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Brindisi, 06/09/2012
Riunione Edipower, BBC: "si fermi subito la produzione"
L’audizione dei vertici di Edipower e A2A in seno alla conferenza dei capigruppo è stata assolutamente deludente ed insoddisfacente.
Sia l’A2A, che controlla l’Edipower, che la stessa Edipower non hanno voluto né saputo fornire indicazioni sul futuro della centrale di Brindisi Nord, rimandandole ad un fantomatico piano industriale pronto per la fine dell’anno. Hanno comunque escluso ogni possibile riconversione a gas e che non stanno lavorando per trasformare l’impianto in un termovalorizzatore.
Nel frattempo ci comunicano che le attività della centrale vanno avanti così come si era definito nell’ultimo incontro di marzo con sindacati , Provincia e Commissario Pezzuto, i quali chiesero di mantenere in esercizio , pur senza l’AIA aggiungiamo noi, la centrale.
Dalla metà di agosto quindi hanno ripreso l’attività con un gruppo che brucerà carbone fino alla fine di settembre per poi riprendere le attività per un altro mese tra metà novembre e metà dicembre.
Il tutto, bontà loro, per non mettere in cassa integrazione gli addetti della centrale. Continuando con un impianto vecchio ed inadeguato a provocare problemi per l’ambiente e la salute.
E’ a nostro avviso di tutta evidenza, come abbiamo sottolineato nell’incontro, che l’enorme debito dell’A2A di poco inferiore ai 5 miliardi di euro non consente all’Edipower che dispone di circa 10 centrali elettriche in Italia di destinare per quella di Brindisi , unica a carbone, le risorse necessarie. Parliamo di circa 360 milioni di euro necessari per ammodernare gli impianti secondo le prescrizioni dell’AIA che continua a non essere rilasciata .
Ci riesce infatti difficile pensare che l’A2A aumenti il suo debito, già fuori controllo, per destinare risorse ad una delle centrali che ben che vada produrrà con un gruppo o al massimo due.
E’ quindi evidente che costoro preferiscono mantenere la situazione di stallo a Brindisi poiché eviterebbero in questo modo di mettere in bilancio o gli investimenti per l’adeguamento dell’impianto o i soldi che dovrebbero destinare per la chiusura.
Una situazione che ha avuto sull’occupazione già riflessi pesanti, poiché molti dei 200 lavoratori dell’indotto hanno già perso il loro posto di lavoro.
La situazione è quindi paradossale: chi difende l’impianto per difendere i posti di lavoro in realtà è responsabile dei licenziamenti avvenuti, mentre chi ne chiede la chiusura, come noi di Brindisi bene Comune,con il trasferimento dei diretti all’Enel e degli indiretti per le opere di smantellamento e bonifica, lavora per l’unica soluzione in grado di garantire salute e lavoro.
Dopo quest’incontro chiediamo quindi ufficialmente, a tutela della salute dei cittadini, che si chieda all’Edipower di sospendere la produzione sino a che non sarà in grado di presentare un piano industriale ed avviare immediatamente un tavolo in grado di affrontare una crisi che ormai è esplosa, per dare risposte concrete ai lavoratori diretti ed indiretti e tutelare allo stesso tempo la salute dei brindisini.
COMUNICATO STAMPA BRINDISI BENE COMUNE
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