{"id":263948,"date":"2026-07-03T10:56:30","date_gmt":"2026-07-03T08:56:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=263948"},"modified":"2026-07-03T10:56:30","modified_gmt":"2026-07-03T08:56:30","slug":"fotovoltaico-sulla-diga-di-punta-riso-il-vandalismo-non-cancella-le-responsabilita-della-politica-di-francesco-daprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/fotovoltaico-sulla-diga-di-punta-riso-il-vandalismo-non-cancella-le-responsabilita-della-politica-di-francesco-daprile\/","title":{"rendered":"Fotovoltaico sulla diga di Punta Riso: il vandalismo non cancella le responsabilit\u00e0 della politica. Di Francesco D&#8217;Aprile"},"content":{"rendered":"<p>La vicenda dei pannelli fotovoltaici installati sulla diga di Punta Riso a Brindisi offre uno spaccato perfetto \u2013 e per certi versi inquietante \u2013 di come viene gestita la transizione ecologica ed il rapporto con il territorio. Una storia che si articola su due livelli distinti, ma pericolosamente sovrapposti: da un lato la cronaca di un atto criminale, dall\u2019altro la politica del fatto compiuto.<\/p>\n<p>Partiamo dal lato della cronaca recente. L\u2019azione delinquenziale che ha preso di mira l\u2019impianto, provocando gravi danni ai moduli fotovoltaici appena posizionati, \u00e8 un atto vile e ingiustificabile. Non esiste \u201cragione\u201d o \u201cdissenso\u201d che possa legittimare il sabotaggio materiale o l\u2019illegalit\u00e0. Giustamente, ed in modo compatto, tutto l\u2019establishment politico e istituzionale locale \u00e8 scattato in piedi per esprimere sdegno, solidariet\u00e0 e fermezza contro i responsabili.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 si tratta di tracciare una linea di confine tra legalit\u00e0 e criminalit\u00e0, la risposta della comunit\u00e0 e dei suoi rappresentanti deve essere, come in effetti \u00e8 stata, unanime. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>La vera sorpresa \u2013 o forse, a pensarci bene, l\u2019ennesima conferma \u2013 arriva subito dopo i comunicati di condanna. Svanita l\u2019eco dell\u2019indignazione per il raid vandalico, cala il silenzio radio su come si sia arrivati a installare quei pannelli.<\/p>\n<p>Prima del danneggiamento, l\u2019opera era gi\u00e0 al centro di forti perplessit\u00e0 e polemiche cittadine. L\u2019installazione \u00e8 apparsa ai pi\u00f9 come una decisione unilaterale, portata a compimento \u201cin fretta e furia\u201d, quasi a voler anticipare o evitare il dibattito pubblico. Eppure, nessun esponente della politica locale ha ritenuto di prendere le distanze dalle modalit\u00e0 con cui questa scelta \u00e8 stata calata sul territorio, n\u00e9 di sollevare dubbi sull\u2019opportunit\u00e0 di un simile intervento in un\u2019area cos\u00ec simbolica e visiva per la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il cortocircuito sta qui: la politica stigmatizza la violenza del gesto criminale, ma ignora la violenza istituzionale di una decisione presa senza consultazione.<\/p>\n<p>Quello di Punta Riso non \u00e8 un caso isolato, ma si inserisce in un filone storico che vede la comunit\u00e0 locale subire costantemente scelte strategiche ed energetiche nate nei palazzi romani o nei consigli di amministrazione di grandi multinazionali, a chilometri di distanza da chi questo territorio lo vive ogni giorno.<\/p>\n<p>La transizione energetica \u00e8 una necessit\u00e0 storica oramai conclamata, ma se si trasforma in un\u2019imposizione burocratica priva di un percorso partecipativo con gli organi rappresentativi locali, perde la sua spinta etica e rischia di generare rigetto. Saltare a pi\u00e8 pari il confronto con la cittadinanza significa trattare il territorio come una \u201cpura superficie da occupare\u201d e non come un tessuto sociale vivo.<\/p>\n<p>Questo modo di procedere non \u00e8 privo di conseguenze pratiche, tutt\u2019altro. E\u2019 proprio questo modus operandi \u2013 fatto di silenzi, deleghe in bianco e decisioni subite passivamente \u2013 ad aver influito in maniera massiva sullo stato di evidente recessione economica e sociale in cui versa oggi Brindisi (i numeri resi pubblici dalla Banca d\u2019Italia in queste ore sono eloquenti). Per decenni la citt\u00e0 \u00e8 stata considerata un mero hub di passaggio per capitali e infrastrutture decise altrove, che hanno sfruttato il territorio senza generare un reale e duraturo benessere per la comunit\u00e0, lasciando dietro di s\u00e9 solo le briciole dello sviluppo.<\/p>\n<p>In effetti, quando i grandi player industriali o energetici hanno deciso di smobilitare, la citt\u00e0 si \u00e8 ritrovata impoverita, priva di un tessuto economico alternativo, con un territorio devastato e con un gap occupazionale drammatico. Il caso della diga di Punta Riso \u00e8 l\u2019ennesima conferma di un sistema che non crea valore condiviso, ma si limita a occupare spazi, alimentando una desertificazione sociale che spinge i giovani ad andarsene e paralizza ogni reale prospettiva di crescita autonoma.<\/p>\n<p>Condannare i delinquenti \u00e8 un atto dovuto e semplice. Molto pi\u00f9 difficile e scomodo \u00e8 stato, per la classe politica locale, fare un esame di coscienza e ammettere che un\u2019opera pubblica \u2013 anche la pi\u00f9 green del mondo \u2013 perde di legittimit\u00e0 se nasce nel segreto delle stanze e nella fretta dell\u2019esecuzione.<\/p>\n<p>Liquidare la vicenda di Punta Riso solo come un problema di ordine pubblico significa fermarsi in superfice e ignorare la radice del problema. Isolare i delinquenti \u00e8 sacrosanto, ma \u00e8 altrettanto urgente isolare quel modello decisionale che cala le opere dall\u2019alto senza alcun dibattito. Brindisi sta pagando un prezzo altissimo, in termini di recessione ed impoverimento, a causa di questa storica subalternit\u00e0.<br \/>\nPer invertire la rotta serve un moto di orgoglio istituzionale: le scelte strategiche per il territorio devono essere condivise da chi questo territorio lo vive e lo rappresenta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Francesco D\u2019Aprile <\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda dei pannelli fotovoltaici installati sulla diga di Punta Riso a Brindisi offre uno spaccato perfetto \u2013 e per certi versi inquietante \u2013 di come viene gestita la transizione ecologica ed il rapporto con il territorio. Una storia che si articola su due livelli distinti, ma pericolosamente sovrapposti: da un lato la cronaca di un atto criminale, dall\u2019altro la politica del fatto compiuto. Partiamo dal lato della cronaca recente. L\u2019azione delinquenziale che ha preso di mira l\u2019impianto, provocando gravi danni ai moduli fotovoltaici appena posizionati, \u00e8 un atto vile e ingiustificabile. Non esiste \u201cragione\u201d o \u201cdissenso\u201d che possa legittimare il sabotaggio materiale o l\u2019illegalit\u00e0. Giustamente, ed in modo compatto, tutto l\u2019establishment politico e istituzionale locale \u00e8 scattato in piedi per esprimere sdegno, solidariet\u00e0 e fermezza contro i responsabili. Finch\u00e9 si tratta di tracciare una linea di confine tra legalit\u00e0 e criminalit\u00e0, la risposta della comunit\u00e0 e dei suoi rappresentanti deve essere, come in effetti \u00e8 stata, unanime. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec. 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