{"id":96928,"date":"2017-03-03T18:22:26","date_gmt":"2017-03-03T17:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=96928"},"modified":"2017-03-03T18:22:26","modified_gmt":"2017-03-03T17:22:26","slug":"ostuni-arrivano-le-prime-adesioni-al-movimento-dei-democratici-progressisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/ostuni-arrivano-le-prime-adesioni-al-movimento-dei-democratici-progressisti\/","title":{"rendered":"Ostuni: arrivano le prime adesioni al Movimento dei Democratici &#038; Progressisti"},"content":{"rendered":"<p>Correva l\u2019anno 2007: si materializzava il sogno di una generazione di sinistra, si toccava con mano l\u2019obiettivo dell\u2019unit\u00e0 della sinistra riformista italiana, ci si appassionava partecipando a quelle primarie che investirono Walter Veltroni dell\u2019arduo compito di guidare il nuovo, grande partito. Un partito che si ergeva ad asse portante del centrosinistra italiano. Un partito nazionale e popolare. Uno strumento coraggioso, di speranza per l\u2019intera nazione, pensato per essere in grado di radicarsi tra i ceti popolari ed esercitare una nuova funzione di rappresentanza di tutti i diversi livelli e settori della nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nQuel partito nazionale e popolare aveva il compito di riformare le istituzioni e la societ\u00e0 italiana mettendo insieme le culture riformiste del centrosinistra al fine di realizzare riforme strutturali insieme alla popolazione, con il consenso dei cittadini e delle cittadine italiane.<br \/>\nA distanza di dieci anni, in una fase politica del tutto inedita e ricca di contraddizioni, in un clima di profondo disagio popolare e di aspro scontro sociale, \u00e8 imprescindibile fare un bilancio di questa esperienza.<br \/>\nAllo scopo, basterebbe evidenziare un dato su tutti, recente e clamoroso: il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Ebbene, accantonando per un momento le considerazioni circa la sconfitta dell\u2019asse di governo del Paese e della madre delle riforme partorita dal Partito Democratico, \u00e8 un dato incontestabile quello che vede il 70% dei giovani italiani porsi in netta contrapposizione con l\u2019azione riformatrice e di governo del PD.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nMigliaia di domande potremmo porci sulle ragioni di tale disastro, ma noi crediamo che la ragione principale risieda nella totale carenza di identit\u00e0 e cultura politica del Partito Democratico, geneticamente mutato nella sua essenza ed arenato nella sterile logica del governo a tutti i costi. Un partito appiattito sulle logiche di governo, incapace di discutere nel profondo di una ricetta che consenta ai progressisti italiani ed europei di riallacciare un legame di fiducia con i cittadini. Il PD non \u00e8 pi\u00f9 quello che sognavamo nel 2007. Non pi\u00f9 popolare, nazionale e plurale, ma governista,<br \/>\nmodellato sulla volont\u00e0 e sulle ambizioni contingenti dei singoli leader, depauperato dei propri iscritti e dei propri circoli, divenuti ormai club esclusivi per rappresentanti istituzionali, una forza politica che si accontenta di un congresso a stretto giro di posta senza voler riflettere sulle ragioni vere di una scissione che non \u00e8 solo politica, ma soprattutto sociale e popolare.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAbbiamo inconsapevolmente sposato la malsana idea del governo a tutti i costi, che ci ha resi, agli occhi della gente che intendevamo rappresentare, membri di un partito di potere incondizionato e senza finalit\u00e0. Noi non sentiamo il bisogno di governare, dal Paese alle nostre citt\u00e0, per il solo gusto di farlo: c&#8217;\u00e8 un&#8217;esigenza politica, viva e cosciente, che attraversa ogni angolo del Paese e che va oltre la gestione e l&#8217;amministrazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAbbiamo bisogno di sentirci rappresentati e di rappresentare i tanti cittadini che, come noi, hanno assistito sgomenti ai pi\u00f9 clamorosi fallimenti del Governo Renzi: una riforma