{"id":92322,"date":"2017-01-09T10:06:23","date_gmt":"2017-01-09T09:06:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=92322"},"modified":"2017-01-10T22:36:29","modified_gmt":"2017-01-10T21:36:29","slug":"venerdi-13-incontro-di-studio-su-storia-culto-e-festa-di-santantonio-abate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/venerdi-13-incontro-di-studio-su-storia-culto-e-festa-di-santantonio-abate\/","title":{"rendered":"Venerd\u00ec 13 incontro di studio su storia, culto e festa di sant&#8217;Antonio abate"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Sant\u2019Antonio abate. La festa, la storia, la tradizione&#8221; \u00e8 il tema del XLIX Colloquio di studi e ricerca storica<br \/>\norganizzato per Venerd\u00ec 13 gennaio 2017, alle ore 17.00, presso la Chiesa di San Sebastiano o delle Anime (Brindisi).<\/p>\n<p>Intervengono:<br \/>\nEUGENIO IMBRIANI (Universit\u00e0 del Salento)<br \/>\nANTONIO MARIO CAPUTO (Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia)<br \/>\nGIUSEPPE MARELLA (Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia)<br \/>\nGIACOMO CARITO (Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia)<\/p>\n<p>Nel corso dei lavori GIANCARLO CAFIERO (Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia) dar\u00e0 lettura di opere in versi in vernacolo attinenti al tema.<\/p>\n<p>Il colloquio \u00e8 organizzato dal Centro Studi per la storia dell\u2019arcidiocesi di Brindisi &#8211; Ostuni e dalla Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia \u2013 Sezione di Brindisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>\u201cVerr\u00e0 un tempo in gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: \u00abTu sei pazzo!\u00bb, a motivo della sua dissimiglianza da loro&#8221;.<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong> Sant\u2019Antonio abate<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel Martirologio Romano, alla data del 17 gennaio, n. 1, si ricorda: \u00abMemoria di sant\u2019Antonio, abate, che, rimasto orfano, facendo suoi i precetti evangelici distribu\u00ec tutti i suoi beni ai poveri e si ritir\u00f2 nel deserto della Tebaide in Egitto, dove intraprese la vita ascetica; si adoper\u00f2 pure per fortificare la Chiesa, sostenendo i confessori della fede durante la persecuzione dell\u2019imperatore Diocleziano, e appoggi\u00f2 sant\u2019Atanasio nella lotta contro gli ariani. Tanti furono i suoi discepoli da essere chiamato padre dei monaci \u00bb. In essenziale sintesi \u00e8 cos\u00ec resa l\u2019umana vicenda di sant&#8217;Antonio abate (251-357), ricordato dalla chiesa copta il 31 gennaio, corrispondente, nel loro calendario al 22 del mese di Tuba, nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357, attribuita a sant&#8217;Atanasio, vescovo di Alessandria e scritta forse su sollecitazione dei monaci che, nel Salento, desideravano imitarne lo stile di vita. Nella Vita Sanctii Pauli primi eremita, scritta da san Girolamo circa il 375, \u00e8 riferimento all&#8217;incontro di Antonio con il pi\u00f9 anziano san Paolo di Tebe. Si colloca qui l&#8217;episodio del corvo che porta loro un pane affinch\u00e9 si sfamino, tema ripreso nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nRiti e devozioni intersecano i due piani del fuoco e della protezione degli animali; tali pratiche ebbero sviluppo anche in connessione al crearsi di un grande polo cultuale in Europa occidentale. Le reliquie del santo, dopo un lungo peregrinare, il 1070 furono deposte dal nobile Guigues de Didier in una chiesa, appositamente costruita, nel villaggio di Motte-Saint-Didier presso Vienne, presto meta d\u2019intensi pellegrinaggi. A garantire dovuta assistenza ai devoti provvidero, dal 1088, i monaci benedettini dell&#8217;abbazia di Montmajeur presso Arles. A iniziativa di Gaston de Valloire, in rendimento di grazie per la guarigione del figlio dal fuoco di Sant&#8217;Antonio, fu costruito un hospitium in cui operava una confraternita per l&#8217;assistenza dei pellegrini e dei malati che si trasformer\u00e0 nell&#8217;ordine ospedaliero dei Canonici Regolari di Sant&#8217;Antonio di Vienne, detto comunemente degli Antoniani. L\u2019ordine ottenne dal papa il permesso di allevare maiali poich\u00e9 il grasso di questi animali era usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant&#8217;Antonio. I maiali si nutrivano a spese della comunit\u00e0 e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella; non a caso l&#8217;immagine del maiale con la campanella spesso accompagna l&#8217;iconografia di questo santo. Nella religiosit\u00e0 popolare il maiale cominci\u00f2 a essere associato al grande eremita egiziano, poi considerato patrono dei maiali, di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. Durante la notte di Sant\u2019Antonio Abate si vuole data agli animali la facolt\u00e0 di parlare; nel giorno della sua festa liturgica, che scandisce in agricoltura il tempo tra le semine e i raccolti, si benedicono le stalle e si portano, sin dal medioevo, a benedire gli animali domestici.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl santo protegge quanti lavorano col fuoco, come i pompieri, perch\u00e9 guariva da quel fuoco metaforico che era l\u2019herpes zoster, comunemente chiamato fuoco di Sant&#8217;Antonio, una malattia virale a carico della cute e delle terminazioni nervose. Nei leggendari popolari si riferisce che sant\u2019Antonio non esit\u00f2 a recarsi all\u2019inferno per contendere l\u2019anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino creava scompiglio fra i demoni, avrebbe acceso col fuoco infernale il suo bastone a \u2018tau\u2019. In Sardegna si narra che avrebbe allora rubato, novello Prometeo, il fuoco per portarlo sulla terra e donarlo agli uomini accendendo una catasta di legna. Ancor oggi si usa pressoch\u00e9 ovunque accendere i cosiddetti \u201cfal\u00f2 di sant\u2019Antonio\u201dcon funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall\u2019inverno all\u2019imminente primavera in coincidenza con antiche ricorrenze pagane in onore della terra, della vegetazione, del ritorno alla vita. Il culto del fuoco, in tutta l&#8217; area meridionale pugliese si accompagna, in dizione cristiana, a sacri cortei e celebrazioni; in Abruzzo si svolgono processioni in costumi ottocenteschi. La pi\u00f9 notevole f\u00f2cara salentina \u00e8 da considerarsi quella di Novoli, dove la festa \u00e8 vissuta come un appuntamento corale, oggetto anche di un documentario della National Geographic. Di anno in anno i costruttori della f\u00f2cara s&#8217;impegnano a variarne la forma, dotandola a volte di un varco centrale, la galleria, che poi \u00e8 attraversata dal simulacro del santo condotto in processione.<br \/>\nLe ceneri, raccolte nei bracieri, servivano a riscaldare la casa e, con apposita campana fatta con listelli di legni, per asciugare i panni umidi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Sant\u2019Antonio abate. La festa, la storia, la tradizione&#8221; \u00e8 il tema del XLIX Colloquio di studi e ricerca storica organizzato per Venerd\u00ec 13 gennaio 2017, alle ore 17.00, presso la Chiesa di San Sebastiano o delle Anime (Brindisi). 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