{"id":51287,"date":"2015-09-10T13:08:07","date_gmt":"2015-09-10T11:08:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=51287"},"modified":"2015-09-10T14:14:14","modified_gmt":"2015-09-10T12:14:14","slug":"dipietrangelo-brindisi-non-e-solo-industria-e-porto-la-ricchezza-e-anche-nellagro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/dipietrangelo-brindisi-non-e-solo-industria-e-porto-la-ricchezza-e-anche-nellagro\/","title":{"rendered":"Dipietrangelo: &#8220;Brindisi non \u00e8 solo industria e porto. La ricchezza \u00e8 anche nell&#8217;agro&#8221;"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<div>\u00a0 Il caporalato e i drammatici fatti di questi mesi estivi che lo hanno riproposto all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica nazionale non possono assolutamente pregiudicare il valore dell&#8217;agricoltura e la credibilit\u00e0 di quanti, contadini, imprese agricole, famiglie, vivono onestamente del reddito che si produce nel settore primario, e che sono da anni impegnati con sacrifici e dedizione a rivalutarlo e farlo diventare attrattivo di innovazioni, redditivit\u00e0 oltre che ricchezza del territorio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>L&#8217;agricoltura si sta riconquistando uno spazio centrale nella societ\u00e0, ma anche nella vita e nei valori delle persone. La lotta al caporalato deve andare di pari passo ad un impegno per dare sostegno ad un settore, ricco come non mai di potenzialit\u00e0 e, oggi, di tanta ritrovata e moderna attenzione. Anche nel sud, di fronte a quello che la Svimez ha definito &#8220;sottosviluppo permanente&#8221;, l&#8217;agricoltura meridionale cerca di reagire e di recuperare.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>C&#8217;\u00e8, infatti, una inversione di tendenza verso il settore &#8220;primario&#8221; da cui fino a ieri si scappava; la societ\u00e0 &#8220;urbanizzata&#8221; lo ha considerato, almeno negli ultimi 50 anni e fino a qualche anno fa, settore senza futuro e residuale e comunque non proponibile per i giovani.<\/div>\n<div>La modernit\u00e0 era altrove non nelle campagne che erano il passato, la povert\u00e0, la conservazione.\u00a0\u00a0I contadini facevano studiare i propri figli per non farli lavorare in campagna. Li (e ci) mandavano all&#8217;universit\u00e0 per diventare medici, avvocati, professori, per non portare pi\u00f9 &#8220;terra in casa&#8221; oltrech\u00e9 per un presunto riscatto familiare e sociale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Quelle scelte e quelle convinzioni hanno contribuito a produrre una cultura che ha fatto considerare l&#8217;agricoltore, il contadino, &#8220;bifolco&#8221;, &#8220;villano&#8221;. Ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec o almeno non si guarda con questo spirito la campagna e l&#8217;agricoltura. Lo dicono i dati delle nuove imprese agricole e quelli dell&#8217;occupazione. C&#8217;\u00e8 una rivalutazione, un ritorno,un&#8217;attenzione diversa soprattutto da parte dei giovani e di quelle famiglie che, se pur urbanizzate, sentono il bisogno di un rapporto con la terra, con l&#8217;alimentazione e con un interesse verso l&#8217;economia agricola.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La societ\u00e0 italiana, e con essa giovani e famiglie, e&#8217; stata ed e&#8217; al centro di un grande processo di ristrutturazione dovuto soprattutto a questa lunga crisi. A questa crisi si sta rispondendo anche con profondi e duraturi cambiamenti di stili di vita e con un approccio pi\u00f9 interessato ad una nuova economia, alla Green economy, alla agricoltura di territorio.<\/div>\n<div>Sembra infatti che circa un italiano su due ha preso l&#8217;abitudine di coltivare sui balconi di casa o in spazi cittadini altrimenti abbondonati. Si va estendendo in molte citt\u00e0 l&#8217;esperienza degli orti urbani. Ci sono gi\u00e0 molti insegnanti della scuola d&#8217;infanzia ed elementare che hanno introdotto nella loro impostazione formativa le pratiche primordiali della coltivazioni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La cultura contadina e agricola, tra strade, palazzi e scuole, cambia la qualit\u00e0 della vita anche dal punto di vista dei tempi, portando la citt\u00e0 ad assumere un ritmo pi\u00f9 slow e a recuperare un rapporto con i propri spazi, con il proprio retroterra, con i suoi vecchi sapori, con le sue tradizionali pratiche di buona cucina e buona alimentazione(cose diverse da quelle propinate dai vari master chef televisivi).<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Coltivare, inoltre, contribuisce a dare il giusto valore al cibo che mangiamo. Per produrlo si richiede tempo, fatica, denaro e rispetto dei ritmi della natura. E&#8217; scuola dove si impara a non sprecare e a rispettare l&#8217;ambiente. Ritornare a fare a casa il pane, le conserve, sta lentamente cambiando le modalit\u00e0 di preparazione del cibo e lo stesso stare insieme in famiglia e tra amici.