{"id":269347,"date":"2026-10-24T03:30:14","date_gmt":"2026-10-24T01:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=269347"},"modified":"2026-10-24T03:30:14","modified_gmt":"2026-10-24T01:30:14","slug":"barba-e-martone-a-brindisi-il-teatro-la-liberta-e-il-coraggio-di-restare-coerenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/barba-e-martone-a-brindisi-il-teatro-la-liberta-e-il-coraggio-di-restare-coerenti\/","title":{"rendered":"Barba e Martone a Brindisi: il teatro, la libert\u00e1 e il coraggio di restare coerenti"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl teatro salva il mondo\u00bb. Mario Martone lo ha detto con convinzione, quasi scusandosi per la grandezza di quelle parole. Poi ha spiegato che cosa intendesse: \u00abPerch\u00e9 tutto ci\u00f2 che svilisce la vita, la uccide\u00bb. \u00c8 stato uno dei momenti pi\u00f9 intensi dell\u2019incontro con Eugenio Barba, che questa mattina ha riunito i due registi nella Sala della Colonna di Palazzo Nervegna, a Brindisi. Una conversazione condotta dalla giornalista e critica teatrale Anna Bandettini, con la partecipazione di Chris Torch, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi, nella quale i ricordi personali hanno aperto riflessioni sulla libert\u00e0, sul rapporto con le istituzioni e sulla responsabilit\u00e0 dell\u2019artista nei confronti della societ\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019appuntamento ha concluso \u00abDialoghi #1\u00bb, il percorso dedicato a Martone tra Lecce e Brindisi, e si \u00e8 inserito nelle iniziative per i novant\u2019anni di Barba, che ricorreranno il prossimo 29 ottobre. Due generazioni, due esperienze artistiche differenti, unite da un rapporto di stima che nel corso dell\u2019incontro ha assunto i toni di un dialogo tra amici. Con la libert\u00e0 di ricordare, sorridere e anche riconoscere le proprie fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Martone ha ricordato il 1999, quando, appena chiamato alla direzione del Teatro di Roma, invit\u00f2 Barba e l\u2019Odin Teatret a inaugurare il nuovo Teatro India. Gli mise a disposizione gli spazi per un mese, lasciandogli piena libert\u00e0. Ne nacque un\u2019esperienza fatta di spettacoli, laboratori, incontri e scambi con gli abitanti del quartiere Portuense. Tra gli episodi ricordati, il baratto artistico con un circolo di anziani che si riunivano per ballare. Un piccolo fatto quotidiano che racconta bene l\u2019idea di teatro di Barba: incontrare persone, conoscere le loro abitudini, entrare in relazione con una comunit\u00e0 e accettare di imparare qualcosa da essa.<\/p>\n<p>\u00abC\u2019\u00e8 veramente un\u2019idea meravigliosa di salvezza del mondo\u00bb, ha osservato Martone, riconoscendo nel lavoro dell\u2019Odin una cura delle relazioni che va oltre la qualit\u00e0 degli spettacoli. Un\u2019attenzione rivolta a chi recita, a chi guarda e a chi vive nei luoghi in cui il teatro arriva. Per il regista napoletano, proprio questa attenzione quotidiana, fatta di gesti concreti e di rispetto per le persone, costituisce uno degli insegnamenti pi\u00f9 importanti ricevuti da Barba.<\/p>\n<p>Barba ha ricambiato con affetto, ricordando quel giovane direttore con la giacca di pelle e la motocicletta, cos\u00ec diverso dalle figure istituzionali che aveva conosciuto. Ha raccontato la fiducia ricevuta e la libert\u00e0 di lavorare senza dover continuamente giustificare le proprie scelte. Poi il discorso si \u00e8 fatto pi\u00f9 personale. \u00abTu non mi puoi offendere semplicemente perch\u00e9 io sono differente, diverso da te\u00bb, ha detto parlando di dignit\u00e0. E sulla coerenza ha aggiunto: \u00abTu puoi trattare con tutti. Per\u00f2 devi sapere quali sono i limiti\u00bb. Un principio al quale ha ricondotto anche la propria ammirazione per Martone, per la sua indipendenza e per il coraggio delle decisioni prese nel corso della carriera.