{"id":267712,"date":"2026-09-24T00:48:22","date_gmt":"2026-09-23T22:48:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=267712"},"modified":"2026-09-24T00:48:22","modified_gmt":"2026-09-23T22:48:22","slug":"algoritmocrazia-di-roberto-romeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/algoritmocrazia-di-roberto-romeo\/","title":{"rendered":"Algoritmocrazia. Di Roberto Romeo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019algoritmo ci conosce. Forse troppo<\/p>\n<p>Pensiamo di scegliere ci\u00f2 che guardiamo sui social. Ma sempre pi\u00f9 spesso qualcuno ha gi\u00e0 scelto cosa mostrarci. E lo ha fatto conoscendo gusti, debolezze e abitudini che noi stessi faticheremmo a elencare.<\/p>\n<p>La giornata comincia spesso prima ancora di alzarsi dal letto. Una mano cerca il telefono, lo schermo si accende e in pochi secondi siamo dentro Instagram, Facebook, TikTok, X. Scorriamo. Un video, una notizia, una fotografia, una polemica, una pubblicit\u00e0. Poi un\u2019altra. E un\u2019altra ancora.<\/p>\n<p>Abbiamo la sensazione di essere noi a decidere.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, decidiamo dentro una selezione che qualcun altro ha gi\u00e0 preparato per noi.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 necessariamente una persona dietro quella scelta. C\u2019\u00e8 un sistema che osserva continuamente quello che facciamo: quanto tempo restiamo davanti a un video, quali fotografie ingrandiamo, dove interrompiamo lo scorrimento, quali contenuti ignoriamo, cosa commentiamo, cosa condividiamo. Persino ci\u00f2 che non approviamo apertamente pu\u00f2 diventare un\u2019informazione utile.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 pi\u00f9 soltanto che i social conoscano i nostri gusti. \u00c8 che imparano progressivamente come catturare la nostra attenzione.<\/p>\n<p>Se ci fermiamo davanti a tre video di cucina, ne arriver\u00e0 un quarto. Se guardiamo contenuti sul calcio, il calcio aumenter\u00e0. Se indugiamo su una polemica politica, ne compariranno altre. Se una storia ci indigna e proprio per questo continuiamo a leggerla, il sistema registra soprattutto una cosa: siamo rimasti l\u00ec.<\/p>\n<p>All\u2019algoritmo non interessa necessariamente sapere se qualcosa ci piace. Gli interessa sapere se funziona su di noi.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che cambia tutto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il nostro rapporto con i social non assomiglia pi\u00f9 a quello che avevamo con un giornale, una televisione o una radio. Il quotidiano stampava la stessa prima pagina per migliaia di lettori. Il telegiornale trasmetteva le stesse notizie a milioni di persone. Oggi ciascuno possiede una propria prima pagina, costruita minuto dopo minuto intorno a lui.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che prende forma quella che potremmo chiamare algoritmocrazia: un ambiente nel quale ci\u00f2 che vediamo non nasce soltanto dalle nostre scelte, ma anche da sistemi automatici che selezionano, ordinano e ripropongono contenuti sulla base dei nostri comportamenti.<\/p>\n<p>Due persone sedute allo stesso tavolo possono aprire lo stesso social network e trovarsi davanti due mondi completamente diversi.<\/p>\n<p>Uno vedr\u00e0 guerre, l\u2019altro ricette. Uno immigrati che delinquono, l\u2019altro storie di integrazione. Uno contenuti che dipingono una citt\u00e0 come invivibile, l\u2019altro fotografie della stessa citt\u00e0 piena di bellezza. Uno legger\u00e0 cento commenti contro qualcosa e penser\u00e0 che \u00abla pensano tutti cos\u00ec\u00bb. L\u2019altro avr\u00e0 esattamente la sensazione opposta.<\/p>\n<p>Entrambi finiranno facilmente per confondere la propria bacheca con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 forse questo il passaggio pi\u00f9 delicato.<\/p>\n<p>Una volta eravamo consapevoli che scegliere un giornale significava scegliere anche un certo modo di guardare il mondo. Oggi quella mediazione \u00e8 molto meno visibile. Non scegliamo il direttore del nostro feed. Non conosciamo il criterio con cui una notizia arriva in cima e un\u2019altra scompare. Vediamo semplicemente uno schermo e pensiamo che ci\u00f2 che appare sia ci\u00f2 che sta accadendo.<\/p>\n<p>Ma il mondo non \u00e8 il nostro feed.<\/p>\n<p>E soprattutto il feed non \u00e8 neutrale.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 esista necessariamente qualcuno che ogni mattina decida cosa dobbiamo pensare. Il meccanismo \u00e8 insieme pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 sofisticato: mostrare ci\u00f2 che ha maggiori probabilit\u00e0 di trattenerci.