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Si pu\u00f2 leggere cos\u00ec, oltre lo sviluppo degli orti urbani, la crescita nelle citt\u00e0 dei mercati dei prodotti agricoli a Km zero,degli spacci delle aziende nelle campagne, dei gruppi di acquisto sociale(gas). Anche il ritorno e l&#8217;estendersi di tante sagre paesane(anche se un po&#8217; tutte identiche) e il diffondersi di tante associazioni ed iniziative culturali legate a &#8220;cibo-territorio-cultura&#8221; sono indicativi di quanto pu\u00f2 esercitare e suscitare l&#8217;agricoltura nella societ\u00e0 moderna e urbanizzata. E non si tratta di visioni o predisposizioni romantiche, salutiste, bucoliche. E&#8217;, invece, una opportunit\u00e0 di nuovo sviluppo che pu\u00f2 valorizzare il territorio. Per ci\u00f2 che sta gi\u00e0 avvenendo in agricoltura e nelle campagne, va visto il futuro dei nostri territori e di Brindisi in particolare che, per tradizioni, per paesaggio, per estensione di superficie agraria disponibile, pu\u00f2 avere una nuova prospettiva anche attraverso l&#8217;agricoltura. Mi limito a fare l&#8217;esempio della citt\u00e0 di Brindisi, una citt\u00e0 alla ricerca di identit\u00e0 e di futuro.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dopo gli anni della industrializzazione forzata e calata dall&#8217;alto e che, per un certo periodo, ha prodotto sviluppo, reddito e lavoro e che grazie ad essa si \u00e8 ampliata, trasformando la non remunerativa rendita agraria di allora nella ricca rendita urbanistica ed edilizia consentendo, oltre il dovuto, la costruzione di case e di quartieri, e&#8217; arrivato il momento di un ripensamento sullo sviluppo e sul suo diverso futuro. Per non parlare poi dei danni apportati al territorio agrario, in epoca recente, dai campi fotovoltaici realizzati senza regole e a discapito dell&#8217;agricoltura oltrech\u00e9 del paesaggio.<\/div>\n<div>I dati dicono che la citt\u00e0 di Brindisi\u00a0\u00a0per superficie agraria e&#8217; la citt\u00e0 pugliese con l&#8217;agro pi\u00f9 esteso arrivando fino a Mesagne, Sandonaci, San Pancrazio, San Pietro, Cellino, Carovigno, San Vito. E&#8217; l&#8217;unica citt\u00e0 capoluogo che ha,a suo nome, un vino DOP, il Brindisi Rosso, e che fece del vino una delle sue principali ragioni e condizioni di sviluppo attraverso i tantissimi stabilimenti vinicoli tutti distrutti o dati alla rendita e alla speculazione edilizia. La citt\u00e0 di Brindisi attraverso i suoi carciofeti ha fatto la storia del cultivar del carciofo, oggi IGP. Era famosa per la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0\u00a0\u00a0della produzione di angurie e melloni\u00a0\u00a0gialli(ci sono ancora in giro per l&#8217;Italia gazebo che vendono angurie che spacciano come brindisine).<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Autocriticamente attorno a queste produzioni non si \u00e8 riusciti, per\u00f2, a costruire filiere, a determinare una rottura nel percorso della intermediazione tra prodotti agricoli e loro trasformati e consumatori. Una intermediazione fatta di troppi passaggi e che tanto nuoce alla redditivit\u00e0 dell&#8217;agricoltura brindisina e che avvantaggia e fa arricchire l&#8217;industria di trasformazione e la catena commerciale. Non si \u00e8 stati capaci di valorizzare il saper fare dei nostri contadini,la qualit\u00e0 dei nostri terreni, introducendo le innovazioni necessarie. Anzi molte delle nostre produzioni sono state valorizzate, trasformate e utilizzate in altri contesti anche vicini, in un rapporto positivo tra produzioni agricole, cibo, territorio, cultura. Si possono valorizzare e utilizzare a Brindisi le sue tradizionali produzioni, il suo saper fare agricolo,i suoi terreni, la sua pianura, per ripensare anche cos\u00ec il suo futuro?<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nuovi giovani imprenditori brindisini,oltre che grandi imprese del nord,ci stanno provando ed anche con successo. Ma l&#8217;impegno devo andare oltre e deve coinvolgere il sapere e l&#8217;innovazione.<\/div>\n<div>Il vecchio saper fare non basta pi\u00f9. Gli elementi che non possono mancare sono oggi anche il saper raccontare(comunicazione,marketing,brand), il saper vendere(internazionalizzazione,e commerce,creare nuovi mercati),il saper innovare(tecnologie di conduzione e di buona e sana coltivazione,dei processi produttivi),il saper ricavare nuovi prodotti dalle vecchie produzioni. Che sia cultura o storia,biologia o chimica,e&#8217; il sapere l&#8217;elemento di maggiore valore anche per l&#8217;agricoltura. Ed \u00e8 questa anche una delle condizioni per sconfiggere il caporalato e rispettare, valorizzandolo,il lavoro nelle campagne.<\/div>\n<div>E poi tutto e&#8217; collegato. Una sana agricoltura fondata sui saperi fa bene alla salute. Una buona agricoltura tutela il territorio e il paesaggio. Un paesaggio e un territorio ben tutelato attira il turismo, soprattuto quello di qualit\u00e0. Il turismo di qualit\u00e0 va alla ricerca di benessere e di cibo sano,crea nuova occupazione,incentiva l&#8217;artigianato di territorio.