{"id":47071,"date":"2015-07-11T10:00:10","date_gmt":"2015-07-11T08:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=47071"},"modified":"2015-07-11T10:01:26","modified_gmt":"2015-07-11T08:01:26","slug":"la-centrale-di-cerano-provoca-da-7-a-44-morti-allanno-lo-dice-uno-studio-di-tre-ricercatori-cnr","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/la-centrale-di-cerano-provoca-da-7-a-44-morti-allanno-lo-dice-uno-studio-di-tre-ricercatori-cnr\/","title":{"rendered":"&#8220;La centrale di Cerano provoca da 7 a 44 morti all&#8217;anno&#8221;: lo dice uno studio di tre ricercatori CNR"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; stato appena pubblicato l\u2019articolo \u201cSecondary particulate matter originating from an industrial source and its impact on population health\u201d [Impatto sulla salute della popolazione del particolato secondario originato da una sorgente industriale] a firma della ricercatrice Cristina Mangia e dei ricercatori Marco Cervino ed Emilio Gianicolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il tema dello studio \u00e8 l\u2019impatto del particolato primario e secondario. L\u2019articolo \u00e8 disponibile gratuitamente al seguente indirizzo: http:\/\/www.mdpi.com\/1660-4601\/12\/7\/7667.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il particolato<\/strong><br \/>\nIl particolato \u00e8 una complessa miscela di particelle solide e liquide che possono rimanere sospese in atmosfera anche per lunghi periodi. Il particolato origina da sorgenti naturali quali per esempio le eruzioni vulcaniche; dal traffico autoveicolare e dalla combustione di fossili come il carbone e i derivati del petrolio. Il particolato originato da una sorgente inquinante pu\u00f2 essere di due tipi: il particolato primario, emesso direttamente dalla sorgente; e il particolato secondario, che si forma in atmosfera per effetto di reazioni chimiche fra ossidi di azoto e ossidi di zolfo emessi dalla sorgente stessa con altre sostanze presenti nell\u2019atmosfera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cosa si sapeva gi\u00e0 e cosa si aggiunge di nuovo<\/strong><br \/>\nNumerosi studi hanno osservato un aumento del rischio per la salute umana associato a esposizioni a particolato atmosferico. Tuttavia, se da un lato \u00e8 molto studiato il ruolo del particolato primario, dall\u2019altro lato \u00e8 ancora generalmente trascurato il ruolo del particolato secondario. Le centrali a carbone sono tra gli impianti industriali che pi\u00f9 emettono ossidi di azoto e zolfo, sostanze che si trasformano in atmosfera in particolato secondario (solfati e nitrati). Questo particolato ha dimensione fine, cio\u00e8 inferiore per diametro a 2,5 micrometri, ed \u00e8 dannoso per la salute.<br \/>\nSpesso si presume che il particolato secondario si formi in quantit\u00e0 trascurabili in area locale, interessando piuttosto zone a grande distanza. Lo studio appena pubblicato indaga questa ipotesi e stima su scala locale la concentrazione media annua del particolato secondario originato da una centrale a carbone. Come caso di studio \u00e8 stata considerata la centrale di Cerano (Brindisi), caratterizzata da ingenti emissioni di gas e particolato e da un camino di 200 metri di altezza. Nello studio si stima, inoltre, il numero dei decessi attribuibili all\u2019esposizione al particolato. Per questa stima si \u00e8 fatto ricorso ai risultati di un importante studio epidemiologico condotto in Europa nell\u2019ambito del progetto Escape, che ha interessato diversi Paesi tra cui l\u2019Italia.<br \/>\nIl risultato principale dello studio \u00e8 che se viene considerato anche il particolato secondario, aumenta l\u2019area geografica interessata dalle ricadute e dunque la popolazione esposta all\u2019inquinamento originato dalla centrale termoelettrica. Aumenta, conseguentemente, il numero dei decessi attribuibile alla stessa centrale. Infine, la stima del numero dei decessi attribuibili presentata nell\u2019articolo scientifico \u00e8 soggetta a diverse cause di incertezza. Alcune sono legate al modello matematico (dati e formule) di formazione del particolato secondario; un ulteriore fattore di incertezza deriva dalla variabilit\u00e0 statistica del coefficiente di rischio utilizzato nel calcolo dei decessi attribuibili. Anche tenendo conto di queste incertezze, l\u2019impatto del particolato secondario emerge come non trascurabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La metodologia ambientale<\/strong><br \/>\nLo studio valuta l\u2019impatto del particolato primario e secondario e tralascia l\u2019impatto associato ad altri inquinanti e microinquinanti presenti in aria e ad eventuali contaminazioni di suolo, acqua ed alimenti. Allo scopo, si \u00e8 fatto ricorso ad un modello di dispersione (Calpuff), gi\u00e0 in uso dall\u2019Agenzia americana di protezione dell\u2019ambiente (EPA) ed utilizzato in precedenti lavori scientifici. Sono stati ipotizzati due differenti meccanismi di trasformazione chimica e diverse concentrazioni delle sostanze che, interagendo con i composti dell\u2019azoto e dello zolfo, danno origine al particolato secondario. Infine, \u00e8 stata