{"id":50864,"date":"2015-05-22T13:05:50","date_gmt":"2015-05-22T11:05:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=50864"},"modified":"2015-09-03T16:47:26","modified_gmt":"2015-09-03T14:47:26","slug":"wire-wire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wire-wire\/","title":{"rendered":"Wire &#8211; Wire"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\">Etichetta: Pinkflag Records<\/p>\n<p class=\"western\">Genere: pop \/ post punk<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Anno domini 1979, i Wire, band post-punk composta da quattro studenti d&#8217;arte, danno alla luce il loro terzo disco \u201c154\u201d, entrando di diritto nella storia della musica mondiale. \u201c154\u201d fu l&#8217;inizio di un nuovo modo di intendere il post-punk: atmosfere postmoderne sospese fra il film <i>Metropolis<\/i> ed un libro kafkiano, testi intrisi di un cinismo mai fine a se stesso ma sempre intelligente ed intellegibile e quella musica scarna, secca ed essenziale che diventer\u00e0 l&#8217;ossessione, spesso disattesa, di un esercito di gruppi a venire. Fra il sopramenzionato capolavoro e l&#8217;ultimo album omonimo sono trascorsi ben trentasei anni ed undici dischi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Cosa \u00e8 cambiato da allora? Innanzitutto la formazione, i nuovi Wire, rimasti orfani del chitarrista fondatore Bruce Gilbert, annoverano fra le loro fila il giovane Matt Simms che accompagna i restanti membri originali, Colin Newman, Graham Lewis e Robert Grey, nel loro ultimo album omonimo. Parlando di cambiamenti, quanti hanno seguito la band nel corso degli anni, avranno certo notato un generale ammorbidimento delle sonorit\u00e0 e delle atmosfere, che in questo \u201c<i>Wire\u201d <\/i>diventano ancora pi\u00f9 leggere in favore di un approccio decisamente pop. Non mancano certamente gli episodi pi\u00f9 cupi e classici come la notturna \u201cSleepwalking\u201d o la cascata distorta di \u201cHarpooned\u201d. Questi brani per\u00f2 non riescono a sollevare il disco da una sensazione di generale piattezza che aleggia imperterrita. Canzoni come \u201cBlogging\u201d o \u201cShifting\u201d sono sicuramente dei brani ben riusciti, costruiti su un incedere rapido che comunica una certa emergenza espressiva, ma il problema di \u201c<i>Wire\u201d<\/i> risiede nella ripetitivit\u00e0 di tali strutture. \u201cIn Manchester\u201d, \u201cHigh\u201d, \u201cJoust &amp; Jostle\u201de \u201cSplit Yout Ends\u201d suonano fin troppo simili, provocando preoccupanti d\u00e9j\u00e0 vu all&#8217;interno dello stesso disco.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Aver intitolato l&#8217;ultimo album come il nome del gruppo rappresenta certamente una scelta ponderata da parte dei Wire, per i quali questo disco avr\u00e0 probabilmente un significato particolare. Ma, al netto delle speculazioni concettuali, da chi ha fatto la storia della musica ci si aspettava almeno uno sforzo compositivo maggiore e pi\u00f9 incisivo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\"><b>James Lamarina<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Etichetta: Pinkflag Records Genere: pop \/ post punk Anno domini 1979, i Wire, band post-punk composta da quattro studenti d&#8217;arte, danno alla luce il loro terzo disco \u201c154\u201d, entrando di diritto nella storia della musica mondiale. \u201c154\u201d fu l&#8217;inizio di un nuovo modo di intendere il post-punk: atmosfere postmoderne sospese fra il film Metropolis ed un libro kafkiano, testi intrisi di un cinismo mai fine a se stesso ma sempre intelligente ed intellegibile e quella musica scarna, secca ed essenziale che diventer\u00e0 l&#8217;ossessione, spesso disattesa, di un esercito di gruppi a venire. 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