{"id":4195,"date":"2014-02-08T00:00:12","date_gmt":"2014-02-07T23:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=4195"},"modified":"2016-07-04T17:58:52","modified_gmt":"2016-07-04T15:58:52","slug":"radici-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/radici-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"Radici. Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<p>   Recentemente mi sono imposto una onesta riflessione sul mio morboso attaccamento alle \u201cradici\u201d intese come orgoglio dell\u2019appartenenza alla storia, ai costumi, al linguaggio di questa terra. E perch\u00e9 no? Anche al mare e alla sua grassa e fertile terra. Un orgoglio che m\u2019induce addirittura a credere che qui la natura abbia profuso doni in grande quantit\u00e0. Mi sono chiesto, in sostanza, se questa mia \u201cfissazione\u201d fosse giusta e, soprattutto, in linea con l\u2019affermarsi di concetti come la globalizzazione e l\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>   Sono andato a ripescare un giudizio col quale Raffaele La Capria, anni fa, aveva affrontato la medesima spigolosa questione partendo dalla differenza tra essere napoletani e fare i napoletani. \u201cEssere\u201d napoletani, o milanesi o romani (o brindisini, aggiungo io) \u02d7 affermava La Capria \u02d7 significa sentirsi spontaneamente legati al luogo natio in cui ci si \u00e8 rivelato il mondo, amare i suoi colori e sapori che hanno segnato la nostra infanzia, parlare il suo linguaggio (lo si chiami o no dialetto) indissolubilmente legato alla fisicit\u00e0 delle cose che ci circondano e alla loro musica.<\/p>\n<p>   \u201cFare\u201d i napoletani (o i lombardi), invece, falsifica questa spontanea autenticit\u00e0 in un\u2019artificiosa e pacchiana ideologia. Aver bisogno di farsi fotografare sullo sfondo del Vesuvio o d\u2019inventarsi antenati celti, indossare qualche pittoresco e patetico costume folcloristico serve solo a mascherare l\u2019insicurezza della propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>   Ho tirato un sospiro di sollievo. Non sono dunque un integralista delle \u201cradici\u201d, mi sono detto. Il mio pensiero \u00e8, tutto sommato, abbastanza vicino a quello dello scrittore napoletano e un po\u2019 distante da quello di Konstantinos Kavafis quando (ne \u201cLa citt\u00e0\u201d), a proposito delle radici e dell\u2019impossibilit\u00e0 di liberarsene, afferma: \u201cNon troverai nuove terre, non troverai altri mari. \/ Questa citt\u00e0 ti seguir\u00e0. Le strade in cui vagherai saranno \/ le sue. E crescerai nei suoi quartieri; e ti farai vecchio in queste case\u2026\u201d.<\/p>\n<p>   Il mio pensiero procede piuttosto nella stessa direzione di quello di \u00c9douard Glissant discendente di schiavi e oggi uno dei grandi scrittori del mondo. Le radici \u02d7 ha scritto Glissant \u02d7 non hanno da sprofondarsi nel buio atavico delle origini, alla ricerca di una pretesa purezza; invece si allargano in superficie, come rami di una pianta, ad incontrare altre radici e a stringerle come mani.<\/p>\n<p>   Ergo, fare continui riferimenti alle antichissime e nobili origini di Brindisi, accendere a ogni pi\u00e8 sospinto le luci di una ribalta sulla quale si sono esibiti \u02d7 in pi\u00f9 di due millenni di storia \u02d7 re, imperatori, papi, grandi condottieri, santi, letterati, capi di Governo, ecc., pu\u00f2 finire per essere addirittura controproducente. L\u2019importante \u00e8 che il rivolo di questa coscienza delle proprie \u201cradici\u201d non vada a finire nello stagno di un vuoto provincialismo, ma sfoci nell\u2019oceano delle altre realt\u00e0 che ci circondano. <\/p>\n<p>   Glissant afferma che ogni identit\u00e0 e il mondo stesso si costruiscono nella relazione, in un processo creativo e armonioso che egli definisce \u201ccreolizzazione\u201d, ispirandosi al creolo, la lingua nata dal francese, o meglio, dai dialetti francesi dei padroni di schiavi e dalla parlata di questi ultimi. Essa \u00e8 divenuta una \u201clingua franca\u201d dei Caraibi (Glissant \u00e8 nato nella Martinica), crogiolo e fusione di culture che si incontrano, si mescolano e si trasformano senza perdersi.<\/p>\n<p>   N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno a quello che \u00e8 avvenuto (e tuttora avviene) per tanti scrittori che, per motivi vari, non hanno utilizzato la lingua madre ma quella del Paese che li ha ospitati o nel quale oggi vivono. Cos\u00ec come Italo Svevo, ungherese di origine e italiano in quanto ad aspirazione artistica, o il polacco Joseph Conrad e il russo Vladimir Nabokov che hanno scritto in inglese, o l\u2019irlandese Samuel Beckett che, invece, ha preferito il francese. Ma anche il praghese Milan Kundera, da sempre, scrive in francese, cos\u00ec come l\u2019indiano Salman Rushdie \u00e8 oramai scrittore anglosassone a tutti gli effetti, e le albanesi Anilda Ibrahimi, Ornella Vorpsi ed Elvira Dones pubblicano le loro opere in italiano&#8230; <\/p>\n<p>   Loro s\u00ec che, anche se nel campo circoscritto della letteratura, hanno superato le ristrettezze mentali delle \u201cradici\u201d e, pur non rinnegandole, le hanno ampliate coinvolgendo la realt\u00e0 di un mondo pi\u00f9 vasto. Dando cos\u00ec ragione a Emil Cioran quando dice: \u201cNon ho nazionalit\u00e0, e questo \u00e8 lo status migliore per un intellettuale\u201d.