Brindisi, 07/04/2012

Art. 18: il no della FP Cgil

Forse è un caso che su “La Gazzetta del Mezzogiorno” siano apparse contemporaneamente e sulla stessa pagina le interviste rese sul “nuovo articolo 18”, sia dal Presidente della Provincia Massimo Ferrarese (UDC), che dal Senatore Francesco Divella (Fli), ma la cosa è ugualmente sconcertante.
Ancor più perché il Presidente Ferrarese addita come responsabili della mancata riforma del cosiddetto “mercato del lavoro” le organizzazioni sindacali, tacciate persino di “vetero - sindacalismo”, in altri termini, di sindacalismo vecchio ed antiquato.
L’uso di tale espressione è sotto certi aspetti veramente inquietante, perché richiama alla memoria lo stesso linguaggio usato dal capogruppo regionale di AN Gianni Plinio in merito alle iniziative di protesta intraprese dal sindacato contro la riforma Gelmini, definendole frutto di “vetero - sindacalismo di sinistra” (e “carnevalata antigovernativa”).
Ebbene, nel caso delle interviste ricordate, il fatto che tale terminologia venga dal Presidente Ferrarese, pur se contemporaneamente imprenditore, non è indifferente, giacchè egli, quale massimo rappresentante di una coalizione, dovrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra le diverse componenti politiche che lo sostengono, per di più all’interno di un “laboratorio”, ormai datato e che stenta - evidentemente - a dare i frutti sperati.
L’idea dello Stato liberale che possa fare a meno della giustizia e della pace sociale fallì fragorosamente dando origine ad un “periodo storico” molto difficile per il nostro paese.
Allo stesso modo ora fallirebbe una riforma che non tenesse conto delle istanze sociali, andando certamente incontro a prospettive oscure.
Non si possono “buttare alle ortiche” decenni di lotte per la conquista di diritti sacrosanti dei Lavoratori, che hanno dato dignità alla Nazione, per favorire la speculazione e la finanza parassitaria, facendo pagare inefficienze, ritardi e privilegi inqualificabili ai più deboli.
Qualcuno accusa anche di strabismo i difensori dei diritti dei Lavoratori, come coloro che guardano il proprio dito senza alzare lo sguardo alla luna. Ma veramente la risoluzione del problema del lavoro è legato all’abolizione dell’art.18?
I fautori di tale dottrina dovrebbero spiegare come è possibile arrivare a nuove assunzioni senza creare nuovi posti di lavoro. E come è possibile in questo modo far entrare i giovani nel mondo del lavoro: forse avendo la libertà di licenziare senza remore i Lavoratori più anziani?
Perché non dire chiaramente che quello a cui mira il capitalismo nostrano – ed i suoi fautori – è la frammentazione, quando non proprio la polverizzazione della “comunità operaia”, la trasformazione dei lavoratori da sfruttati a oppressi, ovvero sudditi di una società che nega diritti, sempre più isolati e sempre meno tutelati; meno dotati di potere contrattuale e di capacità negoziale.
La CGIL, in tutte le sue articolazioni, è impegnata ad una strenua lotta contro il “nuovo articolo 18” e le notizie di queste ore di un ripensamento di Monti sulla modifica all’art.18, che scongiura la pratica dei licenziamenti facili, dà forza e consenso a tutte quelle forze progressiste sindacali e politiche più sensibili alle tematiche sociali.

COMUNICATO STAMPA FP CGIL