Il faro di Forte a Mare dove lo metto? si riaccende il confronto nel centrodestra brindisino

La proposta di riportare alla vista della città il faro del Castello Alfonsino ha riaperto il confronto politico a Brindisi. Il manufatto, smontato nel 2016, è custodito presso la sede della Forza da Sbarco della Marina Militare. Il deputato e coordinatore regionale di Forza Italia Mauro D’Attis, dopo aver visitato il sito insieme al sindaco e aver interessato il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, ha avviato un confronto con il Ministero della Difesa per individuare una nuova collocazione accessibile al pubblico.
L’ipotesi avanzata da D’Attis è l’ex capannone Montecatini, che secondo il parlamentare potrebbe offrire condizioni logistiche e di sicurezza adeguate. La proposta, ha spiegato in un post su Facebook, prevede un’intesa tra le istituzioni per esporre il faro rimontato in un luogo chiuso e vigilato. D’Attis ha ringraziato il comandante di MariFari, Antonio Croce, e Mina Ruggiero e Luigi Esposito, che avevano sollecitato il suo intervento.
L’annuncio ha però aperto subito una discussione non solo sulla restituzione del faro alla collettività, ma anche sul luogo più adatto a ospitarlo. La prima critica è arrivata da Aurelia Roppo, vice coordinatrice cittadina di Fratelli d’Italia, che ha definito l’ipotesi del capannone un «riciclo espositivo». Secondo Roppo, allontanare il faro dal complesso di Forte a Mare e collocarlo in un edificio legato alla memoria industriale del Novecento rischierebbe di separarlo dal contesto storico e marittimo che ne spiega il significato.
Roppo ha chiesto alle istituzioni e alla Soprintendenza di chiarire i vincoli che impedirebbero di ricollocare il manufatto sul Castello Alfonsino. Se questa soluzione non fosse praticabile, sostiene, il faro dovrebbe comunque restare legato a Forte a Mare, all’isola di Sant’Andrea o al futuro Polo museale del Mare.
A rispondere a Roppo è stata Mina Ruggiero, che ha rivendicato il valore del risultato raggiunto e ringraziato D’Attis per l’impegno. Nel suo intervento, Ruggiero ha invitato a non trasformare il rientro del faro in un nuovo motivo di divisione, sostenendo che Brindisi abbia bisogno di «costruire, non di distruggere» e di una politica capace di ascoltare i cittadini. Ha riconosciuto che la collocazione va affrontata con rispetto per la volontà della comunità, ma ha insistito sul fatto che il faro torni a essere visibile.
La replica alla Ruggiero è arrivata per firma di Valentino Castrignano, Componente del coordinamento cittadino di FdI Brindisi, che ha contestato l’etichetta di «polemica sterile» avanzata dalla Ruggiero. Sollevare dubbi sulla destinazione, ha osservato, è un esercizio di cittadinanza attiva e tutela del patrimonio. Castrignano ha chiesto un confronto pubblico e trasparente, coinvolgendo la comunità, le realtà culturali e gli enti locali, e ha ribadito che la scelta non dovrebbe dipendere da un’iniziativa individuale.
Il dibattito ha infine assunto toni più marcatamente politici. Il consigliere provinciale di Forza Italia e comunale di Uguaglianza Cittadina, Pasquale Luperti, ha attaccato Fratelli d’Italia, accusando i suoi esponenti locali di criticare un alleato di governo anziché riconoscere l’impegno di D’Attis. Luperti ha collegato lo scontro a tensioni interne alla maggioranza e alle ambizioni politiche del partito della Meloni in città, chiedendo ai suoi rappresentanti di chiarire se sostengano ancora l’azione amministrativa.
Anche Italia Nostra, pur condividendo l’obiettivo di restituire il faro alla fruizione pubblica, ha giudicato inadeguata la collocazione all’interno dell’ex Montecatini. In un comunicato, l’associazione ha sottolineato che il traliccio, alto circa 15 metri, potrebbe alterare la spazialità del capannone e interferire con la prospettiva della sua navata unica. Inoltre, un ambiente chiuso limiterebbe la visibilità del manufatto e lo allontanerebbe dalla funzione per cui era stato costruito. Italia Nostra propone di valutare un’area panoramica portuale e indica, come possibile sede, l’ex Deposito Catene vicino al Canale Pigonati, subordinando la proposta alle verifiche urbanistiche e paesaggistiche.
La vicenda si muove così su due piani intrecciati: da un lato, la possibilità di rendere nuovamente fruibile un manufatto rimasto per anni lontano dalla vista pubblica; dall’altro, la scelta di una collocazione capace di rispettarne la storia e di inserirlo in un progetto coerente per la città. Per ora, l’ex Montecatini resta una proposta. Il confronto tra istituzioni, associazioni e cittadini dovrà chiarire quali siano i vincoli e quale sede possa conciliare accessibilità, tutela e valore storico.

