La carenza di loculi nel cimitero di Brindisi riaccende il dibattito sul futuro dei servizi cimiteriali e, soprattutto, sulla necessità di compiere scelte strutturali che vadano oltre l’emergenza dei prossimi mesi. A riportare la questione al centro dell’attenzione è stata l’interrogazione della capogruppo consiliare del PRI Veronica Mastrogiacomo, che ha riaperto la discussione sull’opportunità di realizzare un forno crematorio.
Per il PRI, infatti, il problema dei loculi non può essere affrontato soltanto attraverso interventi tampone. La costruzione dei nuovi prefabbricati rappresenta una risposta necessaria all’emergenza attuale, ma la città ha bisogno di una strategia di lungo periodo.
Il partito ricorda che la realizzazione di un forno crematorio è inserita da circa un decennio nella programmazione annuale delle opere pubbliche del Comune, senza che si sia mai arrivati alla fase concreta della realizzazione. L’ipotesi è stata nuovamente inserita nella programmazione 2026-2028 e, in particolare, nella delibera consiliare numero 1 del 20 febbraio 2026, che prevede la realizzazione dell’impianto presso il cimitero di Tuturano attraverso il ricorso a capitali privati.
Ed è proprio sulla possibilità di realizzare il forno crematorio che il PRI insiste, contestando anche alcune delle posizioni emerse nel dibattito. La localizzazione di Tuturano, secondo il partito, risponde infatti a una serie di requisiti oggettivi: la scarsità di spazi disponibili nell’area del cimitero di Brindisi, la possibilità di raggiungere agevolmente la struttura dai comuni del Salento e una distanza adeguata dalle abitazioni più vicine.
Il PRI evidenzia inoltre quella che considera una contraddizione politica nella raccolta di firme contro la localizzazione di Tuturano: secondo il comunicato, a promuoverla sarebbe un consigliere comunale che aveva precedentemente votato a favore della delibera del 20 febbraio 2026, nella quale la realizzazione del forno crematorio a Tuturano era espressamente prevista.
Ma, oltre alla localizzazione, il PRI richiama anche la necessità di affrontare il tema della cremazione sulla base di una corretta informazione. In Italia, sottolinea il partito, la cremazione è ormai una pratica largamente diffusa e la percentuale potrebbe crescere ulteriormente se il territorio fosse dotato di un numero maggiore di impianti. In Puglia, infatti, le strutture crematorie sono ancora limitate, con una presenza concentrata nelle province di Bari e Foggia.
Il comunicato pone anche l’accento sulla questione ambientale e richiama la possibilità di valutare, sul piano progettuale e tecnologico, soluzioni alternative alla cremazione tradizionale. Tra queste viene citata la cremazione criogenica, basata sull’utilizzo di temperature estremamente basse anziché del calore e indicata come una soluzione priva di emissioni in atmosfera. Un’opzione che, naturalmente, dovrebbe essere sottoposta a tutte le necessarie verifiche tecniche, normative e ambientali.
La posizione del PRI è dunque quella di andare oltre il dibattito teorico e passare finalmente alla fase operativa. «Si tratta, allora, di passare dalle parole ai fatti», è il senso del richiamo contenuto nel comunicato, che chiede all’amministrazione di procedere finalmente con un bando per individuare il promotore al quale affidare la realizzazione e la gestione dell’impianto, secondo il modello del project financing già previsto dalla programmazione comunale.
Su questo punto interviene con una posizione diversa il consigliere comunale Roberto Quarta. Quarta si dice favorevole alla realizzazione del forno crematorio, ma contrario al ricorso al project financing. Il consigliere richiama le vicende che negli anni scorsi hanno accompagnato i tentativi di realizzare l’impianto e sostiene la necessità di un cambio di metodo, attraverso «un bando di gara pubblico, aperto, rigoroso e basato su criteri oggettivi».
