Dal 22 al 24 ottobre spettacoli, incontri e conversazioni pubbliche. Nel programma anche Mario Martone. A pochi giorni dai novant’anni, uno dei maestri del teatro contemporaneo torna nella città in cui è nato.
A pochi giorni dai suoi novant’anni, Eugenio Barba torna nella città in cui è nato. E porta con sé l’Odin Teatret, sessant’anni di storia del teatro mondiale e una domanda che supera il palcoscenico: che cosa può ancora fare il teatro quando incontra una città?
Brindisi proverà a rispondere dal 22 al 24 ottobre con tre giornate nelle quali spettacolo, pensiero, scuola e spazio pubblico formeranno un unico percorso. “Porto Pace: Eugenio Barba e Odin Teatret a Brindisi”, organizzato dal Comune di Brindisi con la Fondazione Nuovo Teatro Verdi, rientra nel programma di Brindisi Capitale della Cultura di Puglia 2026, con il sostegno della Regione Puglia. L’iniziativa porterà il lavoro della compagnia nelle scuole, al Tempio di San Giovanni al Sepolcro, a Palazzo Nervegna, nel foyer e sul palcoscenico del Nuovo Teatro Verdi, fino a una sosta davanti al monumento a Gandhi. Prima ancora, dal 12 al 16 ottobre, alcuni istituti superiori ospiteranno proiezioni dedicate alle esperienze di Barba e dell’Odin nei contesti urbani e comunitari.
La geografia di queste giornate racconta già il senso dell’iniziativa. Barba nasce a Brindisi il 29 ottobre 1936, da famiglia di origini gallipoline, e cresce poi a Gallipoli. Lascia giovanissimo l’Italia per la Norvegia, lavora come saldatore e marinaio, studia a Oslo, quindi raggiunge la Polonia e Jerzy Grotowski. Nel 1964 fonda a Oslo l’Odin Teatret, trasferito successivamente a Holstebro, in Danimarca. Da quella esperienza nascerà uno dei percorsi che hanno inciso più profondamente sulla scena internazionale del secondo Novecento e sul rapporto fra attore, spettatore, culture e comunità.
Il ritorno a Brindisi acquista così un significato particolare anche per la sua collocazione nel calendario: Barba compirà novant’anni il 29 ottobre, cinque giorni dopo la conclusione del programma brindisino.
Si comincia giovedì 22 ottobre alle 11 con “I violinisti stregoni”, in programma nella scuola primaria “Giovan Battista Perasso”. Lo spettacolo, diretto da Sergio Bini, in arte Bustric, con Antonia-Cezara Cioaza e Jakob Nielsen, segue due giovani aspiranti attori-clown nel loro viaggio dentro il teatro, tra oggetti che prendono vita, immaginazione e musica.
Alle 18, il Tempio di San Giovanni al Sepolcro diventerà invece il luogo dell’incontro fra Eugenio Barba e l’Odin Teatret e la città: autorità, giovani, operatori, artisti e cittadini. All’appuntamento parteciperà anche Franco Perrelli, uno dei più importanti studiosi della ricerca teatrale, che accompagnerà il confronto con il maestro brindisino. Un incontro che sposta l’attenzione dall’opera all’esperienza di una vita e alla trasmissione di un mestiere che Barba ha sempre inteso anche come relazione, scambio e responsabilità.
Venerdì 23 ottobre alle 11, nella Sala della Colonna di Palazzo Nervegna, due percorsi decisivi del teatro italiano si troveranno faccia a faccia: Eugenio Barba e Mario Martone. Alla conversazione parteciperanno Anna Bandettini e Chris Torch, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi. L’incontro chiuderà anche il percorso “Dialoghi #1” dedicato a Martone tra Lecce e Brindisi e sarà uno dei momenti pensati per i novant’anni di Barba.
La sera, alle 20.30, il lavoro dell’Odin arriverà sul palcoscenico del Nuovo Teatro Verdi con “Le nuvole di Amleto”, testo, drammaturgia e regia di Eugenio Barba, che tornerà in scena anche sabato 24 alla stessa ora. L’ingresso a entrambe le serate è gratuito, con prenotazione obbligatoria del posto presso la biglietteria del teatro, al numero 0831 562554, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13 e dalle 17.30 alle 19.30.
Lo spettacolo prende le mosse da una coincidenza biografica che diventa materia teatrale: nel 1596 muore a undici anni Hamnet, unico figlio maschio di William Shakespeare; pochi anni dopo Shakespeare scrive Amleto. Da questo legame Barba muove verso una questione più grande, quella dell’eredità fra padri e figli e di ciò che ogni generazione consegna alla successiva. Il lavoro, dedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro, riunisce tre generazioni di attori dell’Odin ed è arrivato anche alla Biennale Teatro di Venezia.
Sabato 24 ottobre alle 10, nel foyer del Nuovo Teatro Verdi, il programma raggiungerà uno dei suoi punti più direttamente legati alla città con “Porto Pace, la città ascolta”, realizzato in collaborazione con l’United Nations Global Service Centre (UNGSC) di Brindisi. All’incontro interverranno Anton Antchev, direttore dell’UNGSC, e Giuseppe Marchionna, sindaco di Brindisi. La data coincide con la Giornata delle Nazioni Unite e richiama il legame tra la vocazione internazionale di Brindisi, il lavoro dell’UNGSC e una cultura fondata sul dialogo e sulla cooperazione. Una domanda ne costituisce il punto di partenza: «La cultura può fare la pace, o solo immaginarla?».
Alle 12.30, gli artisti dell’Odin e i cittadini si sposteranno ai giardinetti del porto, in piazza Vittorio Emanuele II, per una sosta davanti al monumento a Gandhi, dove Sofia Masi e Alessia Ciotola del Ministero dei Sogni daranno voce ad alcune poesie. Poi, alle 20.30, il Nuovo Teatro Verdi accoglierà la seconda rappresentazione de “Le nuvole di Amleto”.
Tre giorni in cui Brindisi ritrova uno dei suoi figli più illustri e il teatro torna a essere incontro, relazione, scambio. Un viaggio lungo sessant’anni che, a pochi giorni dai novant’anni di Eugenio Barba, torna là dove tutto è cominciato: Brindisi.
Ufficio Stampa & Comunicazione
Fondazione Nuovo Teatro Verdi – Brindisi