<\/div>\n<div>Anche questo \u00e8 un messaggio utile per il nostro futuro,per il futuro di questo territorio che pu\u00f2 riscoprire tutte le sue potenzialit\u00e0,ridando alla terra e alla agricoltura il ruolo perso o abbandonato. E non \u00e8 anche questo un patrimonio da far conoscere e far apprezzare ai turisti,compresi quelli delle crociere?<\/div>\n<div>A mio parere e&#8217; giusto pensare da qui in avanti al settore primario anche attraverso una visione pi\u00f9 ampia dove gli aspetti innovativi offrono spunti interessanti di reale cambiamento.<\/div>\n<div>Si pu\u00f2 dare cos\u00ec\u00a0\u00a0una prospettiva alle nuove generazioni interessate e attratte dalla campagna e dalla agricoltura. E si darebbe anche un po&#8217; di fiducia e di considerazione ai nostri agricoltori ancora disperati,per i costi di produzione o per le varie crisi agricole e di mercato che subiscono.<\/div>\n<div>Sarebbe un ottimo segnale per la citt\u00e0 e per l&#8217;agricoltura brindisina se l&#8217;amministrazione\u00a0\u00a0comunale ( purtroppo in tutt&#8217;altre faccende affaccendata e comunque disinteressata a questa parte importante del suo ricco agro),facendo il censimento delle proprie propriet\u00e0 agricole (relitti stradali,terreni agricoli,donazioni,ecc.) le mettesse a disposizione di giovani e di anziani per coltivare e per imparare a coltivare e a produrre prodotti tipici della nostra terra,introducendo anche da noi la buona pratica degli orti urbani.<\/div>\n<div>C&#8217;\u00e8 un patrimonio di terreni,di associazioni,di cooperative che in agricoltura possono dare e fare tanto. Ci si metta alla prova se si vuole guardare al futuro dei nostri territori senza rimanere impigliati ancora nelle polemiche sulla vecchia industrializzazione una parte della quale ha ormai fatto il suo tempo.<\/div>\n<div>Insomma \u00e8 maturo il tempo che anche a Brindisi l&#8217;agricoltura ritorni ad essere considerata in maniera diversa per farla diventare una componente forte dello sviluppo del territorio. Brindisi non \u00e8 solo industria,porto,zona industriale.<\/div>\n<div>Se ci fosse una politica e una amministrazione attente si potrebbe pensare ad &#8221; un patto verde&#8221; per una buona agricoltura e per cibi sani,contro l&#8217;abbandono dei terreni,recuperando quelli incolti per far crescere cos\u00ec,attraverso incentivi,associazionismo,formazione, una nuova passione e una imprenditorialit\u00e0 giovanile radicata nel territorio e del territorio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L&#8217;agricoltura \u00e8 un settore pieno di opportunit\u00e0 e pu\u00f2 avere un elevato valore aggiunto a condizione che si sappia generare quel circolo virtuoso del sapere fatto di tradizione,qualit\u00e0,innovazione e capacit\u00e0 di racconto. E Brindisi dai tempi dei messapi e dei romani,per la fertilit\u00e0 del suo agro,per la bont\u00e0 delle sue produzioni agricole pu\u00f2 fare e raccontare tanto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/div>\n<div><strong>Presidente LeftBrindisi<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Il caporalato e i drammatici fatti di questi mesi estivi che lo hanno riproposto all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica nazionale non possono assolutamente pregiudicare il valore dell&#8217;agricoltura e la credibilit\u00e0 di quanti, contadini, imprese agricole, famiglie, vivono onestamente del reddito che si produce nel settore primario, e che sono da anni impegnati con sacrifici e dedizione a rivalutarlo e farlo diventare attrattivo di innovazioni, redditivit\u00e0 oltre che ricchezza del territorio. L&#8217;agricoltura si sta riconquistando uno spazio centrale nella societ\u00e0, ma anche nella vita e nei valori delle persone. La lotta al caporalato deve andare di pari passo ad un impegno per dare sostegno ad un settore, ricco come non mai di potenzialit\u00e0 e, oggi, di tanta ritrovata e moderna attenzione. Anche nel sud, di fronte a quello che la Svimez ha definito &#8220;sottosviluppo permanente&#8221;, l&#8217;agricoltura meridionale cerca di reagire e di recuperare. C&#8217;\u00e8, infatti, una inversione di tendenza verso il settore &#8220;primario&#8221; da cui fino a ieri si scappava; la societ\u00e0 &#8220;urbanizzata&#8221; lo ha considerato, almeno negli ultimi 50 anni e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":21095,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-51287","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51287","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51287"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51287\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51289,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51287\/revisions\/51289"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21095"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}