{"id":68280,"date":"2016-04-03T16:16:16","date_gmt":"2016-04-03T14:16:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=68280"},"modified":"2016-04-03T14:18:51","modified_gmt":"2016-04-03T12:18:51","slug":"storia-arte-fede-prodigio-a-francavilla-convegno-sulla-figura-di-san-gennaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/storia-arte-fede-prodigio-a-francavilla-convegno-sulla-figura-di-san-gennaro\/","title":{"rendered":"Storia, arte, fede, prodigio: a Francavilla convegno sulla figura di San Gennaro"},"content":{"rendered":"<p>Storia, arte, fede, prodigio: San Gennaro. Sono queste le parole chiave della conferenza \u201cSan Gennaro Patrono delle Arti\u201d, che si terr\u00e0 nel Castello Imperiali di Francavilla Fontana il 9 aprile 2016 alle ore 18,00. Organizzata dal Club per l\u2019UNESCO di Francavilla Fontana, in collaborazione con il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli e con l\u2019Eccellentissima Deputazione della Cappella, avr\u00e0 come relatori il dott. Paolo Iorio, Direttore del Museo di San Gennaro, l\u2019Avv. Riccardo Imperiali di Francavilla, Deputato della Deputazione della Cappella, il Dott. Giovanni Colonna, Console del Touring Club Italiano e relazioner\u00e0 il prof. Stefano Causa, docente di Storia dell\u2019Arte presso l\u2019Istituto Universitario \u201cSuor Orsola Benincasa\u201d, di Napoli. Introduce e coordina i lavori della conferenza il dott. Michele Clarizio, Presidente del Club per l\u2019UNESCO di Francavilla Fontana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante la conferenza verr\u00e0 esposta la replica originale del Busto Reliquiario del Santo, in oro e pietre preziose, proveniente dallo scrigno dei preziosi del Museo di San Gennaro. Il Museo \u00e8 un patrimonio unico al mondo per bellezza artistica e spessore culturale. Si tratta di un Polo Museale di altissimo valore storico artistico, culturale e spirituale dedicato alle straordinarie opere appartenenti al Tesoro di San Gennaro, ed alla bellissima Sacrestia con gli affreschi, tra gli altri, di Luca Giordano ed i dipinti del Domenichino e di Massimo Stanzione. Il Tesoro di San Gennaro custodito nel Museo di Napoli \u00e8 frutto di donazioni che risalgono addirittura al XIV secolo e che, per unanime consenso degli esperti d\u2019arte, \u00e8 pi\u00f9 ricco di quello della Corona d\u2019Inghilterra e degli Zar di Russia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Antichi documenti, oggetti preziosi, argenti, gioielli, dipinti di inestimabile valore, facenti parte del Tesoro di San Gennaro che, nel corso dei secoli, sovrani, papi, uomini illustri o persone comuni hanno donato per devozione al Santo, trovano in questa sede una propria collocazione e soprattutto consentono l\u2019allestimento di mostre tematiche rare e straordinarie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 citt\u00e0 in Italia che non abbia il suo santo patrono, ma solo San Gennaro, protettore di Napoli dal sesto secolo, appare come uno speciale nume tutelare, venerato con un culto che fonde elementi cristiani e pagani. Al suo fianco ci sono 51 santi gregari, ciascuno legato a una protezione specifica (Santa Irene delegata alla difesa dai fulmini, Sant\u2019Emidio dai terremoti), ma per impetrare una grazia speciale, per fermare un\u2019epidemia, i napoletani si rivolgono all\u2019antico vescovo di Benevento che fu decapitato nel 305 dopo Cristo, durante la persecuzione di Diocleziano. Con lui, nome originale Ianuarius, si \u00e8 instaurato un rapporto personale, quasi fisico, in un misto di irriverenza e timore che non ha mai conosciuto flessioni, al punto che i doni preziosi offerti da papi, regine e imperatori non appartengono alla Chiesa ma alla Citt\u00e0 di Napoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra il 1526 e il 1527, quando Napoli era afflitta da vari problemi (la guerra tra Spagna e Francia, la pestilenza e una violenta eruzione del Vesuvio) il popolo decise di fare un voto a San Gennaro: se il Santo li avesse protetti, i napoletani gli avrebbero eretto una nuova e pi\u00f9 ampia Cappella all\u2019interno del Duomo. Ma non si limitarono a questo, decisero di chiamare un notaio e redigere un vero e proprio contratto con San Gennaro (documento tutt\u2019ora esposto nel Museo). Anche se il Santo non and\u00f2 a firmare l\u2019atto (per ovvi motivi), aiut\u00f2 la citt\u00e0 a superare le difficolt\u00e0 che la affliggevano; il popolo mantenne fede al contratto, decidendo di costruire la Cappella del Tesoro. I fondi per la ricostruzione della Cappella del Tesoro non vennero affidati alla Curia, ma furono gestiti autonomamente dai cittadini, costituendo nel 1601 la Deputazione: questa \u00e8 tuttora composta da due rappresentanti di ogni Sedile della citt\u00e0 (antica istituzione amministrativa della citt\u00e0 di Napoli), per un totale di dodici membri. La Cappella fu inaugurata nel 1646, e da allora, assieme al Tesoro che custodisce, \u00e8 sempre appartenuta alla citt\u00e0 di Napoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il culto per questo santo si riconferma nella sua unicit\u00e0 ogni 19 settembre, quando la liquefazione del sangue a lui attribuito \u00e8 salutato come buon auspicio. Si racconta, e lo documenta un quadro di Micco Spadaro, che la terribile eruzione del 1631 (100 milioni di metri cubi di lava e 3 mila vittime alle pendici del Vesuvio) inizi\u00f2 a scemare proprio quando la statua di san Gennaro, durante la processione, fu rivolta verso il vulcano. Non sorprende quindi che, tra superstizione e fede, si attenda col fiato sospeso quel momento miracoloso, inutile girarci intorno: gente pia, miscredenti, atei, politici di ogni schieramento, nessuno ignora la solennit\u00e0 che si svolge nel Duomo. Tutti accorrono, aspettano l\u2019esito scaramantico dell\u2019evento che Lombardi Satriani lega \u00aballa carica simbolica che il sangue ha nella cultura popolare e che si declina nell\u2019immaginario come principio di morte e di vita\u00bb. L\u2019origine delle due ampolle riguarda l\u2019uso di raccogliere una parte del sangue versato dai martiri cristiani durante le decapitazioni o altri supplizi e di deporlo nella tomba accanto alle spoglie. Cos\u00ec si \u00e8 verificato per Ianuarius, anche se la sepoltura ha cambiato posto pi\u00f9 volte. Attualmente, il cranio di san Gennaro si trova all\u2019interno del busto d\u2019oro e d\u2019argento conservato nel Duomo, pagato da Carlo II d\u2019Angi\u00f2 31 once e 11 tar\u00ec, e sotto l\u2019altare maggiore riposano gli altri resti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia, arte, fede, prodigio: San Gennaro. Sono queste le parole chiave della conferenza \u201cSan Gennaro Patrono delle Arti\u201d, che si terr\u00e0 nel Castello Imperiali di Francavilla Fontana il 9 aprile 2016 alle ore 18,00. Organizzata dal Club per l\u2019UNESCO di Francavilla Fontana, in collaborazione con il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli e con l\u2019Eccellentissima Deputazione della Cappella, avr\u00e0 come relatori il dott. Paolo Iorio, Direttore del Museo di San Gennaro, l\u2019Avv. 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