March 17, 2026

Dalle prime ore della mattinata odierna, personale della Polizia di Stato, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce, a carico di 4 soggetti.

L’attività è stata eseguita dai poliziotti della Squadra Mobile di Brindisi e della S.I.S.C.O. di Lecce, con il supporto di equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Servizio Controllo del Territorio, di Unità Cinofile e Tiratori Scelti della Polizia di Frontiera di Brindisi, di un’unità operativa del Reparto Volo di Bari e di personale del Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica di Brindisi, con un impiego di uomini pari ad oltre 50 unità.

 

Gli arresti di questa mattina rappresentano l’epilogo delle attività investigative che lo scorso autunno, a causa della forte fibrillazione che le invasive attività tecniche avevano registrato tra i boss storici e gli esponenti più giovani della frangia tuturanese della S.C.U., avevano indotto la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ad emettere, dapprima, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto e, successivamente, richiedere ed ottenere una misura cautelare in carcere a carico di 5 persone, ritenute appartenenti all’associazione di stampo mafioso denominata Sacra Corona Unita, frangia dei c.d. tuturanesi, e responsabili di un’estorsione aggravata dall’appartenenza alla Sacra Corona Unita, dalle più persone riunite, dall’agevolazione e dal metodo mafioso, commessa ai danni di un imprenditore agricolo cui era stato imposto il pagamento di una somma di denaro pari a 3.000,00 euro ed il pagamento di 150 euro mensili per la guardiania affinché potesse coltivare senza danni una vasta piantagione di noci a Tuturano (BR), territorio sottoposto al controllo della consorteria criminale.

 

Anche uno degli arrestati odierni è ritenuto essere, allo stato attuale del procedimento, appartenente all’associazione di tipo mafioso comunemente nota come Sacra Corona Unita ed, in particolare, della sua componente “Tuturanese”, operante nella provincia di Brindisi, promossa e diretta da BUCCARELLA Salvatore.

L’uomo, in qualità di partecipe, dava la sua disponibilità all’attuazione del programma criminoso dell’associazione, laddove, storicamente vicino al boss MARTENA Raffaele, con il ritorno in libertà degli storici fondatori del clan dei tuturanesi, ne riconosceva il ruolo direttivo quali capi indiscussi dell’intera frangia, partecipando subito dopo a diverse riunioni e dando il suo contributo alla pianificazione delle attività delittuose, in particolare le estorsioni, adoperandosi, grazie alle proprie conoscenze nel mondo dell’imprenditoria e della politica locale, nell’agevolare i membri del sodalizio, incrementando quindi il potere di controllo vantato dal clan sul territorio.

 

Allo stesso soggetto viene inoltre contestata, in concorso con altre tre persone, due delle quali già in carcere ed una tratta in arresto questa mattina, un’estorsione aggravata dal metodo mafioso, dall’agevolazione mafiosa e dall’averla commessa più persone riunite, perché costringevano un imprenditore edile a corrispondere loro la somma di 500 euro a titolo di “pensiero”, per l’attività di manutenzione di alcuni “canali” insistenti nella zona del tuturanese, mediante implicita minaccia, consistente proprio nel prospettare la caratura criminale del sodalizio di appartenenza, ampliata dal velato riferimento alla vicinanza al clan operante su Torre Santa Susanna (BR), paese di origine della vittima, con ciò evocando il loro ruolo di referenti della criminalità organizzata nel territorio di Tuturano e paesi limitrofi.

Nello specifico, il secondo soggetto arrestato, persona nota nel panorama politico e sociale della circoscrizione di Tuturano, avrebbe ricevuto l’ordine da parte dell’esponente della criminalità organizzata di mettersi in contatto con gli esponenti della frangia storica dei tuturanesi al fine di consentirgli di entrare in contatto con la vittima ed ottenere quindi il “pensiero” a fronte dei lavori effettuati sul territorio sottoposto al loro controllo. Lo stesso, dando seguito all’ordine ricevuto, organizzava l’incontro con la vittima, agevolando i membri del clan nell’ottenere il provento estorsivo, la cui riscossione avveniva alla sua presenza.

 

Agli altri due arrestati vengono invece contestate, in concorso con altre tre persone già tratte in arresto lo scorso autunno, due estorsioni aggravate dal metodo, dall’agevolazione mafiosa e dall’averle commesse più persone riunite, ai danni di due imprenditori.

 

In particolare, imponevano ad una famiglia di imprenditori edili la corresponsione di una tangente, pari a tremila euro, a fronte degli appalti ottenuti per dei lavori da svolgersi sul territorio sottoposto al loro controllo, paventandogli velatamente il danneggiamento delle attrezzature aziendali.

 

Costringevano poi una famiglia di imprenditori agricoli a corrispondergli, a titolo di “pensiero”, una somma di denaro pari a mille euro, a cui aggiungevano l’ulteriore imposizione di 2,50 euro per ogni balla di paglia lavorata in conto terzi, il tutto in considerazione del fatto che le vittime avevano avviato tale attività nei territori sottoposti all’egemonia del clan tuturanese, i cui esponenti prospettavano agli imprenditori, in maniera esplicita, l’incendio delle attrezzature necessarie al prosieguo dell’attività, laddove non si fossero adeguati alle loro richieste.

 

Alle predette contestazioni si è giunti grazie ad un’imponente attività investigativa, svolta mediante strumenti di indagine all’avanguardia, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e svolta dagli investigatori della Squadra Mobile di Brindisi e della S.I.S.C.O. di Lecce.

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