{"id":9442,"date":"2014-03-29T00:00:08","date_gmt":"2014-03-28T23:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=9442"},"modified":"2016-07-04T18:02:27","modified_gmt":"2016-07-04T16:02:27","slug":"il-ritorno-del-dialetto-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-ritorno-del-dialetto-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"Il ritorno del dialetto. Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9443\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/delucaerri1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-9443\" class=\"size-medium wp-image-9443\" alt=\"Erri De Luca\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/delucaerri1-300x180.jpg\" width=\"300\" height=\"180\" data-id=\"9443\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/delucaerri1-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/delucaerri1.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9443\" class=\"wp-caption-text\">Erri De Luca<\/p><\/div>\n<p>Cos\u00ec dice <strong>Erri De Luca <\/strong>ne <i>Il giorno prima della felicit\u00e0<\/i>: \u00ab<em>Il napoletano \u00e8 fatto apposta, dici una cosa e ti credono. In italiano c\u2019\u00e8 il dubbio: ho capito bene? L\u2019italiano va bene per scrivere, dove non serve la voce, ma per raccontare un fatto ci vuole la lingua nostra che incolla bene la storia e la fa vedere. Il napoletano \u00e8 romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi\u2026<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Naturalmente l\u2019esaltazione che del napoletano fa De Luca \u00e8 estensibile a tutti i dialetti che, insieme alla cucina, danno gusto e sapore, oltre alla comunicazione verbale, alla vita stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La persistenza del dialetto pu\u00f2 sembrare, oggi, un fatto abbastanza scontato, ma non lo era una cinquantina di anni fa. Con questo grido di dolore <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, nel 1964, decretava la morte delle parlate dialettali a tutto vantaggio di un italiano modellato a misura della societ\u00e0 neocapitalistica: \u00ab<em>Fra le altre tragedie che abbiamo vissuto (\u2026) in questi ultimi anni, c\u2019\u00e8 stata anche la tragedia della perdita del dialetto, come uno dei momenti pi\u00f9 dolorosi della perdita della realt\u00e0<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche <strong>Italo Calvino<\/strong>, seppure da una posizione pi\u00f9 \u201cmorbida\u201d, affermava che gli scambi con il dialetto erano oramai superati e che la lingua nazionale, in un contesto internazionale, doveva porsi semmai il problema della traducibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Entrambi, insomma, davano per spacciato il dialetto (Pasolini con angoscia, Calvino forse con sollievo) mentre i fatti hanno dimostrato che i dialetti non solo resistono, ma si rinnovano \u00a0mescolandosi all\u2019italiano. E d\u2019altro canto tutte le lingue, cos\u00ec come i popoli, sopravvivono in quanto si rinnovano in continuazione mescolandosi tra loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per\u00f2 se non si \u00e8 verificata la sparizione c\u2019\u00e8 stata una significativa riduzione delle parlate dialettali. Infatti, ad eccezione di particolari ambiti geografici e famigliari, si pu\u00f2 dire che a parlarli sia \u00a0rimasto solo un terzo della popolazione. In compenso, a questa riduzione quantitativa si \u00e8 contrapposta una maggiore funzione espressiva rifluendo il dialetto sempre pi\u00f9 nella lingua regionale che \u00e8 divenuta cos\u00ec pi\u00f9 \u201ccolorata\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre il dialetto ha cessato di essere sinonimo di povert\u00e0 socio-culturale. Al contrario, il termine in vernacolo inserito a bella posta nel bel mezzo di un discorso lezioso, oltre a dare incisivit\u00e0 all\u2019argomento, serve quasi a \u201cmarcare\u201d il territorio di appartenenza, a far capire con chi si ha a che fare (in senso buono o cattivo).<\/p>\n<p>In ogni caso quello della trasformazione del dialetto \u00e8 un processo lento. Un processo che pu\u00f2 avvenire nei modi del <i>code switching<\/i>, cio\u00e8 della commutazione di codice (o del passaggio da una lingua all\u2019altra nello stesso discorso) e del <i>code mixing<\/i>, ossia dell\u2019enunciazione mistilingua (o dell\u2019inserimento dei termini dialettali in un discorso in italiano e viceversa).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_9445\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/andrea-camilleri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-9445\" class=\"size-medium wp-image-9445\" alt=\"Andrea Camilleri\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/andrea-camilleri-300x211.jpg\" width=\"300\" height=\"211\" data-id=\"9445\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/andrea-camilleri-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/andrea-camilleri.