June 21, 2026

Più che una semplice presentazione di un libro è stato un ritrovarsi, un riconoscersi, un tornare per qualche ora dentro una storia collettiva che appartiene a centinaia di persone.

Ieri pomeriggio, al Parco Buscicchio di Brindisi, presso la sede di “Legami di Comunità” la presentazione di “Quella 127 gialla” di Mario Spalluto ha fatto registrare una partecipazione straordinaria. Una sala gremita oltre ogni previsione, volti che si ritrovavano dopo anni, abbracci, sorrisi e momenti di autentica commozione.

 

Fin dalle prime battute è apparso chiaro che il volume non racconta soltanto la storia del rugby brindisino. Certo, nelle sue pagine trovano spazio campionati, trasferte, vittorie e sconfitte, campi improvvisati e sacrifici quotidiani. Ma il vero cuore del libro è rappresentato dalle persone.

“Quella 127 gialla” parla di ragazzi diventati uomini, di amicizie nate in uno spogliatoio e durate una vita, di famiglie che hanno condiviso sogni, speranze e difficoltà. Parla di chi ha contribuito a costruire il movimento rugbistico cittadino e di chi oggi non c’è più, ma continua a vivere nei ricordi di chi ha condiviso quel percorso.

 

Per questo motivo la presentazione ha seguito un percorso diverso da quello tradizionale. Più che ripercorrere una cronologia sportiva, l’incontro ha dato voce ai protagonisti di quella stagione. Ex giocatori, dirigenti, amici e compagni di viaggio hanno raccontato aneddoti, episodi e ricordi, componendo un mosaico umano che ha restituito il senso più profondo dell’opera.

Nel corso della serata è emersa con forza anche un’altra dimensione del libro. “Quella 127 gialla” rappresenta infatti il ponte ideale tra il rugby pionieristico degli anni Ottanta e il presente dell’Appia Rugby Brindisi, la società neopromossa nel campionato nazionale di Serie B alla quale saranno devoluti i proventi della vendita del volume. Un modo concreto per trasformare la memoria in sostegno al futuro.

 

Tra racconti divertenti e momenti di intensa emozione, sono riemersi episodi che fanno ormai parte della memoria collettiva del rugby brindisino: il celebre “secchio dei miracoli”, le trasferte affrontate con mezzi di fortuna, il poliziotto che fermò la storica 127 gialla con nove persone a bordo e le storie di giovani atleti che da Brindisi sono riusciti a raggiungere traguardi prestigiosi.

 

Ma il momento più significativo è arrivato quando, attraverso le testimonianze degli ex giocatori e degli amici di sempre, è emersa la figura di Mario Spalluto.

Non soltanto il fondatore di una squadra. Non soltanto l’allenatore che ha accompagnato generazioni di ragazzi nella loro crescita sportiva. E neppure soltanto l’autore di un libro destinato a custodire una parte importante della memoria cittadina.

Dalle parole di chi lo ha conosciuto e seguito in questi quarant’anni è emerso soprattutto il ruolo di costruttore di comunità. Una persona capace di tenere insieme generazioni diverse attorno a valori come il rispetto, il sacrificio, l’amicizia e il senso di appartenenza.

Le partite, le classifiche e i risultati sportivi appartengono inevitabilmente al ramo dei ricordi. Restano invece i legami umani, le amicizie e l’esempio di chi ha dedicato una parte importante della propria vita a costruire qualcosa per gli altri.

È probabilmente questo il messaggio più autentico consegnato ieri da “Quella 127 gialla”: il rugby è stato il mezzo, ma la vera storia raccontata dal libro è quella di una comunità.

E Mario Spalluto ne è stato uno degli artefici più tenaci e generosi.

 

Oreste Pinto

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