analizzata la meteorologia dell\u2019area in esame, analisi quest\u2019ultima cruciale in studi di questo genere. I dati sugli inquinanti emessi sono quelli dichiarati dall\u2019azienda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La valutazione sanitaria<\/strong><br \/>\nLa base di partenza sono stati gli studi condotti in tutti i continenti da cui si ricava che incrementi della concentrazione di particolato fine si associano a tumore al polmone, a malattie dell\u2019apparato cardiovascolare e respiratorio ed alla mortalit\u00e0 per tutte le cause. Il passo successivo \u00e8 stato quello di assumere che i coefficienti di rischio osservati per le popolazioni per le quali sono disponibili studi epidemiologici, siano validi anche per le popolazioni che risiedono nel cono di ricaduta del particolato fine che si origina dalla centrale di Cerano. Come esito sanitario \u00e8 stato considerato solo il numero dei decessi, per tutte le cause, attribuibili a tale esposizione o, detto in altri termini, il numero dei decessi che si sarebbero evitati se questa esposizione non ci fosse stata. I dati sulla popolazione residente e sui decessi sono di fonte ISTAT.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il caso in studio<\/strong><br \/>\nLa sorgente presa in esame \u00e8 la centrale termoelettrica situata a Cerano (Brindisi). La centrale ha una potenza elettrica di 2.640 MW ed \u00e8 alimentata annualmente con circa 6 milioni di tonnellate di polvere di carbone. Questa potenza di produzione pone l\u2019impianto in cima alle classifiche dell\u2019Agenzia Europea per l\u2019Ambiente (EEA) per emissioni di sostanze inquinanti. La centrale \u00e8 entrata in funzione nei primi anni 90. Come anno di studio \u00e8 stato considerato il 2006, anno intermedio del periodo totale di funzionamento.<br \/>\nL\u2019aerea geografica di riferimento \u00e8 rappresentata da 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto. Un\u2019area con una popolazione di circa 1 milione e 200 mila persone residenti.<br \/>\nLe zone a sud-est della centrale sono, in media in un anno, quelle pi\u00f9 esposte alle emissioni della centrale. I valori massimi di concentrazione sono inferiori a 0,5 g\/m3 sia per il PM2.5 primario sia per il PM2.5 secondario. L\u2019area popolata interessata dalla persistenza di particolato secondario \u00e8 molto pi\u00f9 vasta di quella interessata dal particolato primario. \u00c8 stato osservato, ad esempio, che il particolato primario ha il suo massimo di concentrazione ad una distanza di circa sei chilometri dalla centrale. Al contrario, a seconda delle scelte assunte nel calcolo, le diverse stime per il particolato secondario prevedono che il massimo di concentrazione giunga ad una distanza tra i dieci e i trenta chilometri dalla stessa centrale.<br \/>\nSe si considera solo il particolato primario, sono 4 i decessi che si stima sarebbero stati evitati annualmente se non vi fosse stata esposizione. Questo numero varia da 1 a 7 se si tiene conto dell\u2019incertezza statistica associata al coefficiente di rischio adottato. Quando si considera il particolato secondario, il numero stimato dei decessi attribuibili aumenta fino a 28. Tale numero varia da un minimo di 7 ad un massimo di 44 a seconda dei diversi meccanismi chimici ipotizzati, delle concentrazioni assunte per ozono e ammoniaca, e dell\u2019intervallo di confidenza per il coefficiente di rischio adottato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><br \/>\nDallo studio emerge in modo inequivocabile come in presenza di emissioni provenienti da installazioni industriali che portano alla formazione di particolato secondario, questo debba essere considerato nelle valutazioni di impatto ambientale e sanitario. L\u2019indagine condotta nel caso di studio specifico della centrale di Brindisi ha evidenziato, infatti, che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce ad una sottostima notevole dell\u2019impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Autori dello studio, affiliazioni<\/strong><br \/>\n&#8211; Cristina Mangia, fisica, ricercatrice dell\u2019Istituto di Scienze dell\u2019Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce (ISAC-CNR).; Email c.mangia@isac.cnr.it<br \/>\n&#8211; Marco Cervino, fisico, ricercatore dell\u2019Istituto di Scienze dell\u2019Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna. m.cervino@isac.cnr.it<br \/>\n&#8211; Emilio Gianicolo, statistico ed epidemiologo, ricercatore dell\u2019Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce (IFC-CNR) e Istituto di biometria, epidemiologia e informatica della Johannes Gutenberg-Universit\u00e4t di Mainz, Germania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; stato appena pubblicato l\u2019articolo \u201cSecondary particulate matter originating from an industrial source and its impact on population health\u201d [Impatto sulla salute della popolazione del particolato secondario originato da una sorgente industriale] a firma della ricercatrice Cristina Mangia e dei ricercatori Marco Cervino ed Emilio Gianicolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. 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