Brindisi, 09/12/2009

Si al Carbone a Greenpeace: "chi rompe paga"

"Chi rompe paga". Cosė commentiamo la richiesta danni di Enel a Greenpeace per le azioni contro le centrali a carbone, compresa la "Federico II" di Brindisi, messe in campo dall'associazione ambientalista.
Greenpeace attacca Enel e sbaglia bersaglio. Dal 2000 al 2009 l'azienda ha ridotto le emissioni della CO2 delle sue centrali di ben il 35%, l'Italia invece le ha aumentate del 3%.
Greenpeace dovrebbe sapere bene che solo il 31% della CO2 italiana č prodotta da centrali termoelettriche (carbone ma anche quelle a gas e a olio). Di questa quota Enel rappresenta circa un terzo e quindi il 9% del totale nazionale. Il restante 69% della CO2 emessa dall'Italia č da attribursi ai trasporti, altre industrie, riscaldamenti e cosė via.
Il risarcimento richiesto da Enel č piccola cosa rispetto ai danni che i consumatori e le aziende di tutto il mondo potrebbero chiedere a causa del 'caro bollette' se Greenpeace si occupasse di politica energetica.
Ci chiediamo perchč per la riduzione della CO2 Greenpeace non faccia incursioni nei settori trasporti e degli impianti di riscaldamento, fonti principali di produzione dei gas serra.

COMITATO SI AL CARBONE PULITO CENTRALE ENEL DI BRINDISI