{"id":70636,"date":"2016-04-29T10:17:18","date_gmt":"2016-04-29T08:17:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=70636"},"modified":"2016-04-29T10:17:18","modified_gmt":"2016-04-29T08:17:18","slug":"legambiente-ai-candidati-sindaco-programmare-la-strategia-di-uscita-dal-termoelettrico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/legambiente-ai-candidati-sindaco-programmare-la-strategia-di-uscita-dal-termoelettrico\/","title":{"rendered":"Legambiente ai candidati sindaco: &#8220;programmare la strategia di uscita dal termoelettrico&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/legambiente.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-709\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/legambiente.jpg\" alt=\"legambiente\" width=\"200\" height=\"142\" \/><\/a>Il 26 aprile di trent\u2019anni fa, l\u2019esplosione del reattore della centrale elettronucleare di Chernobyl provoc\u00f2 un disastro ambientale e sanitario in Ucraina e Bielorussia.<br \/>\nLe autorit\u00e0 dell\u2019Unione Sovietica provarono maldestramente a nascondere prima il grave incidente e poi i suoi effetti e, altrettanto maldestramente in Europa si prov\u00f2 a sostenere che la causa fosse da ricercare unicamente nell\u2019arretratezza dell\u2019impianto e delle misure di sicurezza sovietiche.<br \/>\nIn Italia non esisteva (e non esiste ancora oggi) un Piano Energetico Nazionale, ma il governo voleva realizzare nuovi impianti elettronucleari e termoelettrici alimentati a carbone sulla base di spropositate previsioni sulla domanda di energia elettrica.<br \/>\nLa Puglia era una delle regioni pi\u00f9 interessate da questa volutamente errata programmazione, tanto \u00e8 vero che si voleva costruire un impianto elettronucleare di 2000 MW ad Avetrana o a Carovigno da aggiungere alla centrale termoelettrica a carbone di 2640 MW autorizzate nel territorio di Brindisi (a Cerano).<br \/>\nIl 16 maggio 1986 si svolse a Cerano una partecipatissima manifestazione ambientalista a cui aderirono 10.000 persone.<br \/>\nUna ferma opposizione popolare fu testimoniata dalle altissime percentuale nei referendum indetti dalle amministrazioni locali salentine e nel referendum nazionale sulla scelta nucleare che si svolse dopo l\u2019incidente di Chernobyl. Come si sa, un nuovo referendum ha bocciato definitivamente la scelta nucleare: l\u2019incidente di Fukushima ha testimoniato quanto forti siano i rischi in impianti industriali sulla carta ben pi\u00f9 avanzati tecnologicamente di quelli dell\u2019ex Unione sovietica.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl carbone resta oggi la principale fonte energetica inquinante e climalterante ed in Puglia va programmata non una strategia di decarbonizzazione, ma di uscita dal termoelettrico.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nGli studi epidemiologici (dal \u201cRapporto Sentieri\u201d allo studio del CNR) testimoniano i livelli di morbilit\u00e0 e di mortalit\u00e0 collegabili alle emissioni prodotte dalla combustione di carbone e proseguono gli sforamenti di pm10 registrati dalle centraline di rilevamento localizzate nella zona da Brindisi fino ai confini con la provincia di Lecce: fino al 20 aprile 31 sono stati gli sforamenti complessivi nella citt\u00e0 di Brindisi, ben 28 (su un massimo di 35 ammissibili nel corso dell\u2019anno) si sono registrati nella sola centralina situata in Via Don Minzoni a Torchiarolo (la stessa menzionata nella procedura di infrazione dalla UE disposta per l\u2019Italia).<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLegambiente chiede agli amministratori locali quali provvedimenti intendano assumere, tanto pi\u00f9 alla luce del fatto che l\u2019ordinanza di novembre 2015 del sindaco di Torchiarolo ha imposto i filtri sui camini domestici per individuare la causa degli sforamenti e tutelare la salute pubblica e l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAgli stessi amministratori ed ai candidati alla carica di sindaco nelle prossime elezioni comunali a Brindisi Legambiente chiede anche di programmare la strategia di uscita dal termoelettrico in considerazione dell\u2019attuale sproporzione fra produzione (circa 39.000 gigawattore) e domanda (17.000 gwh) in Puglia, della crescente percentuale di tale domanda (in Italia pari al 43%) coperta dalle fonti rinnovabili e del rischio che sia il mercato a mettere in crisi un impianto cos\u00ec lontano dai luoghi di effettivo consumo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>COMUNICATO STAMPA LEGAMBIENTE BRINDISI<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 aprile di trent\u2019anni fa, l\u2019esplosione del reattore della centrale elettronucleare di Chernobyl provoc\u00f2 un disastro ambientale e sanitario in Ucraina e Bielorussia. Le autorit\u00e0 dell\u2019Unione Sovietica provarono maldestramente a nascondere prima il grave incidente e poi i suoi effetti e, altrettanto maldestramente in Europa si prov\u00f2 a sostenere che la causa fosse da ricercare unicamente nell\u2019arretratezza dell\u2019impianto e delle misure di sicurezza sovietiche. In Italia non esisteva (e non esiste ancora oggi) un Piano Energetico Nazionale, ma il governo voleva realizzare nuovi impianti elettronucleari e termoelettrici alimentati a carbone sulla base di spropositate previsioni sulla domanda di energia elettrica. La Puglia era una delle regioni pi\u00f9 interessate da questa volutamente errata programmazione, tanto \u00e8 vero che si voleva costruire un impianto elettronucleare di 2000 MW ad Avetrana o a Carovigno da aggiungere alla centrale termoelettrica a carbone di 2640 MW autorizzate nel territorio di Brindisi (a Cerano). 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