September 26, 2026

A Brindisi istituzioni, Forze dell’ordine, ASL e Ordini professionali fanno il punto sulla sicurezza nei luoghi di cura. Verso un protocollo integrato per prevenzione, formazione, segnalazione e intervento

La sicurezza degli operatori sanitari passa dalla prevenzione, dalla formazione e, soprattutto, dalla denuncia di ogni episodio di violenza. È questo uno dei messaggi principali emersi dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica riunito in Prefettura a Brindisi per affrontare il fenomeno delle aggressioni ai danni di medici, infermieri e personale sanitario.

L’incontro, presieduto dal prefetto di Brindisi Guido Aprea, ha visto la partecipazione del questore Aurelio Montaruli, del comandante provinciale dei Carabinieri Agostino Scala e, per la Guardia di Finanza, del tenente colonnello Agostino Taurino. Al tavolo anche il presidente dell’Ordine dei Medici Arturo Oliva, la presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Paola De Biase, il direttore generale della ASL Brindisi Stefano Rossi, il direttore medico dell’ospedale Perrino Andrea Molino e i responsabili dei servizi aziendali coinvolti nella gestione del rischio e nel supporto agli operatori.

Il confronto ha permesso di analizzare un fenomeno che presenta dinamiche differenti e che non può essere ricondotto automaticamente a eventuali carenze organizzative delle strutture sanitarie. Ospedali e servizi territoriali sono luoghi aperti alla cittadinanza, operativi senza interruzione e caratterizzati quotidianamente dalla presenza di un numero elevato di utenti, familiari e accompagnatori.

 

«Ogni aggressione deve essere denunciata»

Uno dei nodi principali emersi durante la riunione riguarda la distanza ancora esistente tra gli episodi che vengono segnalati internamente alle strutture sanitarie e quelli che arrivano a una formale denuncia alle Forze dell’ordine o all’Autorità giudiziaria.

Una situazione che, secondo l’Ordine dei Medici, rende più difficile conoscere la reale dimensione del fenomeno e adottare misure efficaci.

«Ogni aggressione deve essere denunciata. Un episodio non denunciato è come se non fosse mai avvenuto», ha sottolineato il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Brindisi Arturo Antonio Oliva, ringraziando il prefetto e le Forze dell’ordine per l’attenzione riservata alla sicurezza degli operatori sanitari.

La denuncia, è stato ribadito, non rappresenta un semplice adempimento statistico. Consente di far emergere il fenomeno, individuare le situazioni maggiormente esposte e attivare interventi di prevenzione e tutela.

L’Ordine dei Medici ha inoltre ricordato che la normativa nazionale ha rafforzato negli ultimi anni la tutela penale del personale sanitario, ma che gli strumenti previsti possono essere efficacemente utilizzati soltanto quando gli episodi vengono portati all’attenzione delle autorità.

 

Protocollo con la Questura e formazione

Nel corso dell’incontro il questore Aurelio Montaruli ha richiamato anche il protocollo d’intesa sottoscritto circa un anno e mezzo fa con la ASL Brindisi per la sicurezza degli operatori, evidenziando la necessità di dare piena attuazione alle misure previste.

Sul tavolo è stata quindi condivisa l’esigenza di rafforzare il raccordo tra sistema sanitario e Forze dell’ordine attraverso un protocollo integrato, capace di rendere più rapide ed efficaci le procedure di prevenzione, intervento e comunicazione.

Particolare attenzione sarà dedicata alla formazione degli operatori, sia per fornire strumenti utili a prevenire e gestire le situazioni di conflitto, sia per chiarire le procedure da seguire in caso di aggressione e le modalità di segnalazione e denuncia.

La formazione dovrà riguardare anche il riconoscimento dei segnali di pericolo e la gestione delle situazioni potenzialmente a rischio.

 

Sicurezza anche nei reparti ordinari

Le strutture maggiormente esposte al rischio sono già interessate da specifici strumenti di prevenzione, sistemi di allarme e collegamenti con gli istituti di vigilanza. La discussione ha però evidenziato la necessità di estendere progressivamente l’attenzione anche ai reparti ordinari, dove possono verificarsi episodi di tensione o comportamenti aggressivi.

Tra le misure che potranno essere ulteriormente implementate figurano videosorveglianza, controllo e presidio delle aree più sensibili, in coordinamento con le Forze dell’ordine e nel rispetto delle rispettive competenze.

La ASL Brindisi ha inoltre aggiornato la propria procedura aziendale per la gestione del rischio di aggressioni, in coerenza con le raccomandazioni ministeriali e con il quadro normativo regionale.

 

Sostegno psicologico agli operatori

La tutela non si esaurisce nella gestione dell’episodio. Durante il confronto è stata evidenziata anche l’importanza del sostegno psicologico agli operatori vittime di aggressioni o coinvolti in situazioni particolarmente stressanti.

L’obiettivo è garantire una presa in carico che prosegua anche dopo l’evento, offrendo agli operatori strumenti adeguati per affrontare le conseguenze dell’aggressione.

Sul piano giudiziario, inoltre, la ASL Brindisi ha comunicato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento relativo all’ultima aggressione ai danni di un operatore sanitario e di valutare la stessa iniziativa nei successivi casi di violenza nei confronti del proprio personale, quando ne ricorrano i presupposti di legge.

Anche l’Ordine dei Medici ha ribadito il proprio impegno al fianco dei professionisti coinvolti, ricordando che si costituisce parte civile nei procedimenti penali relativi alle aggressioni ai danni dei propri iscritti.

 

Dalla gestione degli episodi a un sistema permanente di prevenzione

Dal tavolo prefettizio è emersa, in definitiva, la necessità di superare una gestione affidata ai singoli episodi e costruire un sistema permanente di prevenzione.

Un percorso che dovrà coinvolgere stabilmente Prefettura, Forze dell’ordine, ASL, Ordini professionali, operatori sanitari e cittadini, attraverso formazione, segnalazione tempestiva, sicurezza, videosorveglianza, supporto psicologico e comunicazione.

La sicurezza nei luoghi di cura, è stato sottolineato, riguarda infatti tanto chi vi lavora quanto chi vi accede per ricevere assistenza.

L’obiettivo condiviso è creare le condizioni affinché medici, infermieri, operatori sociosanitari e tutto il personale sanitario possano svolgere il proprio lavoro in sicurezza, tutelando al tempo stesso la qualità e la continuità dell’assistenza e, più in generale, il diritto alla salute della comunità.

La collaborazione tra istituzioni e sistema sanitario proseguirà ora con l’obiettivo di dare concreta attuazione alle misure individuate e definire il protocollo integrato per la prevenzione e il contrasto delle aggressioni.

Comments are closed.