August 13, 2026

Il dibattito sul turismo a Brindisi sembra troppo spesso ridursi al calendario degli eventi estivi: quale cantante, quale comico, quale spettacolo e quante persone riuscirà a richiamare per una sera. Così come mi sembra alquanto poco utile e produttivo “un invito a corte”…,
Gli eventi sono utili e rendono una città più viva. Ma un cartellone di spettacoli non è una politica turistica. Una destinazione si costruisce creando ragioni per arrivare, fermarsi, spendere sul territorio e desiderare di tornare.

E Brindisi avrebbe argomenti ben più importanti sui quali discutere.

I nuovi dati sull’enoturismo italiano ci dicono, per esempio, che il turismo enogastronomico coinvolge ormai circa 18 milioni di italiani e, soprattutto, che il Salento, indicato dal 20% degli intervistati, è insieme alle Cinque Terre la destinazione enoturistica più desiderata, davanti a Chianti, Costiera Amalfitana ed Etna.
Un dato che dovrebbe interessarci molto più di quanto accada.

Dal mare alle vigne
La novità è che il vino non rappresenta più soltanto la motivazione di una vacanza specialistica. Diventa parte di un’esperienza nella quale convivono mare, paesaggio, gastronomia, cultura e storia.
Non a caso quattro delle prime cinque destinazioni enoturistiche desiderate dagli italiani sono costiere o prossime al mare.
E quale territorio potrebbe interpretare meglio questa tendenza?
Brindisi ha il mare e un porto millenario, la Via Appia e un patrimonio archeologico straordinario; ha campagne, masserie, vigneti e cantine a pochi chilometri dalla città. Ha vini identitari e una gastronomia capace di accompagnarli.
Non dobbiamo inventare una vocazione. Dobbiamo collegare ciò che già possediamo.
Un turista potrebbe conoscere in città la storia millenaria di Brindisi, del suo porto, delle anfore e dei commerci del vino nel Mediterraneo e poche ore dopo ritrovarsi tra i vigneti, visitare una cantina, incontrare un produttore e cenare degustando i vini del territorio.
Questa è un’esperienza turistica. E soprattutto è economia che coinvolge agricoltura, ristorazione, commercio, cultura, trasporti e servizi.

Appia Wine Road: un primo segnale viene proprio dalle cantine
Qualcosa, fortunatamente, ha già cominciato a muoversi.
La recente costituzione di Appia Wine Road, che mette insieme sette realtà vitivinicole del territorio lungo il tratto terminale della Via Appia, rappresenta un tentativo interessante di superare la frammentazione e costruire una proposta comune.
L’idea è particolarmente significativa perché lega le cantine al riconoscimento UNESCO della Regina Viarum e mette insieme vino, paesaggio, storia, cultura e accoglienza.
Non soltanto una “strada del vino”, quindi, ma la possibilità di costruire un racconto territoriale: la Via Appia che arriva a Brindisi, incontra il Mediterraneo e attraversa una terra che da millenni produce e commercia vino.
Appia Wine Road ha già cominciato a sperimentare questa impostazione con visite, degustazioni e aperture delle cantine. È una strada ancora da costruire, naturalmente, ma indica una direzione: passare dalle singole aziende a una destinazione enoturistica.

Il turista cerca esperienze, non soltanto bottiglie
I dati spiegano perché questa strada può essere interessante.
Quando si sceglie una cantina da visitare, la bellezza del paesaggio rurale pesa per il 73%, addirittura più della qualità e notorietà dei vini, ferme al 60%.
Il turista cerca quindi il vino, ma insieme cerca il luogo nel quale nasce: il vigneto, il produttore, il tramonto, la cucina, una storia da conoscere e possibilmente da raccontare.
E cresce la domanda di degustazioni, visite, cene e abbinamenti gastronomici, così come l’interesse per esperienze al tramonto, eventi nei vigneti e iniziative culturali in cantina.
Brindisi ha quasi naturalmente gli ingredienti per rispondere a questa domanda.
Rendere il territorio “prenotabile”

C’è però un passaggio decisivo. Non basta avere cantine, masserie, monumenti e paesaggi. Bisogna permettere al turista di trovarli, raggiungerli e acquistarne facilmente le esperienze.
Il 42% dei turisti italiani segnala ancora difficoltà nelle prenotazioni online. Pesano informazioni poco chiare su orari e prezzi e la difficoltà di raggiungere i luoghi di produzione senza automobile.
Immaginiamo invece un turista sulla costa brindisina che alle quattro del pomeriggio, dal proprio telefono, possa scoprire una degustazione al tramonto, prenotarla immediatamente e raggiungere la cantina attraverso un servizio organizzato.
È questa la distanza che separa un territorio con potenzialità turistiche da una vera destinazione.

Più valore da ogni turista
E c’è anche una ragione economica.
Secondo la ricerca “Quando il vino incontra il turismo”, una presenza legata al turismo enogastronomico genera 151,7 euro di valore aggiunto contro i 128,2 euro del turismo balneare: circa il 18% in più.
La sfida, quindi, non è soltanto avere più turisti. È fare in modo che ogni turista incontri più territorio.
Che chi viene per il mare scopra anche Brindisi, l’Appia, una cantina, una masseria, un ristorante, un prodotto locale. E che chi arriva dal porto trovi immediatamente occasioni per conoscere ciò che esiste oltre la banchina.

La discussione che servirebbe
Continuiamo pure a discutere di concerti e spettacoli. Servono anche quelli.
Ma sarebbe auspicabile discutere con la stessa passione di una rete delle cantine, di Appia Wine Road, di collegamenti tra costa, città ed entroterra, di itinerari dell’Appia e del vino, di prenotazione digitale delle esperienze, di mobilità turistica, di gastronomia e di come trattenere sul territorio una quota maggiore della ricchezza generata dai visitatori.
Perché Brindisi possiede qualcosa che nessun cartellone estivo può creare artificialmente: mare, porto, vino, storia, Via Appia, paesaggio e cantine.
Forse la vera sfida è tutta qui.
Smettere di pensare soltanto a come riempire una piazza per una sera e cominciare a pensare a come riempire di esperienze un territorio per tutto l’anno.

Carmine Dipietrangelo

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