Scorte in esaurimento, rifornimenti rallentati e timori per la distribuzione delle merci. Il PD chiede al Governo interventi urgenti e un tavolo di monitoraggio nel Brindisino.
Distributori senza carburante, automobilisti in fila e rifornimenti sempre più difficili da trovare: è il quadro segnalato in queste ore in diverse aree della Puglia, compreso il Brindisino. Le scorte di benzina e gasolio si stanno riducendo e, in alcune stazioni, sono comparsi cartelli di esaurimento.
La situazione è legata a più fattori. Da giorni autotrasportatori e agricoltori presidiano alcuni accessi alla regione per protestare contro il costo del gasolio, mentre il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, nell’ambito della vertenza ex Ilva, ha interrotto gli approvvigionamenti. La distribuzione ne risente e per gli operatori è difficile prevedere quando la rete tornerà alla normalità.
Le stazioni ancora rifornite sono sottoposte a una forte pressione. La preoccupazione di restare senza carburante ha spinto molti automobilisti a fare il pieno, aumentando la domanda e accelerando l’esaurimento delle scorte. Il timore riguarda anche le conseguenze sulla circolazione delle merci e sulle attività che dipendono dal trasporto su strada.
In puglia le proteste interessano il territorio dal casello di Candela fino alla tangenziale di Brindisi. Si segnalano inoltre limitazioni nella disponibilità di carburante allo scalo aeroportuale brindisino e chiede un monitoraggio delle forniture, con particolare attenzione ai servizi essenziali.
Stefanazzi: «Il Sud resta a secco ma in Consiglio dei ministri si parla di autonomia differenziata»
«In Puglia stiamo vivendo giorni che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati impensabili. Distributori senza carburante, code chilometriche alle pompe, scaffali dei supermercati che si svuotano e autostrade bloccate. È il risultato di una crisi di cui il Governo si è completamente disinteressato».
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, che ha depositato un’interrogazione ai ministri delle Infrastrutture, delle Imprese e dell’Interno.
«Dall’11 ottobre autotrasportatori e agricoltori presidiano gli accessi alla Puglia contro un gasolio che supera stabilmente i 2,24 euro al litro. Il Governo ha lasciato scadere lo sconto sulle accise senza attivare il meccanismo che aveva annunciato. A questo si aggiunge il blocco della raffineria di Taranto, conseguenza diretta di una vertenza, quella dell’ex Ilva, su cui l’Esecutivo non ha la minima idea di come intervenire. Da domani si fermano anche Calabria e Sicilia: il rischio di interruzioni nella distribuzione delle merci in tutto il Mezzogiorno mi pare concreto e immediato».
«Di fronte a tutto questo, il ministro Salvini non ha nemmeno risposto alle richieste di incontro delle categorie. Chiediamo che convochi subito autotrasportatori e agricoltori e che il Governo adotti misure urgenti sul prezzo del gasolio».
«Mentre famiglie, imprese e servizi pubblici del Sud rischiano di annegare in questa crisi, Salvini e Meloni portano l’autonomia differenziata in Consiglio dei ministri. L’ennesima, scandalosa dimostrazione di come a questo Governo non importi assolutamente nulla del Mezzogiorno e dei meridionali».
PD Brindisi: «Il Governo ha scelto di non vedere, a pagare sono i cittadini»
Condividiamo parola per parola la denuncia del deputato PD Claudio Stefanazzi, che ha portato all’attenzione dei ministri Salvini, Urso e Piantedosi una crisi che il Governo e la stampa nazionale continuano a ignorare. La Puglia è in ginocchio: autotrasportatori e agricoltori presidiano da giorni gli accessi alla regione, dal casello di Candela fino alla tangenziale di Brindisi. I distributori restano a secco, le code per il rifornimento durano fino a notte e gli scaffali dei supermercati iniziano a svuotarsi. Persino lo scalo aeroportuale di Brindisi ha dovuto fare i conti con limitazioni nella disponibilità di carburante.
Nulla di tutto questo è frutto del caso. Il Governo Meloni ha lasciato scadere lo sconto sulle accise del gasolio senza attivare le accise mobili promesse dalla Presidente del Consiglio e il costo dei carburanti ha raggiunto livelli record. Chi vive di trasporto e agricoltura oggi lavora in perdita. A questo si aggiunge il blocco della raffineria Eni di Taranto, dove i lavoratori dell’ex Ilva, con i quali siamo pienamente solidali, difendono il proprio futuro di fronte a un Esecutivo che non ha uno straccio di piano per la siderurgia. Due vertenze diverse, una sola responsabilità: l’immobilismo di chi governa.
Come ricorda Stefanazzi, il ministro Salvini non ha nemmeno risposto alle richieste di incontro delle categorie. Da domani si fermano anche Calabria e Sicilia, con il rischio concreto che la distribuzione delle merci si inceppi in tutto il Mezzogiorno.
Il conto non lo pagano solo camionisti e agricoltori, a cui va il nostro pieno sostegno. Lo pagano anche i pendolari che non trovano carburante per andare al lavoro, le famiglie che vedono salire i prezzi, i piccoli commercianti e i servizi essenziali. Ancora una volta il Sud viene lasciato solo, mentre Salvini e Meloni trovano il tempo di portare l’autonomia differenziata in Consiglio dei ministri, deprimendo ancora di più il Mezzogiorno.
Chiediamo al Governo di convocare immediatamente autotrasportatori e agricoltori, rendere operative le accise mobili e intervenire con urgenza sul prezzo del gasolio. Al Prefetto di Brindisi chiediamo un tavolo di monitoraggio che garantisca i rifornimenti ai servizi essenziali e ai cittadini. Al Sindaco di Brindisi chiediamo di attivarsi nelle sedi opportune per evitare ripercussioni sull’ordine pubblico.
Il Partito Democratico di Brindisi sta dalla parte di chi lavora e di chi oggi subisce le conseguenze di un Governo che ha scelto di non vedere e di non agire.
