October 16, 2026

Il Tribunale di Brindisi (dott. Roberto Gentile), con sentenza del 10 ottobre 2026, ha condannato Intesa Sanpaolo (quale società incorporante per fusione Banca Apulia) al risarcimento del danno pari a € 34.192,00 in favore di un risparmiatore di ottant’anni.
Il consumatore aveva investito i propri risparmi in titoli di Veneto Banca, vendutigli dall’allora Banca Apulia, successivamente incorporata in Intesa Sanpaolo.
La sentenza giunge dopo cinque anni di processo, preceduti da una procedura dinanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) conclusasi con una decisione favorevole al risparmiatore, alla quale però la Banca non si era adeguata.
Il Tribunale ha accolto integralmente la difesa dell’associato di “Dalla Parte del Consumatore”, affermando che “Banca Apulia spa si è resa gravemente inadempiente agli obblighi di correttezza, informazione, profilazione e adeguatezza d’investimento”.
Questa decisione si pone nel solco tracciato dallo stesso Tribunale di Brindisi a partire dal 2021 quando, con una storica sentenza, riconobbe per primo in Italia il diritto al risarcimento del danno sempre in favore di un associato dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” che aveva investito in titoli Veneto Banca.
“Siamo molto soddisfatti per l’esito favorevole di questa vicenda – dichiara l’Avv. Emilio Graziuso, Presidente dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” e difensore del risparmiatore – È stata una battaglia legale complessa dal punto di vista tecnico ed estenuante per il consumatore sotto il profilo emotivo. Il nostro associato ha dovuto trascorrere cinque anni nell’incertezza del processo e nella preoccupazione di non poter contare, in caso di necessità legate anche all’età, sui risparmi di una vita”.
Secondo l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”, sul fronte del “risparmio tradito” la magistratura continua a rappresentare l’unico presidio concreto per il riconoscimento dei diritti dei cittadini.
L’Associazione denuncia la mancanza di misure tempestive da parte delle Istituzioni nei casi di “risparmio tradito” di massa, inerzia che costringe i consumatori a promuovere cause lunghe e costose. Anche l’attivazione del Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR) non si è rivelata pienamente soddisfacente per i soggetti coinvolti nella vicenda Veneto Banca.
“Attraverso il FIR, i risparmiatori hanno potuto ottenere un indennizzo massimo del 40%, mentre per il recupero del restante 60% sono stati comunque costretti a ricorrere all’Autorità Giudiziaria”, conclude l’avv. Graziuso.

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