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Brindisi, Cannalire (Api) lancia un appello per il cane di quartiere



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Brindisi, 24/09/2011

Cannalire (Api) lancia un appello per il cane di quartiere

Un Appello all’istituzione del cane di quartiere è stato lanciato da Francesco Cannalire, già consigliere comunale Api al Commissario Prefettizio. Questa la richiesta integrale:

Il fenomeno del randagismo canino è un problema con il quale ogni realtà locale si misura da anni con risultati affatto soddisfacenti. Il limite principale è rappresentato dal continuo rimbalzo di responsabilità tra le amministrazioni territoriali e le aziende sanitarie locali che riduce a semplice scaramuccia burocratica un fenomeno dilagante che genera un palese stato di degrado igienico-ambientale e di pericolo.
Uno scarica-barile indubbiamente strumentale e dannoso oltreché inutile visto che la Corte di Cassazione con la sentenza n° 10638 del 2002 ha chiaramente sentenziato che, in caso di mancati provvedimenti diretti idonei ad assicurare l’incolumità dei cittadini, sussiste in capo all’Ente Comune, quale organo deputato al controllo del territorio, una responsabilità solidale con l’ Azienda Sanitaria Locale per i danni causati da cani randagi.
Con la ”Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo” n° 281 del 14 Agosto 1991 venivano affidati il controllo e il contenimento del fenomeno del randagismo alla pubblica amministrazione, con gli Enti comunali competenti in materia di costruzione, sistemazione e gestioni dei canili e le A.s.l (già U.s.l.) demandati alla profilassi e al controllo igienico-sanitario e ai compiti di polizia veterinaria (art.2).
La stessa legge attribuiva alla Regioni la competenza di disciplinare, con proprio atto legislativo, le misure attuative per le funzioni demandate ai Comuni e alle A.s.l.. Anche se con notevole ritardo, le Regioni hanno adempiuto a tale disposizione e la Regione Puglia, in particolare, con la Legge Regionale n° 12 del 3 Aprile 1995 ha indicato le distinte competenze territoriali in materia di randagismo. L’art. 7 della stessa legge istituisce la figura del cane collettivo ovvero cane di quartiere definendolo come “quel cane che vive in caseggiato, quartiere, rione in cui gruppi di persone, coordinate da un tutore responsabile, dichiarino di accettare l’animale e provvedano a fornirgli mantenimento, assistenza e quant’altro necessario al suo benessere…”
La circolare ministeriale n° 5 del 14 Maggio 2001 “Attuazione della Legge 281/91” , lettera-consuntivo dall’adozione della legge, evidenziava delle criticità all’applicazione pratica del summenzionato dispositivo come il modesto supporto finanziario, considerati gli onerosi compiti ricadenti sulle autorità locali e la proliferazione canina determinata da una incontrollabile e incontrollata riproduzione naturale dei cani vaganti. Secondo il Ministro Veronesi, autore della circolare, la figura del cane di quartiere non risulta essere una misura assoluta, in quanto non risolve definitivamente il problema del randagismo, ma rappresenta, comunque, un rimedio necessario per evitare il dilatare del fenomeno. In effetti la Regione Puglia accogliendo le direttive impartite dalla circolare, con l’art. 2 lettera b) del dispositivo legislativo n°26 del 9 Agosto 2006 ha inteso emendare l’art.5 della Legge Regionale 12/95, agevolando, così, l’avvio dell’adozione del cane collettivo o cane di quartiere obbligando i Comuni ad effettuare una polizza assicurativa per eventuali danni arrecati dal cane vagante.
In definitiva la Legge Regionale 12/95 e ss.mm.ii., prevede che il cane collettivo per essere considerato tale deve essere accalappiato, sterilizzato, iscritto all’anagrafe canina con la conseguente installazione del chip, coperto da polizza assicurativa e, se non pericoloso e in salute, rilasciato nello stesso territorio di cattura in collaborazione e con il consenso dei residenti. Sarebbe quindi opportuno e necessario aprire un confronto serrato con l’A.s.l. per intraprendere un percorso condiviso, chiarendo le competenze di ogni Ente, e promuovere ogni iniziativa che possa sensibilizzare la cittadinanza alla figura del cane collettivo o di quartiere che a mio avviso, oltre ad avere una valenza sociale educando al rispetto per gli animali, contribuirebbe a risolvere, seppur in minima parte, il grave affollamento dei canili comunali con sollievo anche delle casse comunali.






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