{"id":60537,"date":"2014-01-13T14:10:38","date_gmt":"2014-01-13T13:10:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=60537"},"modified":"2016-01-03T12:48:23","modified_gmt":"2016-01-03T11:48:23","slug":"sigur-ros-agaetis-byrjun","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/sigur-ros-agaetis-byrjun\/","title":{"rendered":"Sigur R\u00f3s &#8211; \u00c1g\u00e6tis Byrjun"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Album:\u00a0\u00c1g\u00e6tis Byrjun<br \/>\nGenere: post rock \/ shoegaze<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">&#8220;1999 odissea nella musica parte I&#8221;. Probabilmente il sottotiolo pi\u00f9 adatto per <\/span><i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun<\/i><span style=\"color: #000000;\">, secondo album degli islandesi Sigur R\u00f3s.<\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00a0Pi\u00f9 che un semplice gioco di parole e di rimandi, il titolo di apertura della recensione vuole essere un omaggio ad un disco che ha profondamente modificato il panorama musicale contemporaneo, soffiando una ventata (o un uragano?) di aria fresca in una scena musicale come quella rock che, fatta eccezione per i polimorfi post-avant-qualcosa Radiohead, sulle soglie del nuovo millennio era alla spasmodica ricerca di un nuovo punto di riferimento stilistico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec come <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>2001 Odissea nello spazio<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> raccontava dell&#8217;alieno monolite, la nera superficie che funge da invalicabile soglia per l&#8217;umana comprensione, destabilizzando gli avventurosi astronauti nella sua indecifrabilit\u00e0, <\/span><i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun <\/i>inietta nel tessuto musicale una atmosfera altrettanto straniante, traducendo in musica un background folkloristico fatto di sensazioni e di linguaggi (l&#8217;islandese), che suona incredibilmente nuovo e dunque altro da ci\u00f2 che sino ad ora si era ascoltato. Il dizionario della musica classificherebbe <i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun <\/i> come un disco sospeso fra post-rock, shoegaze, ambient e dream-pop, ovvero una struttura aperta con brani di lunga durata, intessuti di orchestrazioni, dilatazioni melodiche e cascate di chitarre elettriche, coronati da una voce sognante. Ed \u00e8 proprio dalla voce che bisognerebbe partire, perch\u00e9 il cantato etereo e cristallino di Jonsi, unitamente alla fonetica islandese (tutto il disco \u00e8 cantato in lingua madre, fatta eccezione per Olsen Olsen e la titletrack in cui fa la sua comparsa Vonlenska, aspetto su cui torneremo fra poco), rappresenta indiscutibilmente il valore aggiunto dell&#8217;intera produzione. <i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun <\/i>si muove lungo le coordinate di un sogno, la voce di Jonsi, complice l&#8217;ampio utilizzo di delay e riverberi, sembra provenire da un altro mondo e per quanto, armati di buona volont\u00e0, si decidesse di ricorrere ad un dizionario\/traduttore per capire il senso dei testi, ad un certo punto sar\u00e0 necessario fermarsi perch\u00e9 in &#8220;Olsen Olsen&#8221; ed in parte di &#8220;\u00c1g\u00e6tis Byrju&#8221;n non vi \u00e8 traduzione che regga: il cantato si fa puro suono e fa la sua comparsa il Vonlenska, il linguaggio immaginario ideato da Jonsi, melodia su melodia. <i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun <\/i>\u00e8 frutto di una maturata esperienza musicale e tecnica, figlia anche di un cambio di line-up che vede l&#8217;ingresso del polistrumentista, principalmente tastierista, Kjartan Sveinsson e del batterista Orri P\u00e1ll D\u00fdrason. Cos\u00ec mentre &#8220;Svefn-G-Englar&#8221; racconta dieci minuti di melodie celestiali e tensioni oniriche, &#8220;Vi\u00f0rar Vel Til Loft\u00e1r\u00e1sa&#8221; mette in mostra le capacit\u00e0 compositive degli islandesi attraverso un post-rock orchestrale intrisi di profondo romanticismo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun<\/i> \u00e8 un album duale, che si nutre di sogni e di angosce romantiche, che nel linguaggio musicale dei Sigur R\u00f3s<span style=\"color: #000000;\">\u00a0si trasformano nello stesso senso di nostalgia per i mitici tempi passati gi\u00e0 immortalato da Holderin. Ne sono un esempio <\/span>&#8220;N\u00fd Batter\u00ed&#8221; e &#8220;Hjarta\u00f0 Hamast&#8221;, sofferte e cupe ma mai disperate cos\u00ec come potrebbe lasciare intendere una lettura esistenzialista. Lettura che in <i>\u00c1g\u00e6tis Byrjun <\/i>difficilmente trova spazio, essendo un disco ammantato di &#8220;altro&#8221;, ovvero di quella dimensione dominata dalla fantasia e dai sogni, difficilmente confinabile entro definizioni &#8220;urbane&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>James Lamarina<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Album:\u00a0\u00c1g\u00e6tis Byrjun Genere: post rock \/ shoegaze &#8220;1999 odissea nella musica parte I&#8221;. Probabilmente il sottotiolo pi\u00f9 adatto per \u00c1g\u00e6tis Byrjun, secondo album degli islandesi Sigur R\u00f3s.\u00a0Pi\u00f9 che un semplice gioco di parole e di rimandi, il titolo di apertura della recensione vuole essere un omaggio ad un disco che ha profondamente modificato il panorama musicale contemporaneo, soffiando una ventata (o un uragano?) di aria fresca in una scena musicale come quella rock che, fatta eccezione per i polimorfi post-avant-qualcosa Radiohead, sulle soglie del nuovo millennio era alla spasmodica ricerca di un nuovo punto di riferimento stilistico. Cos\u00ec come 2001 Odissea nello spazio raccontava dell&#8217;alieno monolite, la nera superficie che funge da invalicabile soglia per l&#8217;umana comprensione, destabilizzando gli avventurosi astronauti nella sua indecifrabilit\u00e0, \u00c1g\u00e6tis Byrjun inietta nel tessuto musicale una atmosfera altrettanto straniante, traducendo in musica un background folkloristico fatto di sensazioni e di linguaggi (l&#8217;islandese), che suona incredibilmente nuovo e dunque altro da ci\u00f2 che sino ad ora si era ascoltato. 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