|
Brindisi, 03/04/2012
Uil sui liceziamenti alla Exxon Mobile
In un momento come quello attuale, dove imperversa la recessione e la disoccupazione, e nel quale ci apprestiamo a vivere una ennesima stagione di conflitti sociali per una discutibile, ma spero migliorabile Riforma del Mercato del Lavoro, crescono, anche nel nostro territorio, “piccoli Marchionni”. Questo è quanto accade in ExxonMobil, dove i Responsabili Aziendali, invece di studiare ma soprattutto di guidare siti produttivi che consentono di far utili per le multinazionali che li tengono a busta paga, non trovano di meglio che inventarsi Organizzazioni del Lavoro che studiate scientemente a tavolino, risultano poi di difficile applicazione nella realtà.
ExxonMobil, per anni azienda leader del settore, in questo momento brancola nel buio e in preda al panico per il taglio di ben 27 unità lavorative nello stabilimento di Brindisi, attraverso una procedura di Mobilità con un Programma di Riorganizzazione del personale avvenuta nel marzo 2010, ad oggi non riesce a trovare ancora una Organizzazione che risponda alle esigenze produttive, mettendo allo scoperto incompetenze ed improvvisazione del Management aziendale.
Scoppia così il caos organizzativo!
La D.A. sconvolge le O.d.L. di reparti creando confusione tra i lavoratori ed i supervisori con conseguenze negative sugli stessi e soprattutto sull’attività produttiva. Si spostano, o meglio dire, si allontanano lavoratori da un reparto ad un altro, con sottrazione di conoscenze e professionalità acquisite negli anni. Mancano, tra l’altro, ancora unità lavorative che erano già state individuate nell’accordo delle vigenti O.d.L..
Come se non bastasse, in questo marasma generale, e senza l’ausilio della nuova Riforma in barba all’Art. 18, perché forse a qualcuno sfugge che le aziende hanno già tutto il potere per “licenziare” o meglio per “mandare a casa” un lavoratore, nell’ultimo mese non sono stati confermati due dei neo assunti con contratto a termine di 18 mesi che avevano già raggiunto un buon grado di autonomia ed esperienza lavorativa. Sembra che, almeno per uno dei due, in queste ore vi è la possibilità di un rientro, anche se ancora con un contratto di 12 mesi, mentre per il secondo il sig. Galasso Stefano, la D.A. ha deciso, “per il bene del ragazzo” di non richiamarlo.
L’aspetto che vorremmo portare all’attenzione dell’opinione pubblica e che tra l’altro ci preoccupa fortemente per le sorti anche psicologiche di un giovane lavoratore che nel frattempo, incoraggiato dall’assunzione si era spinto anche a progettare il suo futuro ricorrendo a mutui, è che il mancato rinnovo del contratto, da ciò che abbiamo appreso, tra mille difficoltà di interpretazione e di credibilità, non è scaturito da gravi inadempimenti tecnici e di sicurezza del lavoratore che possono aver incrinato il rapporto fiduciario che lega il Datore di Lavoro e lo stesso. Non ci sono state assenze ingiustificate, simulazioni di malattia, insubordinazione, scarso rendimento, rifiuto di mansioni e quant’altro.
Non c’è stato alcuno giudizio negativo sulla professionalità, sulla disponibilità e sulle competenze del collega, a detta del Responsabile di Produzione che gli ha comunicato la scelta della società, non gli sono stati contestati addebiti disciplinari per non aver effettuato correttamente il proprio lavoro, o per aver infranto regole o procedure di sicurezza, nulla di tutto questo. Anzi, il sig. Galasso è stato chiamato per ben 25 giorni, nei 18 mesi di permanenza contrattuale, ad effettuare lavoro di straordinario. Inoltre, per circa 80 volte gli è stato chiesto, dall’azienda, di cambiare turno di lavoro, e su 160 ore di ferie spettanti Galasso ha usufruito solo di 120 ore e in particolare nei periodi estivi sempre fuori dal periodo contrattuale. In più al lavoratore, svariate volte gli è stato richiesto di coprire mansioni di categorie superiori, in particolare “capo macchina sulla taglierina”, naturalmente tutto dimostrabile e documentabile attraverso buste paghe e fogli di marcia delle apparecchiature, questo a dimostrazione della disponibilità e della abnegazione che il Galasso aveva nei confronti di quel posto di lavoro che gli garantiva un futuro dignitoso di vita.
Il sig. Galasso, ha solo avuto la “sfortuna” di assentarsi dal suo posto di lavoro per 24 giorni di malattia, 21 dei quali per effetto di un intervento chirurgico che non poteva più rimandare, come testimoniano i referti medici.
Ci chiediamo allora: è moralmente corretto interpretare tale circostanza come alto indice di assenteismo?
Avendo solo questi argomenti come motivazione rilasciate dai vari Responsabili, anche in maniera non all’unisono, è inequivocabile l’atteggiamento discriminatorio contro il sig. Galasso che offende l’intelligenza e la dignità della persona, prima ancora che del lavoratore.
La Uilcem, su quanto dichiarato dalla D.A. non condivide i contenuti e il metodo di questa decisione ed auspica una immediata revoca della decisione presa da parte della D.A. con una concreta proposta contrattuale avente ad oggetto la ricostituzione del rapporto di lavoro atto a dimostrare la piena affidabilità del lavoratore.
Visti ulteriori atti di discriminazione, perpetrati nei confronti di altri nostri iscritti, basta ricordare anche l’episodio di altri due licenziamenti nel 2003 che nonostante i tre gradi di giudizio positivo al reintegro, di fatto a quei lavoratori non gli è mai stato concesso di riprendere il loro posto di lavoro, riconoscendogli tra l’altro le retribuzioni spettanti, quindi già prima della Riforma questa azienda ha applicato al posto del reintegro il risarcimento economico, crediamo che sia ormai il caso di valutare, in una prossima assemblea, di intraprendere iniziative atte a tutelare gli iscritti.
Nel frattempo proseguiremo una campagna mediatica con l’esterno, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni su quanto accaduto perché secondo il nostro punto di vista, vi è una dimostrazione di assoluta mancanza di valori etici e morali, al di là delle regole contrattuali, che non possono essere sottaciuti.
COMUNICATO STAMPA UIL BRINDISI |