della PA e una legge elettorale falcidiate dalla Corte Costituzionale; una riforma costituzionale sonoramente bocciata dal popolo; riforme su scuola e lavoro che hanno generato conflitti sociali e collocato il PD dal lato opposto della barricata. Insomma, riforme senza popolo, senza consenso, in alcuni casi addirittura il partito (o il suo leader) contro il Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIn una fase di crisi della democrazia rappresentativa riteniamo ormai inevitabile abbandonare la retorica della speditezza della decisione e della forza dei governi. E\u2019 il momento invece di accogliere la non pi\u00f9 differibile sfida di rinvigorire la rappresentanza ferita, restituire sostanza democratica alla nostra comunit\u00e0, riavvicinando i cittadini sovrani alle istituzioni che in loro nome governano.<br \/>\nFinita l\u2019illusione del bipolarismo maggioritario, sembra che le tutte le forze politiche riconoscano &#8211; forse un po\u2019 in ritardo &#8211; la natura strutturalmente pluralista della nostra societ\u00e0, una societ\u00e0 nella quale nessuno, da solo, \u00e8 in grado di valere il 40% e di conquistare la maggioranza necessaria a governare, se non ricorrendo a trucchetti tecnico-giuridici incostituzionali ovvero ad alchimie politiche del tutto incomprensibili ed anomale.<br \/>\nE\u2019 responsabilit\u00e0 della politica riorganizzarsi per essere in grado di proiettare questa complessit\u00e0 a livello istituzionale. Per questo, in una fase in cui si viaggia verso un sistema elettorale proporzionale (l\u2019unico ad adattarsi naturalmente alla pluralit\u00e0 del sistema politico italiano), decidiamo di lasciare il PD: lo facciamo &#8211; finita l\u2019illusione della vocazione maggioritaria &#8211; per vincere lo spaesamento che ha colpito una parte consistente ed essenziale dell\u2019elettorato storicamente di sinistra; per riconoscere le nuove sacche del disagio sociale e tutelare le rivendicazioni che in esse si muovono; per tornare a dare dignit\u00e0 al modello della democrazia diffusa su cui si fonda la Repubblica; per ricostruire una larga comunit\u00e0 progressista che si senta rappresentata da uno schieramento di forze in grado di rispecchiare<br \/>\nla diversit\u00e0 della sinistra italiana ma animate dall\u2019intento unitario di offrire soluzioni diverse alle destre dell\u2019austerity e a quelle xenofobe.<br \/>\nL\u2019unico modo per farlo, per\u00f2, \u00e8 fuori dal PD. Dentro, per quattro anni, non ci siamo riusciti, schiacciati tra il nostro autentico senso di lealt\u00e0 ed il disinteresse alla discussione di dirigenti nazionali e locali. Non siamo noi ad aver abbandonato il progetto del PD, ma \u00e8 il PD &#8211; e chi lo ha governato negli ultimi anni &#8211; ad averlo fatto: non si pu\u00f2 gestire un vasto partito plurale in cui si intrecciano storie e culture politiche diverse dribblando il dibattito interno, sottovalutando forze sociali e culturali (dal sindacato all\u2019accademia) che cercano disperate un canale di dialogo. Farlo \u00e8 stato non soltanto un errore tattico, ma anche un colpo fatale alle tradizioni politiche di cui il PD \u00e8 figlio e che hanno<br \/>\ncostruito, e curato, la nostra Repubblica.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAbbiamo bisogno di recuperare una cultura politica che ci collochi, senza timori di smentita, tra le forze del progresso sociale; abbiamo bisogno, ad un tempo, di recuperare quell\u2019approccio pragmatico ai problemi sociali che abbiamo perso nel tempo per inseguire le ambizioni di un leader e formule di politica economica datate e gi\u00e0 rivelatesi fallimentari.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nIl leader non \u00e8 un capo, la campagna elettorale non \u00e8 marketing. E\u2019 arrivato il momento di rifondare una politica radicale, nel senso pi\u00f9 immediato del termine, che scenda alle radici strutturali dei problemi e inventi soluzioni radicali per rimuovere i picchi di diseguaglianza e di ingiustizia sociale, soprattutto per una generazione come la nostra, oggi relegata ai margini della societ\u00e0 e descritta come una generazione perduta ed irrecuperabile, con un dato allarmante che vede nel Mezzogiorno due giovani su tre senza lavoro e prospettive.