Brindisi, 28/12/2012

Riordino sanità: lettera aperta di D'Angelo (Noi Centro)

Di seguito riportiamo integralmente una lettera aperta di Cosimo D’Angelo al sindaco della città di Brindisi, ai Parlamentari ed ai Consiglieri Regionali della provincia La città di Brindisi e la sua provincia, come noto, hanno già subito una serie di provvedimenti finalizzati al depotenziamento delle diverse strutture pubbliche presenti sul territorio (Banca d’Italia, Centro S.A.R., direzione dell’Agenzia delle Entrate, ecc..) riducendone le capacità operative prima ancora che si iniziasse a parlare di accorpamento delle Provincie. Nell’ambito di questo processo di arretramento della presenza dello Stato nella nostra Provincia, non può passare inosservato il significativo ridimensionamento avuto dalla sanità pubblica che con il tristemente noto “piano di rientro” ha avuto una penalizzazione anche maggiore rispetto ad altri territori della nostra regione.
In questa prospettiva, appare all’orizzonte la prossima iniziativa regionale che dovrebbe essere contenuta in un imminente piano di riorganizzazione della rete dell’emergenza-urgenza sanitaria, a cui stanno i lavorando i tecnici dell’assessorato alla salute della regione Puglia.
Secondo indiscrezioni, questa nuova programmazione dovrebbe determinare il declassamento dell’ospedale “Perrino” che da “DEA (dipartimento di emergenza e accettazione) di II livello” diventerebbe “DEA di I livello” mentre l’ospedale di Francavilla Fontana passerebbe dall’inquadramento come “DEA di I livello” a “Pronto Soccorso”.
Una tale operazione, apparentemente solo tassonomica e senza un’immediata ricaduta in termini di taglio di posti letto o di reparti ospedalieri, tuttavia rischierebbe di tradursi nella definitiva chiusura verso ogni legittima aspirazione di sviluppo delle principali strutture sanitarie pubbliche della provincia di Brindisi poiché lo stesso piano sancirebbe inequivocabilmente un criterio di insufficienza e quindi di subalternità della sanità brindisina verso i poli sanitari più qualificati ed ultra-specialistici (pertanto classificati DEA di II livello) presenti nelle provincie limitrofe (Lecce, Taranto e Bari).
A qualcuno, ciò potrebbe sembrare solo un provvedimento di constatazione della attuale realtà sanitaria locale ovvero l’inevitabile epilogo di una storia fatta di tagli operati dalla giunta attuale e promesse mai mantenute del vecchio piano “Fitto” di riordino ospedaliero ma se prevalesse questo principio di rassegnazione allora rischieremo di capitolare ad un futuro senza eccellenze e probabilmente con nuovi tagli.
Con questa lettera pubblica, si chiede una maggiore sensibilità ed attenzione a quanti, in funzione del proprio incarico istituzionale, possono intervenire per scongiurare la ratifica di progetti regionali che vedrebbero per l’ennesima volta il nostro territorio soccombere rispetto ad altri.