«Ai turisti offriamo i monumenti». Questa affermazione del sindaco Giuseppe Marchionna, contenuta nell’intervista rilasciata a Paola Crescenzo e pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, ha provocato una dura reazione di Francesco Renna.
L’ex assessore al Turismo e al Marketing territoriale affida a un intervento pubblicato sul proprio profilo social una riflessione che parte dal ruolo dei monumenti, ma finisce per mettere in discussione l’intera impostazione della politica turistica dell’amministrazione comunale.
«Ma una città non vive di sole pietre», scrive Renna. E aggiunge: «Le recenti dichiarazioni del Sindaco Giuseppe Marchionna sul cartellone estivo rivelano un limite preoccupante: l’assenza totale di una visione turistica e di sviluppo per Brindisi».
Una presa di posizione particolarmente significativa anche per la personalità dello stesso Renna.
La sua critica arriva da un’area politica centrista e da una persona che non può essere ricondotta al tradizionale fronte dell’opposizione.
Già assessore della città, organizzatore del Negroamaro Wine Festival e di altre iniziative di promozione territoriale, Renna ha sostenuto la candidatura di Marchionna nella campagna elettorale che lo portò alla guida del Comune ed era stato tacciato da una parte dell’opposizione di avere un forte peso nelle scelte dell’attuale amministrazione brindisina. Le tortuose strade della politica brindisina hanno, poi, portato i consiglieri che criticarono Renna a passare in maggioranza mentre l’ex assessore oggi si esprime duramente verso il sindaco.
Il punto centrale del ragionamento di Renna riguarda il modo in cui oggi si costruisce una destinazione turistica.
Secondo Renna, sostenere che il programma estivo non sia stato pensato per attrarre turisti e che chi arriva da fuori possa trovare nei monumenti ciò che cerca significa avere una visione riduttiva del turismo contemporaneo.
«I monumenti non bastano, i turisti non cercano solo pietre da guardare, cercano esperienze», scrive.
Da qui il rischio, secondo l’ex assessore, di relegare Brindisi a una destinazione di passaggio, caratterizzata dal cosiddetto turismo «mordi e fuggi», con visitatori che restano in città soltanto poche ore senza trasformare la presenza in pernottamenti e consumi.
Una critica che tocca direttamente anche la scelta di puntare, o meno, sui grandi eventi.
«I grandi eventi sono investimenti, non costi», sostiene Renna, contestando quella che definisce la superficialità con cui Marchionna liquida la programmazione delle città vicine perché considerata troppo costosa.
Il ragionamento è quello dell’indotto: un evento capace di richiamare pubblico non produce soltanto spettacolo, ma può generare ricadute su alberghi, B&B, ristoranti, bar, attività commerciali e sull’intero tessuto economico cittadino.
«Creare un’offerta culturale e di intrattenimento di alto livello non significa dimenticare i cittadini, ma alzare la qualità della vita di tutti e creare lavoro», afferma Renna.
La sua critica, quindi, non riguarda esclusivamente il cartellone dell’estate 2026. Alla base c’è una domanda più generale sul futuro della città.
«Rassegnarsi a gestire l’ordinario senza ambizione significa condannare Brindisi a rimanere un punto di passaggio tra aeroporto e porto, mentre il resto della Puglia cresce», scrive.
E qui emerge la sua idea di una Brindisi capace di utilizzare il proprio patrimonio storico e culturale non soltanto come qualcosa da mostrare, ma come una leva economica.
«Brindisi merita molto di più, merita una visione capace di valorizzare la sua storia trasformando la cultura e il turismo in vere risorse economiche», conclude.
Poi, però, arriva la parte più dura dell’intervento. Infatti, la lunga riflessione sul turismo, sugli eventi e sulle strategie di sviluppo, culmina con una battuta dal tono inequivocabilmente polemico: «Spesso affermo che non tutti sanno fare la O con il bicchiere. Dopo molti anni, tanti forse, ho scoperto che Marchionna è uno di loro».
Un’affermazione che alza decisamente il livello dello scontro e che, proprio perché arriva da un ex assessore, da un organizzatore di eventi e da un sostenitore della candidatura di Marchionna, assume un peso politico tutt’altro che secondario.
Il tema, alla fine, è quello di quanti eventi inserire in un cartellone estivo ma soprattutto la diversa idea di città che emerge dalle due posizioni: se sia sufficiente mettere a disposizione dei visitatori ciò che Brindisi già possiede oppure se sia necessario costruire intorno a quel patrimonio un’offerta capace di farli restare, vivere la città e produrre economia.
