{"id":39372,"date":"2014-01-27T11:04:08","date_gmt":"2014-01-27T10:04:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=39372"},"modified":"2015-04-08T12:40:25","modified_gmt":"2015-04-08T10:40:25","slug":"mogwai-rave-tapes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/mogwai-rave-tapes\/","title":{"rendered":"Mogwai &#8211; Rave Tapes"},"content":{"rendered":"<p>Genere: Post-rock<\/p>\n<p>Dici Mogwai e pensi alla storia del post-rock, l&#8217;associazione \u00e8 inevitabile. Diciotto anni di onorata carriera: due capolavori indiscussi (<em>Young Team, Come On Die Young<\/em>), tre grandi album (<em>Mr. Beast, The Hawk Is Howling <\/em>e <em>Hardcore Will Never Die But You Will) <\/em>ed appena due mezzi passi falsi (l&#8217;esperimento pop <em>Rock Action <\/em>e lo scolorito <em>Happy Songs For Happy Peolple).<\/em> I Mogwai sono stati gli araldi della \u201cmusica senza parole\u201d, delle lunghissime cavalcate strumentali. Qualcuno potrebbe azzardare la dicitura di musiche per colonne sonore, ma la definizione \u00e8 troppo riduttiva, un torto semantico. I Mogwai hanno riabilitato la tradizione strumentale del progressive (in questo gli Slint con il loro imprescindibile <em>Spiderland<\/em> furono veri precursori) epurandola dai virtuosismi, per declinarla in una forma melodica \u201ccantautorale\u201d, dove sono gli strumenti a cantare.<\/p>\n<p>Diciotto anni e non sentirli. Diciotto anni di carriera ed avere la freschezza di un diciottenne. E&#8217; questo il segreto del nuovo <em>Rave Tapes<\/em>, ultimo arrivato in casa Mogwai. Un album solido ed anche autocitazionista ma nel migliore dei modi, ovvero come ripescare i vecchi ingredienti attualizzandoli. Il duetto iniziale: \u201cHeard about you last night\u201d e \u201cSimon ferocius\u201d \u00e8 il naturale proseguimento di quanto fatto nei \u201ctre grandi album\u201d, \u201cMaster Card\u201d invece sembra uscita direttamente da <em>Come On Die Young<\/em>. Su tutte le tracce per\u00f2 spicca senza ombra di dubbio \u201cRemurdered\u201d,\u00a0 la tradizione e la sperimentazione si incontrano, ecco i nuovi Mogwai: l&#8217;elettronica fa la sua comparsa, i Kraftwerk incombono. Ma non \u00e8 un plagio \u00e8 un&#8217;assimilazione cosciente, i pregi dell&#8217;esperienza e della consapevolezza compositiva.<\/p>\n<p>La grande forza dei Mogwai \u00e8 quella di scrivere canzoni quadrate, dotate di senso. In tutti questi anni di carriera il gruppo non ha mai perso la bussola, tranne in casi isolati, evitando di brancolare nel buio riproponendo sterili giri a vuoto, pecca che in un genere strumentale come il post-rock \u00e8 purtroppo fin troppo diffuso. Se i Mogwai fanno parte della storia della musica ci sar\u00e0 un motivo, e questo <em>Rave Tapes<\/em> ne \u00e8 la brillante testimonianza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>James Lamarina<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Genere: Post-rock Dici Mogwai e pensi alla storia del post-rock, l&#8217;associazione \u00e8 inevitabile. Diciotto anni di onorata carriera: due capolavori indiscussi (Young Team, Come On Die Young), tre grandi album (Mr. Beast, The Hawk Is Howling e Hardcore Will Never Die But You Will) ed appena due mezzi passi falsi (l&#8217;esperimento pop Rock Action e lo scolorito Happy Songs For Happy Peolple). I Mogwai sono stati gli araldi della \u201cmusica senza parole\u201d, delle lunghissime cavalcate strumentali. Qualcuno potrebbe azzardare la dicitura di musiche per colonne sonore, ma la definizione \u00e8 troppo riduttiva, un torto semantico. 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