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9445\" class=\"wp-caption-text\">Andrea Camilleri<\/p><\/div>\n<p>\u00ab<em>Sono sempre stato convinto, sbagliando, che il dialetto era destinato \u02d7 dice <\/em><strong>Andrea Camilleri<\/strong><em> \u02d7 a una condizione di immutabilit\u00e0, mentre era solo la lingua che mutava e si rinnovava<\/em>\u00bb. E <strong>Tullio De Mauro <\/strong>precisa: \u00ab<em>Non si tratta solo di banale italianizzazione, di parole prese in prestito dall\u2019italiano, anche se l\u2019avvicinamento progressivo del dialetto alla lingua \u00e8 un fenomeno per certi aspetti inevitabile. Il fatto interessante \u00e8 che quelli che parlano prevalentemente il dialetto se ne vanno anche per strade loro, continuano a inventare parole nuove e a riadattare quelle vecchie. Le classi colte di citt\u00e0, di Roma, di Milano, pensano che i dialetti siano cosa morta, che non si parlino pi\u00f9. Ma \u00e8 una palese sciocchezza<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Dove il dialetto si \u00e8 preso la rivincita \u00e8 stato \u02d7 cosa impensabile fino a qualche anno fa \u02d7 proprio nell\u2019ambito culturale. Soprattutto nella narrativa che, a parte l\u2019inesauribile vena del padre del commissario Montalbano, annovera ora le parlate in pisano di Marco Vivaldi, quelle in napoletano di Marco Ciriello, in lombardo di Laura Pariani, in romanesco di Walter Siti, in sardo di Salvatore Niffoi e Michela Murgia&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma il dialetto si \u00e8 prepotentemente affermato anche nel campo musicale, specie in quello giovanile, con i napoletani Almamegretta, i piemontesi Mau Mau, i pugliesi Sud Sound System, i veneti Pitura Freska, gli emiliani Modena City Ramblers\u2026<\/p>\n<p>E poi ci sono i fumetti sperimentali, il web, i video, la pubblicit\u00e0, il teatro\u2026 Un teatro con una scenografia degna di questo nome, naturalmente. Con le finalit\u00e0 proprie del teatro in lingua che, indipendentemente dal connotato tragico o comico dell\u2019opera, si prefigge di fornire allo spettatore gli elementi per giudicare criticamente ci\u00f2 che viene proposto sulla scena e trarne le personali considerazioni. Come dire, un modo per arricchire lo spirito ed evadere dalle afflizioni della realt\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Insomma, non un certo teatro vernacolare, ridanciano e volgarotto, che qui a Brindisi sembra abbia trovato l\u2019habitat ideale a giudicare dal <em>sold out <\/em>che si registra nelle serate di programmazione di spettacoli del tutto vuoti di contenuti. Naturalmente non \u00e8 questo il dialetto di cui si sta parlando. O, quanto meno, quello di cui sto parlando io!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_9446\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/brindisi-alta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-9446\" class=\"size-medium wp-image-9446\" alt=\"brindisi alta\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/brindisi-alta-300x295.jpg\" width=\"300\" height=\"295\" data-id=\"9446\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/brindisi-alta-300x295.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/brindisi-alta-60x60.jpg 60w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/brindisi-alta.jpg 780w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-9446\" class=\"wp-caption-text\">Brindisi<\/p><\/div>\n<p>A questo punto giunge quanto mai opportuna la domanda: \u00ab<strong><em>Qual \u00e8 il<\/em> <i>vero<\/i> dialetto brindisino? E dove \u00e8 possibile ancora ascoltarlo?<\/strong>\u00bb. \u00c8 \u02d7 inutile dirlo \u02d7 la parlata del \u201cpopolino\u201d, quella delle Sciabiche, prima di tutto. Quella dei nostri nonni e, con qualche italianizzazione di troppo, anche dei nostri genitori. Certamente non quella dei nostri figli e nipoti che stentano perfino a comprenderla.<\/p>\n<p>E come <strong>Manzoni<\/strong> and\u00f2 a \u201csciacquare i panni in Arno\u201d cos\u00ec, se vogliamo ripristinare il filo che ci lega alle nostre radici, dovremmo andare a risciacquare il nostro linguaggio \u201cpulito e globalizzato\u201d gi\u00f9 alla marina (in quel che resta del vecchio quartiere) o nel dirimpettaio Villaggio Pescatori o nei mercati rionali dove ancora \u00e8 possibile rimanere incantati dalle grida \u201cmusicali\u201d dei venditori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cosa si guadagna a prestare orecchio a queste voci genuine? Come dice <strong>Ignazio Buttitta <\/strong>(in <i>Lingua e dialettu<\/i>): \u00ab<em>\u2026 Un populu \/ diventa poviru e servu \/ quannu ci arrubbanu a lingua \/ addutata di patri: \/ \u00e8 persu pi sempri. Diventa poviru e servu \/ quannu i paroli non figghianu paroli \/ e si mancianu tra d\u2019iddi. \/ Mi n\u2019addugnu ora, mentri accordu la chitarra du dialetto \/ ca perdi na corda lu jornu\u2026<\/em>\u00bb. Questo si guadagna: la propria identit\u00e0!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E allora, prima che anche l\u2019ultima corda della nostra chitarra salti, adoperiamoci perch\u00e9 il dialetto, nel nostro interesse, continui a vivere. <b><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GUIDO GIAMPIETRO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec dice Erri De Luca ne Il giorno prima della felicit\u00e0: \u00abIl napoletano \u00e8 fatto apposta, dici una cosa e ti credono. In italiano c\u2019\u00e8 il dubbio: ho capito bene? L\u2019italiano va bene per scrivere, dove non serve la voce, ma per raccontare un fatto ci vuole la lingua nostra che incolla bene la storia e la fa vedere. Il napoletano \u00e8 romanzesco, fa spalancare le orecchie e pure gli occhi\u2026\u00bb. Naturalmente l\u2019esaltazione che del napoletano fa De Luca \u00e8 estensibile a tutti i dialetti che, insieme alla cucina, danno gusto e sapore, oltre alla comunicazione verbale, alla vita stessa. &nbsp; La persistenza del dialetto pu\u00f2 sembrare, oggi, un fatto abbastanza scontato, ma non lo era una cinquantina di anni fa. 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