{"id":2747,"date":"2014-01-19T20:21:59","date_gmt":"2014-01-19T19:21:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.seltest.info\/brun\/?p=2747"},"modified":"2014-01-21T11:42:53","modified_gmt":"2014-01-21T10:42:53","slug":"radizioni-il-disco-della-settimana-e-revolutionary-suicide-di-julian-cope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/radizioni-il-disco-della-settimana-e-revolutionary-suicide-di-julian-cope\/","title":{"rendered":"Radi@zioni: Il disco della settimana \u00e8 &#8220;Revolutionary Suicide\u201d di Julian Cope"},"content":{"rendered":"<p><strong>JULIAN COPE \u201cRevolutionary Suicide\u201d (Head Heritage, 2013) \u2013 www.headheritage.co.uk<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Tracklist Disc One:<\/strong><br \/>\n01. Hymn To The Odin<br \/>\n02. Why Did The Chicken Cross My Mind?<br \/>\n03. The Armenian Genocide<br \/>\n<strong>Tracklist Disc Two:<\/strong><br \/>\n01. Revolutionary Suicide<br \/>\n02. Paradise Mislaid<br \/>\n03. Mexican Revolution Blues<br \/>\n04. Russian Revolution Blues<br \/>\n05. They Were On Hard Drugs<br \/>\n06. In His Cups<br \/>\n07. Phoney People, Phoney Lives<br \/>\n08.Destroy Religion<\/p>\n<p>Julian Cope, strampalato ed eccentrico come sempre!<br \/>\nUno strabiliante inno vaneggiante alla rivoluzione come repulisti per un mondo in collisione con se stesso. Un disco doppio che Julian Cope \u2013 lo stravagante artista del Galles \u2013 porta a termine come un sogno proveniente da un\u2019ossessione interna, un\u2019urgenza ispirativa, gi\u00e0 manifestata con il precedente \u201cPsychedelic Revolution\u201d \u2013 anch\u2019esso album doppio come questo che presentiamo \u2013 e che ancora riscuote emozioni di massa e benevoli apprezzamenti. \u201cRevolutionary Suicide\u201d \u00e8 il nuovo capitolo di Cope, un doppio concentrato di poesia, ballate fricchettone sempre attuali e gioiellini sonori. Una prestazione sempre e comunque da tenere in mente perch\u00e9 artisti di questa stazza \u2013 sebbene sghembo e squadrato come si conviene ai veri \u201cpoeti folli\u201d \u2013 non se ne \u201cfabbricano\u201d pi\u00f9 e, come si dice, ogni lasciata \u00e8 persa.<br \/>\nSi dica pure che Julian Cope \u00e8 un po\u2019 \u201cfuori\u201d. \u201cFuori come un balcone\u201d, direbbe qualcuno\u2026 Potrebbe esserlo! Resterebbe, tuttavia, da capire fuori da cosa, o da dove? Stante il fatto che noi tutti che abbiamo a che fare con questo tipo di musica, tanto \u201cdentro\u201d non amiamo considerarci, abbiamo ora il compito di illustrarvi l\u2019ultima produzione dell\u2019arcidruido che meglio rappresenta le nostre ossessioni di un sano paganesimo. Nel disco Uno, in circa 30 minuti si ascoltano tre ballate, la folkeggiante \u201cHymn to the Odin\u201d, la timida passata di pianoforte sopra un vocione lugubre alla Nick Cave di \u201cWhy did the chicken cross my mind\u201d e i 16 minuti di \u201cThe Armenian Genocide\u201d, stupenda giga di tamburo battente, chitarra acustica e cori attorno ad un fal\u00f2: una sensazione crepuscolare e ricca di pathos. Il disco Due si discosta abbastanza dalla prima parte con sonorit\u00e0 stile anni \u201960, come nella title-track, la patchanca ubriaca di \u201cMexican devolution blues\u201d, bolle sintetiche come in \u201cThey were on hard drugs\u201d, le chiazze psichedeliche della sua Inghilterra con \u201cPhoney people, phoney lives\u201d e tutto lo sperimentalismo di bonghi, suoni gutturali, vento e digrignamenti vari che \u201cDestroy religion\u201d mette in mostra, come in un commiato tribale, con l\u2019intento di lasciare l\u2019ascoltatore in bal\u00eca di un futuro incerto, nel vago delle visioni sciamaniche che la vita odierna ci nasconde. L\u2019eccentrico Cope non si fa mancare nulla, tira fuori ancora una volta un gioiellino doppio che ha un suo preciso percorso emozionale ed \u00e8 specchio di una poetica a suo modo maledetta, ma benedetta per i nostri padiglioni auricolari.