Il dibattito politico nel Comune di Brindisi ha raggiunto livelli di surrealtà inaccettabili, trasformando il Consiglio comunale in un’arena di insinuazioni, attacchi personali e silenzi imbarazzanti.
Da un lato assistiamo alle denunce di Fratelli d’Italia contro il consigliere Luperti e alle proteste per una deriva che svuota di senso il centrodestra originario.
Dall’altro, giustamente, gli alleati e gli osservatori fanno notare a FdI l’enorme contraddizione di denunciare giorno dopo giorno una maggioranza insostenibile, salvo poi restare seduti al tavolo della stessa.
È di fatto, continuare ad assistere ad un suicidio politico in cui si è direttamente protagonisti e soccombenti.
Non si può essere contemporaneamente accusatori e complici: se questa maggioranza ha tradito il mandato degli elettori ( vero!), il partito della Presidente del Consiglio abbia il coraggio politico di trarne le conseguenze e di uscire dall’amministrazione come è giusto che sia.
Ma in questo quadro di tatticismi e giochi di potere, la domanda principale riguarda il vertice dell’ente. Che cosa ci si può realisticamente aspettare da un sindaco che, pur di continuare a governare, accetterebbe persino di aprirsi a logiche o intese con il Partito Democratico (senza che ciò rappresenti un male assoluto in astratto, ma palesando una clamorosa e insanabile contraddizione politica, essendo stato l’antagonista civico-moderato vittorioso proprio contro la coalizione di centrosinistra)?
I tentativi di ribaltone avvenuti prima in terra mesagnese attraverso “emissari” e poi nelle stanze regionali sono ormai cosa risaputa e di dominio pubblico.
Non comprendo e mi spiace che un partito come Forza Italia riesca ancora a tollerare una simile frustrazione, sottovalutando le ripercussioni che si avranno anche a breve nelle imminenti elezioni al parlamento.
Un amministratore primo cittadino che accetta qualsiasi compromesso pur di rimanere a percepire gli emolumenti di oltre 10 mila euro mensili sacrificando ogni coerenza programmatica sull’altare della sopravvivenza amministrativa, sta prendendo in giro i cittadini.
A Brindisi non servono maggioranze puramente numeriche tenute insieme dalla paura di staccare la spina o dalla spartizione delle poltrone.
La città ha urgente bisogno di dignità, chiarezza e rispetto per il voto popolare!
È ora che tutti smettano di recitare una parte e dimostrino di avere il coraggio delle proprie idee, o di farsi da parte.
Dott. Gianluca Quarta.