Secondo Quarta, l’esperienza del passato impone la massima trasparenza e rende opportuno evitare che l’intervento venga costruito attorno alla proposta di un singolo soggetto privato. L’obiettivo, sottolinea, deve essere quello di garantire la massima concorrenza tra gli operatori e rendere accessibile e verificabile ogni fase del procedimento amministrativo.
Nel dibattito interviene anche Oreste Pinto, ex assessore ai Servizi cimiteriali, che allarga ulteriormente il campo della discussione. Pinto ricorda come la carenza di loculi non sia un problema recente, ma una questione che si trascina da anni e che tutte le amministrazioni dell’ultimo quindicennio hanno dovuto affrontare.
Durante il suo mandato, spiega, erano stati programmati nuovi loculi, l’ampliamento del cimitero e nuovi terreni da destinare alle cappelle familiari. Ma già allora era evidente che non sarebbe stato sufficiente. Per questo erano state previste anche risorse per un impianto di cremazione nell’area di Tuturano ed era stata valutata, insieme all’allora amministratore della Brindisi Multiservizi, la possibilità di formare personale da impiegare nella gestione del servizio attraverso la partecipata comunale.
Il progetto, ricorda Pinto, si era poi arenato anche a causa delle perplessità legate alla distanza dell’area individuata dalle abitazioni.
Oggi, secondo l’ex assessore, il rischio è di ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione. Citando le indicazioni dell’operatore del settore Virgilio Malerba, Pinto segnala che a Tuturano resterebbero circa 80 loculi, destinati a esaurirsi in tempi brevi. Da qui la domanda: «E poi? Dove saranno tumulate le salme di Tuturano?».
Pinto critica quindi la politica delle emergenze e sostiene che non bastino interrogazioni e comunicati. Le strade, a suo giudizio, sono due: riprendere seriamente il progetto della cremazione, a Tuturano o in un’altra area adeguata, e cominciare contestualmente a progettare un nuovo cimitero.
Per l’ex assessore il cimitero di Brindisi ha ormai raggiunto il proprio limite fisico, essendo arrivato praticamente alle porte del quartiere Perrino. Da qui la proposta di un nuovo modello, quello del cimitero-parco, ispirato alle esperienze nordiche, con prati, alberi, percorsi pedonali, spazi di raccoglimento e forme di sepoltura più sobrie e uniformi.
Un’impostazione che, nella visione di Pinto, consentirebbe di ridurre il ricorso continuo alla costruzione di nuovi loculi e strutture in muratura, abbassando i costi e rendendo il sistema più sostenibile. Il nuovo modello dovrebbe inoltre tenere conto di una città sempre più plurale, prevedendo spazi destinati alle diverse confessioni religiose e un vero Giardino del Ricordo per la dispersione delle ceneri.
Pinto pone infine anche un problema di equità nei confronti delle famiglie. Se l’assenza di loculi a Brindisi costringe una famiglia a tumulare temporaneamente il proprio caro a Tuturano, i successivi costi di estumulazione e traslazione nel cimitero cittadino, sostiene, non dovrebbero ricadere sui cittadini, ma essere sostenuti dal Comune in quanto conseguenza di una carenza del servizio pubblico.
Il confronto, dunque, si muove su piani diversi ma parte da una stessa emergenza. Da una parte il PRI chiede di accelerare sulla realizzazione del forno crematorio e di passare finalmente dalle previsioni alla concreta individuazione del soggetto che dovrà realizzare e gestire l’impianto. Roberto Quarta condivide la necessità dell’opera ma chiede che la scelta avvenga attraverso una gara pubblica, rinunciando al project financing. Oreste Pinto invita invece ad allargare ulteriormente lo sguardo, affrontando il problema della cremazione insieme alla necessità di ripensare complessivamente il sistema cimiteriale cittadino.
Il tema, quindi, non è soltanto come trovare i prossimi 100 loculi. È decidere quale modello di servizi cimiteriali Brindisi vuole costruire per i prossimi decenni. E su questo, dopo anni di rinvii, il tempo delle sole dichiarazioni sembra essere definitivamente scaduto.