<br \/>\n\u201cRevolutionary Suicide\u201d segue, a distanza di un anno, \u201cPsychedelic Revolution\u201d (doppio cd come il presente). In copertina si vede una sagoma umana, in cima a un dolmen crollato (forse lo stesso Julian Cope) che solleva, sembrerebbe, un Kalashnikov verso il cielo, tanto per confermare la matrice di un immaginario che l\u2019autore mantiene in ambito rivoluzionario\/barricadero. Il mondo del signor Giuliano sfugge in verit\u00e0 a qualsivoglia connotazione politica e infatti nelle note riportate sul booklet, si legge che l\u2019album \u00e8 stato ultimato il giorno dei funerali di Margaret Thatcher, buon\u2019anima alla quale (per non dire altro) non augura alcun tipo di \u201cR.I.P.\u201d. A voi scoprire il perch\u00e9, se la cosa interessa! A noi che ne scriviamo e ne parliamo, importa semplicemente che Julian Cope sia sempre l\u2019amato artefice di imprese sonore cariche di quella particolare, squisita sofisticatezza stilistica, tipicamente \u201cbritish\u201d, oggi riscontrabile purtroppo in pochissimi altri autori. Cosa distanzia le sue attuali performance dalle prime esperienze solistiche? Poco o nulla, tanto che l\u2019alto livello della sua produzione, pure se negli anni discontinua, ce lo riconsegna oggi, come ieri, ad una classicit\u00e0 incontestabile, vero stilema di un intero genere. Considerazione questa che probabilmente a lui stesso starebbe alquanto sulle palle, ma tant\u2019\u00e8! Julian Cope resta un personaggio un po\u2019 fuori e \u201cRevolutionary Suicide\u201d resta un album con il quale, ancora una volta, si perpetua la sua leggenda.<br \/>\nTesti liberamente tratti da www.outsidersmusica.it\/recensione\/Musica\/julian-cope-revolutionary-suicide\/ e da www.distorsioni.net\/canali\/dischi\/revolutionary-suicide-2cd.<br \/>\nA cura di: Camillo \u201cRADI@zioni\u201d Fasulo<br \/>\n\u201cRADI@zioni\/N.R.G.\u201d \u00e8 un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i luned\u00ec tra le ore 22 e le 24 sull\u2019emittente radiofonica \u201cCiccio Riccio\u201d (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>JULIAN COPE \u201cRevolutionary Suicide\u201d (Head Heritage, 2013) \u2013 www.headheritage.co.uk Tracklist Disc One: 01. Hymn To The Odin 02. Why Did The Chicken Cross My Mind? 03. The Armenian Genocide Tracklist Disc Two: 01. Revolutionary Suicide 02. Paradise Mislaid 03. Mexican Revolution Blues 04. Russian Revolution Blues 05. They Were On Hard Drugs 06. In His Cups 07. Phoney People, Phoney Lives 08.Destroy Religion Julian Cope, strampalato ed eccentrico come sempre! Uno strabiliante inno vaneggiante alla rivoluzione come repulisti per un mondo in collisione con se stesso. Un disco doppio che Julian Cope \u2013 lo stravagante artista del Galles \u2013 porta a termine come un sogno proveniente da un\u2019ossessione interna, un\u2019urgenza ispirativa, gi\u00e0 manifestata con il precedente \u201cPsychedelic Revolution\u201d \u2013 anch\u2019esso album doppio come questo che presentiamo \u2013 e che ancora riscuote emozioni di massa e benevoli apprezzamenti. \u201cRevolutionary Suicide\u201d \u00e8 il nuovo capitolo di Cope, un doppio concentrato di poesia, ballate fricchettone sempre attuali e gioiellini sonori. 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