Brindisi, 07/02/2011
Narracci (ASL) sul Piano di rientro e riqualificazione SSR
Riceviamo e pubblichiamo un intervento del Dott. Ottavio Narracci, Direttore del Distretto Sanitario della ASL Brindisi, sul Piano di rientro e riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale.
All’indomani della approvazione con legge in Consiglio Regionale del “Piano di rientro e riqualificazione del Servizio sanitario regionale”, si delinea uno scenario pieno di opportunità per la Puglia, ovvero ridisegnare il sistema sanitario ripartendo da una visione che consideri la salute come un bene da costruire e tutelare in modo interattivo, e non più come mera espressione della erogazione di prestazioni a prescindere dai reali bisogni dei cittadini. Questa visione, e la conseguente traduzione in termini programmatici, era risultata vincente in tutta quella fase politica e amministrativa della vita regionale culminata con la approvazione del Piano Regionale della Salute, avvenuta nel 2008 dopo una lunga fase di concertazione istituzionale e sociale iniziata subito dopo l’entrata in vigore delle leggi regionali 25 e 26 del 2006, fino ad essere coronata dalla adozione dei Piani Attuativi Locali delle ASL, avvenuta nel 2009 con il pieno accordo delle rispettive Conferenze dei Sindaci.
Il modello di concertazione integrata, “dall’alto verso il basso”, e l’elevato grado di accordo sancito tra i vari protagonisti in campo, hanno reso possibile in Puglia il governo di una questione molto complessa, quale la declinazione di obiettivi di salute in un contesto di programmazione sanitaria e socio-sanitaria ispirata ad una visione di “welfare community”, in cui il miglioramento dello stato di salute non è il risultato di più prestazioni mediche o sanitarie in genere, quanto piuttosto il risultato di una attenzione ai più disparati determinanti e alla messa in campo di azioni strategiche inter-settoriali efficaci, capaci di spostare il baricentro della tutela nell’area del territorio ribaltando la logica ospedalo-centrica che ha finora condizionato ogni dibattito sulla sanità e, più in generale, sulla salute.
Come in una sorta di nemesi, questa logica ospedalo-centrica è tornata impietosamente a dominare il dibattito negli ultimi sei mesi, da quando cioè la Puglia ha dovuto intraprendere un percorso “di piano di rientro” teso alla riduzione dei costi del sistema sanitario, avendo violato nell’ultimo triennio il patto di stabilità finanziario. Le principali leve finanziarie di questo “rientro” sono note: blocco del turn-over del personale, invalicabilità dei tetti di spesa per gli erogatori accreditati, riduzione della spesa farmaceutica. Accanto a queste misure, la Regione Puglia ha dovuto accettare un ridimensionamento della rete ospedaliera rispetto agli “standards” vigenti e sulla base dei quali era stato approvato il Piano della Salute del 2008, predisponendo così un taglio di 2200 posti letto da attuare nel periodo 2010-2012. Con l’approvazione dei provvedimenti di riordino ospedaliero di fine 2010, dunque, si è registrata la rottura dell’accordo raggiunto grazie al modello di concertazione affermatosi negli anni precedenti, e l’intero sistema è andato in fibrillazione a tutti i livelli, istituzionale, politico, professionale, sociale.
Il dibattito che ne è scaturito sta però rivalutando la centralità di quell’idea di salute che tutta la Puglia ha condiviso negli anni scorsi, e si sta definitivamente orientando verso la parte di “riqualificazione” del Piano approvato nei giorni scorsi dal Consiglio Regionale.
Lo scenario che si apre davanti a noi è dunque quello di un sistema che può essere riqualificato attraverso una ristrutturazione che consenta di ottenere risultati sul piano della appropriatezza, concentrando nell’ospedale le funzioni proprie della medio-alta complessità e della emergenza-urgenza, ricollocando nel territorio le funzioni proprie della bassa complessità, adeguando i “lay-out” strutturali e i modelli organizzativi per il lavoro in associazione dei medici di medicina generale, la continuità assistenziale, la medicina specialistica di iniziativa e la prevenzione attiva, le attività domiciliari, la degenza territoriale, il “day service” medico e chirurgico, il “day-surgery” autonomo ancorchè collegato funzionalmente all’ospedale per acuti, la residenzialità, la semiresidenzialità.
La messa in atto di queste azioni di sistema necessita però di un recupero di concertazione che deve necessariamente partire dai territori, e che per questo deve trovare la sua sede naturale nelle aziende sanitarie ed in particolare nei distretti sociosanitari, luoghi deputati non solo alla gestione di servizi ma soprattutto al governo della complessità, luoghi laddove l’offerta di servizi si incontra con i bisogni di salute e di assistenza integrandosi nelle reti socio-sanitarie; luoghi dove possono essere efficacemente sviluppate dinamiche virtuose che, con il coinvolgimento dei Cittadini, degli Enti Locali, e di tutti i Professionisti Sanitari a partire dai Medici di Medicina Generale, possono consentire la condivisione di una programmazione attuativa aggiornata rispetto al 2009, primo passo per un recupero di “governance” che riparta dagli attori del territorio per riconciliarsi progressivamente con il livello regionale, questa volta “dal basso verso l’alto”.
Un aiuto in questo senso sarà certamente fornito dalla adozione del nuovo Regolamento organizzativo del Distretto sociosanitario pugliese, attualmente in discussione nella Commissione Sanità del Consiglio Regionale, che contiene la base tecnico-giuridica di questo nuovo ruolo dei Distretti sociosanitari, vero e proprio valore aggiunto che può consentire l’affermazione di una nuova “governance” del sistema sempre più orientata verso i Cittadini.
DR. OTTAVIO NARRACCI
DIRETTORE DISTRETTO SOCIO-SANITARIO, ASL BRINDISI
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