro e alla progettazione condivisa. Serve infine la tutela del reddito nelle interruzioni non imputabili all\u2019educatrice, perch\u00e9 il diritto allo studio non pu\u00f2 dipendere dalla presenza in classe in un singolo giorno.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 semplice. Se il lavoro educativo resta precario, le persone formate lasciano. E a perdere sono i ragazzi con fragilit\u00e0, le loro classi, l\u2019idea stessa di una scuola inclusiva. L\u2019inclusione non si costruisce con documenti e convegni, ma con professionisti che restano nel tempo e possono progettare.<\/p>\n<p>Dare dignit\u00e0 a questo lavoro significa difendere la scuola pubblica e il principio di uguaglianza sostanziale. Significa riconoscere che chi rende possibile l\u2019integrazione ogni giorno merita le stesse condizioni di chi lavora nella scuola.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione scolastica funziona solo se chi la realizza \u00e8 messa nelle condizioni di farlo. \u00c8 il momento di passare dalle parole ai fatti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><br \/>\nDott.ssa Mina Ruggiero<br \/>\nEducatrice Professionale<br \/>\nRSA FILCOM FSMIC<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019integrazione scolastica ha un volto concreto. \u00c8 quello delle educatrici e degli educatori professionali che ogni mattina entrano nelle scuole di Brindisi e della provincia per affiancare alunni con disabilit\u00e0 e fragilit\u00e0. Senza il loro lavoro quotidiano, il diritto allo studio sancito dalla Legge 104 resterebbe sulla carta. Eppure questo ruolo resta ai margini del sistema scolastico. Laureate, formate, presenti in classe e nei progetti educativi, le educatrici sono trattate come figure esterne. Il servizio \u00e8 gestito in appalto da cooperative sociali, rinnovato anno dopo anno attraverso gare al massimo ribasso. Il risultato \u00e8 un ciclo che interrompe il legame educativo proprio nel momento in cui dovrebbe consolidarsi. La discontinuit\u00e0 \u00e8 il primo problema. Cambiano le cooperative, cambiano le persone, si spezza la relazione con l\u2019alunno. Per un ragazzo con fragilit\u00e0, perdere l\u2019educatore di riferimento significa ricominciare da capo. Per la scuola significa vanificare il lavoro svolto. Il secondo nodo \u00e8 economico e contrattuale. 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