<\/p>\n<p>Per questo spesso vincono le emozioni pi\u00f9 immediate. La rabbia trattiene. Lo scontro trattiene. La curiosit\u00e0 trattiene. L\u2019indignazione trattiene. Una frase estrema pu\u00f2 ottenere pi\u00f9 spazio di un ragionamento complesso semplicemente perch\u00e9 provoca pi\u00f9 reazioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec cambiamo anche noi.<\/p>\n<p>Cominciamo a scrivere pensando a ci\u00f2 che funzioner\u00e0. Fotografiamo pensando al post. Misuriamo una battuta attraverso i like. Cancelliamo un contenuto perch\u00e9 ha raccolto poche interazioni. Guardiamo quante persone hanno visto una storia. Ci chiediamo perch\u00e9 una fotografia abbia avuto successo e un\u2019altra no.<\/p>\n<p>A poco a poco non siamo soltanto utenti osservati dall\u2019algoritmo: impariamo ad adattarci all\u2019algoritmo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 forse qui che l\u2019algoritmocrazia diventa ancora pi\u00f9 evidente: non riguarda soltanto ci\u00f2 che il sistema sceglie di mostrarci, ma anche il modo in cui noi stessi cominciamo a cambiare per ottenere attenzione.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 forse la parte pi\u00f9 interessante della questione.<\/p>\n<p>Crediamo che il social stia imparando chi siamo, mentre anche noi impariamo, spesso inconsapevolmente, che cosa dobbiamo diventare per essere premiati dal social.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 sintetici. Pi\u00f9 netti. Pi\u00f9 provocatori. Pi\u00f9 fotografabili. Pi\u00f9 immediati.<\/p>\n<p>Persino la vita quotidiana rischia di assumere questa grammatica. Un concerto non \u00e8 ancora finito e qualcuno controlla quante visualizzazioni abbia avuto il video. Una cena viene interrotta per fotografare il piatto. Durante un viaggio il pensiero corre all\u2019inquadratura. Un momento felice sembra quasi aver bisogno della certificazione degli altri per diventare davvero tale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una condanna della tecnologia. Sarebbe troppo facile.<\/p>\n<p>I social ci hanno dato opportunit\u00e0 enormi: permettono di mantenere rapporti, conoscere persone, diffondere informazioni, trovare comunit\u00e0, lavorare, promuovere idee e iniziative, scoprire cose che probabilmente non avremmo mai incontrato.<\/p>\n<p>Il problema comincia quando dimentichiamo il meccanismo.<\/p>\n<p>Quando pensiamo di stare semplicemente guardando il mondo mentre qualcuno &#8211; o meglio qualcosa &#8211; sta continuamente decidendo quale porzione di mondo mostrarci.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 allora una piccola domanda che potremmo farci ogni tanto mentre scorriamo lo schermo: perch\u00e9 sto vedendo proprio questo?<\/p>\n<p>Non \u00ab\u00e8 vero?\u00bb soltanto.<\/p>\n<p>Non \u00abmi piace?\u00bb.<\/p>\n<p>Ma: perch\u00e9 \u00e8 arrivato davanti ai miei occhi?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 l\u2019ho cercato. Forse perch\u00e9 interessa ai miei amici. Forse perch\u00e9 \u00e8 davvero importante.<\/p>\n<p>Oppure perch\u00e9 ieri mi sono fermato tre secondi pi\u00f9 del solito davanti a qualcosa di simile.<\/p>\n<p>Tre secondi sembrano niente.<\/p>\n<p>Per un algoritmo possono essere gi\u00e0 una risposta.<\/p>\n<p>E forse \u00e8 proprio da quei tre secondi che, ogni giorno, comincia la nostra personale algoritmocrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019algoritmo ci conosce. Forse troppo Pensiamo di scegliere ci\u00f2 che guardiamo sui social. Ma sempre pi\u00f9 spesso qualcuno ha gi\u00e0 scelto cosa mostrarci. E lo ha fatto conoscendo gusti, debolezze e abitudini che noi stessi faticheremmo a elencare. La giornata comincia spesso prima ancora di alzarsi dal letto. Una mano cerca il telefono, lo schermo si accende e in pochi secondi siamo dentro Instagram, Facebook, TikTok, X. Scorriamo. Un video, una notizia, una fotografia, una polemica, una pubblicit\u00e0. Poi un\u2019altra. E un\u2019altra ancora. Abbiamo la sensazione di essere noi a decidere. In realt\u00e0, decidiamo dentro una selezione che qualcun altro ha gi\u00e0 preparato per noi. Non c\u2019\u00e8 necessariamente una persona dietro quella scelta. C\u2019\u00e8 un sistema che osserva continuamente quello che facciamo: quanto tempo restiamo davanti a un video, quali fotografie ingrandiamo, dove interrompiamo lo scorrimento, quali contenuti ignoriamo, cosa commentiamo, cosa condividiamo. Persino ci\u00f2 che non approviamo apertamente pu\u00f2 diventare un\u2019informazione utile. 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