<\/p>\n<p>Martone ha raccontato infatti la conclusione della sua esperienza alla guida del Teatro di Roma, durata appena due anni. Le pressioni e i compromessi richiesti dall\u2019istituzione finirono per rendere impraticabile il suo progetto. Scelse di andarsene. \u00abA un certo punto bisogna anche saper rompere\u00bb, ha ricordato. Una decisione nella quale Barba ha riconosciuto proprio quella coerenza che considera fondamentale nel rapporto con gli altri. Per entrambi, il confronto con le istituzioni resta necessario, purch\u00e9 le risorse e le regole non finiscano per soffocare la libert\u00e0 degli artisti.<\/p>\n<p>Il dialogo ha poi riguardato direttamente Brindisi. Chris Torch ha chiesto ai due registi come un grande spazio come il Nuovo Teatro Verdi possa sviluppare un rapporto pi\u00f9 stretto con la comunit\u00e0 cittadina. Martone ha risposto ricordando che lo spazio scenico va continuamente reinventato attraverso i corpi degli attori, la luce e il rapporto con gli spettatori. Un\u2019esperienza che ha fatto risalire proprio agli spettacoli dell\u2019Odin visti da ragazzo, quando scopr\u00ec che il pubblico poteva trovarsi intorno all\u2019azione e non soltanto di fronte a essa.<\/p>\n<p>Barba ha spostato l\u2019attenzione sulle persone. Ha ricordato gli inizi dell\u2019Odin in una palestra e poi in un rifugio atomico a Oslo, luoghi trasformati in spazi teatrali dalla necessit\u00e0 e dall\u2019immaginazione. \u00abIl teatro vive e lo spazio vive grazie alle persone che lo abitano\u00bb, ha spiegato. Servono idee, iniziative, rapporti con le associazioni e con le diverse realt\u00e0 cittadine. L\u2019edificio, da solo, non basta. \u00c8 il lavoro delle persone, secondo Barba, a determinare ci\u00f2 che un teatro pu\u00f2 diventare per la propria citt\u00e0.<\/p>\n<p>Martone ha infine ricordato il suo \u00abEdipo re\u00bb al Teatro Argentina, dove aveva coinvolto persone immigrate incontrate nelle strade di Roma, trasformandole nel coro della tragedia di Sofocle. Anche in quel caso il teatro aveva cercato nella vita della citt\u00e0 le ragioni del proprio lavoro, dando alle parole antiche una forza nuova attraverso le voci e le esperienze di persone che conoscevano la paura e l\u2019emarginazione.<\/p>\n<p>Tra applausi, sorrisi e ricordi, l\u2019incontro ha restituito soprattutto il rapporto umano tra due artisti che continuano a interrogarsi sul senso del proprio mestiere. Martone ha parlato del teatro di Barba come di una fonte di speranza. Barba ha confessato di essersi commosso pi\u00f9 volte guardando i film di Martone. Una dichiarazione semplice, forse la pi\u00f9 bella tra le tante pronunciate questa mattina. Perch\u00e9 dopo quasi due ore di riflessioni sulla libert\u00e0, sulle istituzioni e sulla creazione artistica, a dare misura del loro incontro \u00e8 rimasta la stima reciproca. Quella che nasce dal lavoro e, ancora di pi\u00f9, dal riconoscersi nelle scelte di una vita.<\/p>\n<p>Roberto Romeo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl teatro salva il mondo\u00bb. Mario Martone lo ha detto con convinzione, quasi scusandosi per la grandezza di quelle parole. Poi ha spiegato che cosa intendesse: \u00abPerch\u00e9 tutto ci\u00f2 che svilisce la vita, la uccide\u00bb. \u00c8 stato uno dei momenti pi\u00f9 intensi dell\u2019incontro con Eugenio Barba, che questa mattina ha riunito i due registi nella Sala della Colonna di Palazzo Nervegna, a Brindisi. Una conversazione condotta dalla giornalista e critica teatrale Anna Bandettini, con la partecipazione di Chris Torch, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi, nella quale i ricordi personali hanno aperto riflessioni sulla libert\u00e0, sul rapporto con le istituzioni e sulla responsabilit\u00e0 dell\u2019artista nei confronti della societ\u00e0. 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