Brindisi, 08/06/2011

Referendum: l'invito al voto della Uilcem

Il dibattito politico di queste ultime settimane, si è concentrato sulla consultazione referendaria del 12 e 13 giugno.
Essere presenti agli appuntamenti elettorali, come elettori e come cittadini, è non solo un Diritto e un Dovere sancito tra l’altro dalla nostra Costituzione, ma in questa tornata, riveste, oggettivamente un impegno morale e un occasione di servizio istituzionale che per certi versi ci tocca da vicino, evitando di farci trascinare dalle ideologie politiche.
Primo perché tre dei quattro quesiti, quelli relativi all’Acqua e all’Energia Nucleare appartengono a due settori di pertinenza della nostra Categoria Sindacale, e secondo perché sono argomenti che in un modo o nell’altro ci coinvolgono come territorio perché le conseguenze potrebbero riversarsi sulle nostre teste e sulle nostre tasche.
Certamente il Nucleare è il tema più impegnativo, se non altro per la sua drammaticità che all’indomani della tragedia di Fukushima ha per certi versi riversato sull’argomento, e non solo spinti dall’onda dell’emotività.
E’ indubbio che l’orientamento iniziale del Governo che affidava in prospettiva al nucleare un quarto del fabbisogno energetico del Paese, è stato stravolto dalla Legge Omnibus in materia da loro stessi emanata nel tentativo di bloccare un referendum abrogativo, confermato oramai anche dalla Corte Costituzionale.
Scelta che ha evidenziato soprattutto una chiara mancanza di programmazione e di un Piano Strategico Energetico del nostro Paese.
Ecco perché si continua a vivere alla giornata. Ieri si parlava di Rigassificatori, importantissimi per affrontare le emergenze e le difficoltà di approvvigionamento del gas, utili anche per sostituire combustibili nocivi, oggi si parla di nucleare, creando gruppi di ricerca specializzati, domani si riparlerà di “fonti rinnovabili” a partire dal fotovoltaico, settore travolto dalle molteplici inchieste a 360 gradi. Ma si sa che in Italia e soprattutto nel nostro Sud, gli affari economici costituiscono terreno di coltura della malavita organizzata.
E’ lecito quindi pensare che non siamo ancora pronti a gestire un sistema nucleare che per la sua complessità e pericolosità, necessità di una gestione trasparente e alquanto priva di elementi e di fattori di rischio.
Basti pensare a cosa provocherebbe una gestione allegra delle “scorie radioattive”, in un territorio che non riesce a gestire neanche i rifiuti solidi urbani.
La privatizzazione dell’acqua, invece, non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale ed etico.
Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto da privatizzare, e magari poi socializzare le grosse perdite che essa stessa produce per l’inefficienza non solo delle reti ma anche di chi è chiamato a gestire.
In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta, che per la sua limitazione si stà trasformando purtroppo in una risorsa strategica vitale. Il valore crescente dell’acqua, le preoccupazioni concernenti la qualità e la quantità di approvvigionamento, oltre che le possibilità di accesso, accordate o rifiutate, stanno avvicinando l’acqua al petrolio e a certe ricchezze minerali.
La sua rarità e il suo valore crescente porteranno sempre più a delle politiche dell’acqua e a conflitti internazionali che potranno attribuire ai diritti su quest’ultima un’importanza di primo piano.
Per questo è pericoloso considerare l’acqua un bene da lasciare alla libera regolamentazione del mercato.
Come Uilcem Provinciale quindi siamo convinti che solo abrogando questa norma, vi è poi la possibilità di definire norme più coerenti rispetto al carattere strategico dei servizi oggetto della Riforma e di conseguenza possiamo difendere il settore dalle speculazioni finanziarie e da interessi internazionali.
Anche qui non possiamo permetterci di innescare nel nostro Mezzogiorno un circolo vizioso tra lo stato di arretratezza infrastrutturale che viviamo, la sfiducia nelle Istituzioni e la ricerca di soluzioni individuali, non sempre lecite ai bisogni collettivi.
Tra l’altro il problema dell’Acquedotto Pugliese è sotto gli occhi di tutti. Gli sprechi dovuti ad una cattiva gestione almeno trentennale e ad una mancanza di una seria manutenzione della rete (vi è una dispersione che supera picchi del 50%), ha portato l’Ente ad un crollo senza precedenti che oggi in parte si sta tentando di tamponare con la scelta di un affidamento diretto a società pubblica di dimensione regionale. Per questo crediamo che una vittoria del “SI” potrà e dovrà essere accompagnata da una indispensabile valorizzazione delle reti e delle professionalità che dovranno sviluppare queste infrastrutture in una logica industriale con servizi più efficienti da offrire ai cittadini.
Invitiamo quindi tutti quanti ad ottemperare a questo nostro Diritto.

COMUNICATO STAMPA UILCEM