1 Novembre 2026
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1 Novembre 2026 · Evidenza6, Interventi

Il futuro di Brindisi passa anche dalla sua terra. Di Carmine Dipietrangelo

In questi giorni a Brindisi si sono susseguiti convegni, incontri, tavoli, interrogazioni parlamentari e dichiarazioni sulle prospettive di sviluppo della città: energia e fonti rinnovabili , nautica, chimica, nuove tecnologie per informatica, turismo e porto. Iniziative utili e necessarie, che affrontano questioni decisive per il lavoro e per il futuro del territorio.
Eppure, nel dibattito pubblico, continua a prevalere una logica di rivendicazione e di compensazione: si attende soprattutto che decisioni e investimenti provenienti dall’alto rispondano alla crisi del modello industriale che ha segnato gli ultimi settant’anni della città. Rivendicare responsabilità e risorse è giusto. Ma occorre anche chiedersi quanto sviluppo possiamo costruire valorizzando le imprese, le competenze e le potenzialità rimaste e ancora presenti.
È qui che emerge una disattenzione sulla quale torno, anche a costo di apparire ripetitivo: il ruolo dell’agricoltura nell’economia e nel futuro di Brindisi.
Non parlo soltanto di una storia da ricordare, sulla quale sarebbe utile leggere il lavoro di Protopapa dedicato alla storia dell’agricoltura brindisina. Parlo di imprese e lavoratori, di famiglie e redditi, di investimenti e produzioni che continuano a contribuire alla vita economica della città.
I dati IPRES del 2021, riportati nella Strategia del GAL Alto Salento aggiornata nel marzo 2025, indicavano nel comune di Brindisi 678 imprese agricole e 2.819 addetti. Il capoluogo concentrava circa il 44% degli addetti agricoli dei sette comuni dell’area GAL. Sono numeri da aggiornare, ma documentano una realtà che merita ben altro spazio nella discussione sullo sviluppo cittadino.
La domanda, allora, è semplice: quale posto occupa concretamente questa realtà nelle strategie delle istituzioni, delle forze politiche e delle organizzazioni economiche e sociali?
Il punto è capire se l’agricoltura venga riconosciuta come una componente strutturale dell’economia brindisina, con obiettivi, strumenti e responsabilità, oppure continui a essere considerata un settore da richiamare nelle occasioni celebrative e nelle emergenze.
Le difficoltà sono concrete. Nel 2025, secondo l’Istat, i prezzi alla produzione agricola in Puglia sono diminuiti dell’1,7%, mentre a livello nazionale sono aumentati del 3,8%. Una media regionale che non descrive allo stesso modo tutte le colture, ma segnala un problema di remunerazione dei produttori che non può essere trascurato.
A questo si aggiunge la pressione dei costi. Unioncamere Puglia rileva che, per le imprese agricole analizzate, la spesa per utenze e servizi, comprendenti acqua ed energia, è cresciuta del 43% tra il 2019 e il 2024. Produrre, dunque, non basta: bisogna poter lavorare con margini che consentano di remunerare il lavoro, sostenere gli investimenti e assicurare continuità alle aziende.
In una fase di profonda trasformazione dell’apparato industriale brindisino, queste questioni dovrebbero entrare pienamente nell’agenda dello sviluppo.
L’industria ha garantito occupazione, reddito e crescita urbana. Oggi la transizione energetica, le difficoltà della chimica e le trasformazioni produttive impongono di allargare le basi dell’economia locale. L’agricoltura può contribuire a questo percorso, senza attribuirle l’illusoria capacità di assorbire da sola le conseguenze delle crisi industriali.
Serve un’agricoltura moderna, capace di innovare, utilizzare meglio l’acqua, affrontare i cambiamenti climatici, organizzare la produzione e raggiungere i mercati. Un’agricoltura che generi reddito e lavoro regolare e che renda possibile il ricambio generazionale.
Il territorio brindisino dispone di una pluralità di produzioni e competenze: orticoltura e carcioficoltura, olivicoltura, viticoltura, produzioni biologiche e trasformazione agroalimentare. Negroamaro, Malvasia Nera e Susumaniello sono parte di questo patrimonio, insieme alle altre colture che hanno costruito il paesaggio e l’economia delle nostre campagne.
La qualità dei prodotti, però, non garantisce automaticamente il successo economico. Occorrono organizzazione, capacità commerciale, accesso al credito e collaborazione tra imprese. Trasformare, confezionare e vendere con un proprio marchio può consentire di trattenere più valore sul territorio, ma richiede capitale, competenze e una domanda effettiva. Anche per questo le reti di imprese e le strutture comuni di servizio e commercializzazione sono una necessità.
Brindisi ha inoltre una possibilità da sviluppare con maggiore convinzione: collegare le campagne alla città, al porto, all’aeroporto e ai flussi turistici.
Cantine, frantoi, masserie e aziende agricole possono concorrere a un’offerta che unisca prodotti, ospitalità, cultura e conoscenza del paesaggio. L’Appia Antica può diventare un asse di questo progetto, mettendo in relazione il patrimonio storico con le attività produttive e con esperienze accessibili e ben organizzate.
Anche ristoratori, albergatori, enotecari, vinerie e operatori turistici hanno una responsabilità. Proporre e raccontare i prodotti brindisini significa arricchire l’accoglienza e far circolare sul territorio una parte maggiore della spesa dei visitatori. Questa collaborazione va costruita attraverso accordi, itinerari, occasioni di incontro e una promozione continuativa.
Ma non c’è valorizzazione possibile senza cura delle campagne. La disponibilità d’acqua, la manutenzione dei canali e delle strade rurali, la tutela dei suoli produttivi e la rigenerazione degli oliveti colpiti dalla Xylella sono condizioni materiali dello sviluppo. Il paesaggio agricolo è un patrimonio economico che richiede lavoro, investimenti e politiche coerenti.
Per questo al Comune, alla Regione, alla Camera di commercio e alle associazioni di categoria va chiesto un impegno verificabile: inserire l’agricoltura e l’agroalimentare nella programmazione del futuro di Brindisi, aggiornare il quadro delle imprese e dell’occupazione, individuare le priorità e rendere pubblici tempi e risultati.
Servono pochi progetti concreti: infrastrutture rurali e gestione dell’acqua; sostegno all’aggregazione e alla commercializzazione; percorsi tra città, Appia Antica e aziende; collaborazione con la ristorazione e l’ospitalità; accompagnamento dei giovani nella gestione e nello sviluppo delle imprese.
Anche le organizzazioni agricole devono fare la propria parte, traducendo le legittime proteste in proposte condivise e dando continuità alla rappresentanza dei bisogni del settore.
Costruire sviluppo dal basso significa assumersi responsabilità imprenditoriali e collettive. Le istituzioni devono creare condizioni favorevoli, offrire servizi efficienti e mantenere gli impegni.
Immagino una Brindisi capace di riconoscere nelle proprie campagne una risorsa del presente e del futuro: luoghi di produzione, lavoro, innovazione e cultura. Una città nella quale i giovani possano scegliere l’agricoltura perché vi trovano prospettive credibili di reddito e di vita.
Il futuro brindisino dipenderà anche dalla capacità di mettere in relazione attività diverse e di valorizzare ciò che il territorio sa già esprimere.
L’agricoltura deve avere un posto riconoscibile nelle decisioni con cui Brindisi prepara il proprio domani. Continuare a lasciarla ai margini significa rinunciare a una parte delle nostre possibilità di sviluppo.

 

Carmine Dipietrangelo