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nNoi vogliamo farci carico di trasmettere un sogno nuovo, che riparta dalla base, dalle persone, da coloro che in questi anni abbiamo dimenticato per tentare di diventare ottimi contabili. Abbiamo bisogno di guardare alla politica mettendoci un po\u2019 pi\u00f9 di cuore e di passione.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSolo cos\u00ec, prendendo con umilt\u00e0 e seriet\u00e0 il punto di vista di chi i problemi li vive, sar\u00e0 possibile offrire una valida alternativa alle superficiali e illusorie soluzioni populiste.<br \/>\nSolo cos\u00ec potremo tornare ad essere dalla parte di chi guarda il mondo da sinistra, perch\u00e9 per noi, nonostante la lontananza temporale degli anni storici dei partiti di massa, la sinistra resta una visione del mondo che, oggi pi\u00f9 che mai, ha bisogno di identit\u00e0 e radicalit\u00e0 per tornare a tessere con la sua gente una tela di speranza e fiducia.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nPer questi motivi abbiamo deciso di non rinnovare la tessera del Partito Democratico. Una larga parte di questa generazione, del partito e dell\u2019organizzazione giovanile ha deciso di farlo insieme a noi.<br \/>\nSottoscriviamo questo documento per formalizzare le nostre dimissioni da tutti i ruoli politici che abbiamo avuto l\u2019onore di esercitare nel corso di questi dieci anni. Ciascuno di noi assumer\u00e0 le decisioni opportune per chiarire, in seno alle istituzioni e al PD, la propria posizione.<\/p>\n<p>Questa generazione ha deciso di guardare oltre, di costruire qui ad Ostuni il Movimento dei Democratici &amp; Progressisti affinch\u00e8 un nuovo centrosinistra italiano possa risorgere dalle comunit\u00e0 locali, dal basso, con il protagonismo di una nuova classe dirigente che ancora oggi, nonostante i tempi non incoraggianti, continuano ad appassionarsi ai problemi della nostra societ\u00e0 con l\u2019ambizione di poter appassionare quanti oggi sono delusi o lontani da noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nNon deve essere e non sar\u00e0 un contenitore finalizzato a consentire ulteriori tentativi di riciclo di un ceto politico ormai logoro e complice del disastro di questi anni. Sar\u00e0 nostro compito tornare a coinvolgere tutte persone che abbiamo allontanato dal Partito, rappresentative di mondi e storie differenti, per costruire un progetto nuovo che, nella nostra citt\u00e0 ed in Provincia di Brindisi, sia idoneo a rappresentare quella parte della popolazione che aveva, ed ha, bisogno di noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nAntonio Suma<br \/>\nLuca Dell\u2019Atti<br \/>\nCarlo Notarpietro<br \/>\nMaurizio Flore<br \/>\nGianluca Narracci<br \/>\nGiuseppe Tagliente<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Correva l\u2019anno 2007: si materializzava il sogno di una generazione di sinistra, si toccava con mano l\u2019obiettivo dell\u2019unit\u00e0 della sinistra riformista italiana, ci si appassionava partecipando a quelle primarie che investirono Walter Veltroni dell\u2019arduo compito di guidare il nuovo, grande partito. Un partito che si ergeva ad asse portante del centrosinistra italiano. Un partito nazionale e popolare. Uno strumento coraggioso, di speranza per l\u2019intera nazione, pensato per essere in grado di radicarsi tra i ceti popolari ed esercitare una nuova funzione di rappresentanza di tutti i diversi livelli e settori della nostra societ\u00e0. &nbsp; Quel partito nazionale e popolare aveva il compito di riformare le istituzioni e la societ\u00e0 italiana mettendo insieme le culture riformiste del centrosinistra al fine di realizzare riforme strutturali insieme alla popolazione, con il consenso dei cittadini e delle cittadine italiane. 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