Il dibattito sul turismo e sulla programmazione estiva di Brindisi si allarga e assume contorni sempre più trasversali. Dopo diversi interventi critici sulle dichiarazioni del sindaco Giuseppe Marchionna, a prendere posizione è ora anche Giuseppe Ninno, in arte Mandrake, uno dei personaggi più conosciuti della comicità e della comunicazione social, originario di Brindisi e diventato popolare attraverso i suoi contenuti ironici e i suoi spettacoli.
Non si tratta, peraltro, di una discussione alimentata soltanto dalle forze di opposizione presenti in Consiglio comunale. Negli ultimi giorni sono intervenute anche personalità provenienti da mondi politici, professionali e culturali diversi, alcune delle quali non sono riconducibili all’opposizione consiliare e che, proprio per questo, rendono il confronto sulle parole del sindaco ancora più significativo.
Al centro della discussione c’è soprattutto una frase pronunciata da Marchionna e riportata nell’intervista rilasciata a Paola Crescenzo e pubblicata dal Nuovo Quotidiano di Puglia: «Ai turisti offriamo i monumenti».
Una posizione che ha aperto un interrogativo più ampio sul modello turistico che Brindisi intende perseguire e sul ruolo degli eventi nella strategia di promozione della città.
Ed è proprio su questo terreno che interviene Mandrake.
Ninno affida ai social una riflessione che parte da un episodio molto concreto. Il 7 agosto, a Ostuni, ha tenuto uno spettacolo davanti a quasi 4.000 persone.
«A 35 km da Brindisi», sottolinea. E poi arriva la provocazione: «La maggior parte di quella gente era, indovinate un po’, di Brindisi».
Il dato viene utilizzato dall’artista per mettere in discussione una lettura secondo cui il problema della partecipazione agli eventi sarebbe riconducibile alla domanda dei cittadini o alla loro disponibilità a seguire una determinata programmazione.
Mandrake propone invece un’altra strada: coinvolgere maggiormente gli artisti locali.
«Provate a chiedere ogni tanto se da parte di qualche artista del posto può esserci un interesse a venire incontro a costi o altro pur di fare lo spettacolo nella propria città», scrive.
Una proposta che introduce un elemento interessante nel dibattito: la possibilità di costruire una programmazione valorizzando anche chi è nato e cresciuto a Brindisi e che, proprio fuori città, riesce a intercettare un pubblico numeroso.
Ninno contesta poi apertamente la tendenza a individuare nel cittadino il problema.
«Non diamo sempre la colpa al brindisino. Ma soprattutto non parlate per conto del BRINDISINO», scrive.
Una frase che sembra rivolgersi direttamente alla narrazione secondo cui il cartellone estivo sarebbe stato calibrato sulle esigenze dei residenti e non sulla necessità di attrarre visitatori.
La riflessione si chiude con una battuta decisamente più ruvida, coerente con il linguaggio che caratterizza Mandrake sui social: «Ogni tanto assumetevi le proprie responsabilità che, con TUTTO IL RISPETTO DEL MONDO, sti concerti malinconici all’alba hanno rotto un po’ il cazzo».
Al di là della provocazione e del linguaggio utilizzato, l’intervento pone una questione concreta: Brindisi sta costruendo una programmazione capace di trattenere in città il proprio pubblico oppure sta lasciando che siano le città vicine a intercettarlo?
Il caso di Ostuni raccontato da Mandrake è, sotto questo profilo, emblematico. Quasi 4.000 persone a uno spettacolo, a 35 chilometri da Brindisi, con una presenza significativa di brindisini.
Un pubblico che, evidentemente, non è contrario agli eventi di grido ed è disposto a spostarsi quando trova un’offerta che considera interessante.
Ed è proprio questo uno degli elementi che stanno emergendo dal dibattito di questi giorni. La questione non sembra essere soltanto se i brindisini vogliano gli eventi, ma quali eventi vengano proposti, con quale ambizione e con quale capacità di coinvolgere anche chi arriva da fuori.
Dalle critiche di esponenti provenienti da mondi politici diversi, fino all’intervento di un artista popolare come Mandrake, il filo conduttore sembra essere uno: attenzione a parlare in nome dei brindisini senza prima ascoltarli. Perché una città turistica non vive soltanto dei propri monumenti. Vive anche della capacità di trasformare cultura, spettacolo, creatività, eventi e professionalità locali in occasioni per far restare le persone, farle tornare e, soprattutto, far vivere la città.