<\/p>\n<p>   Ogni identit\u00e0, dunque, esiste nella relazione. \u00c9 solo nel rapporto con l\u2019altro che cresco, cambiando senza snaturarmi. Ogni storia rinvia ad un\u2019altra e sfocia in un\u2019altra ancora. Ci sono molte radici. Se una si proclama unica o esclusiva distrugge la vita, sia che si tratti di una radice piccola gelosamente chiusa nella sua particolarit\u00e0, sia che si tratti di una grande che si atteggia a portatrice di universalit\u00e0.<\/p>\n<p>   Secondo Glissant l\u2019ossessiva difesa, la muraglia, finisce col diventare la prigione dell\u2019identit\u00e0. Quella cinese \u00e8 stata costruita non solo per impedire agli invasori di entrare, ma anche per impedire ai cinesi di uscire, come dice quella storia del generale cinese che sorveglia la frontiera e, vedendo un\u2019apertura fra due alte montagne lontane, dice ai suoi Ufficiali: \u00abL\u00e0 c\u2019\u00e8 il mondo e noi non ci andiamo\u00bb. Chiudersi in se stessi \u00e8 terribile quanto essere conquistati dall\u2019altro o conquistarlo a sua volta. Bisogna assolutamente evitare di arroccarsi nella fortezza de \u201cIl deserto dei Tartari\u201d, aspettando un assalto che non avverr\u00e0 mai.<\/p>\n<p>   La qual cosa significa che non dobbiamo lasciarci andare nemmeno ad una aprioristica chiusura mentale dei confini nazionali nei confronti delle esistenze quasi ancora embrionali e quasi gi\u00e0 stroncate di quei derelitti che, alla pari degli schiavi nella stiva delle navi negriere, solcano le acque del Mediterraneo per affacciarsi alla vita e alla storia.<\/p>\n<p>   Vivere, dunque, non significa rimanere abbarbicati alle proprie radici e al proprio territorio, ma comporta un migrare. Pi\u00f9 che nel senso fisico dello spostamento, in quello mentale. Significa cio\u00e8 cercare nuovi percorsi, confrontarsi con realt\u00e0 diverse e, nel caso delle \u201cradici\u201d, abbandonare ogni forma di campanilismo. <\/p>\n<p>   Tenendo sempre a mente che ogni identit\u00e0 \u00e8 una relazione. Una relazione che non s\u2019identifica con una pretesa conoscenza totale dell\u2019altro. Bisogna vivere con l\u2019altro e amarlo, dice Glissant, accettando per\u00f2 anche il rischio di non capirlo a fondo e di non essere capiti a fondo da lui. <\/p>\n<p>Guido Giampietro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recentemente mi sono imposto una onesta riflessione sul mio morboso attaccamento alle \u201cradici\u201d intese come orgoglio dell\u2019appartenenza alla storia, ai costumi, al linguaggio di questa terra. E perch\u00e9 no? Anche al mare e alla sua grassa e fertile terra. Un orgoglio che m\u2019induce addirittura a credere che qui la natura abbia profuso doni in grande quantit\u00e0. Mi sono chiesto, in sostanza, se questa mia \u201cfissazione\u201d fosse giusta e, soprattutto, in linea con l\u2019affermarsi di concetti come la globalizzazione e l\u2019integrazione europea. Sono andato a ripescare un giudizio col quale Raffaele La Capria, anni fa, aveva affrontato la medesima spigolosa questione partendo dalla differenza tra essere napoletani e fare i napoletani. \u201cEssere\u201d napoletani, o milanesi o romani (o brindisini, aggiungo io) \u02d7 affermava La Capria \u02d7 significa sentirsi spontaneamente legati al luogo natio in cui ci si \u00e8 rivelato il mondo, amare i suoi colori e sapori che hanno segnato la nostra infanzia, parlare il suo linguaggio (lo si chiami o no dialetto) indissolubilmente legato alla fisicit\u00e0 delle cose che ci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":131,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3129,9],"tags":[18],"class_list":["post-4195","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-guido-giampietro","category-interventi","tag-guido-giampietro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4195","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4195"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4195\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4198,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4195\/revisions\/4198"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/131"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}