October 16, 2026

Energia, una filiera da 50 miliardi di valore aggiunto: la partita delle PMI. Il rapporto presentato a Brindisi stima 29,5 miliardi di valore aggiunto diretto e 50,1 miliardi includendo le ricadute sulla catena produttiva. Focus su qualificazione, credito e nuove commesse.

 

La transizione energetica sarà anche una grande partita industriale: non soltanto nuovi impianti, ma forniture, tecnologie, servizi, competenze e lavoro lungo tutta la catena del valore. È il messaggio al centro della seconda giornata de “I Colori dell’Energia”, in corso a Brindisi, che dedica uno spazio specifico alla manifattura delle fonti energetiche e alla presentazione del rapporto 2026 sul settore.
Lo studio propone una lettura più ampia del perimetro energetico rispetto alle sole attività di produzione e distribuzione. Le elaborazioni basate sulle tavole input-output restituiscono una stima di 29,5 miliardi di euro di valore aggiunto direttamente riconducibile al comparto, che sale a circa 50,1 miliardi quando si considerano i legami con gli altri settori produttivi. Non si tratta di una misura del fatturato o di un censimento delle imprese: il dato serve a mostrare quanto la domanda energetica si propaghi a monte e a valle delle utility.

Dietro la realizzazione di un impianto, di una rete o di un sistema di accumulo operano infatti aziende che producono cavi, trasformatori, inverter, componenti elettromeccanici, software e dispositivi di controllo, ma anche società di ingegneria, installatori, fornitori di servizi e manutentori. Molte di queste attività sono presidiate da piccole e medie imprese, spesso altamente specializzate, che possono contribuire al rafforzamento della capacità industriale italiana.

Il potenziale, tuttavia, non si trasforma automaticamente in nuove commesse. Per entrare nelle catene di fornitura dei grandi operatori occorrono certificazioni, referenze, capacità progettuale, continuità finanziaria e competenze adeguate. I tempi lunghi delle forniture e gli anticipi necessari per i materiali possono mettere sotto pressione il capitale circolante, soprattutto nelle aziende di minore dimensione. Il rapporto suggerisce percorsi di qualificazione dei fornitori, standard condivisi, centri prova e strumenti finanziari meglio calibrati sul ciclo delle commesse.

«Misurare il successo della transizione soltanto attraverso gli impianti installati sarebbe riduttivo», sottolinea Gabriele Menotti Lippolis, presidente de “I Colori dell’Energia”. «Dobbiamo chiederci quanta innovazione, occupazione e capacità produttiva restino nel nostro Paese. L’incontro tra grandi player e PMI è uno degli obiettivi centrali della manifestazione: le imprese più piccole devono poter diventare fornitori stabili e competitivi, non semplici spettatrici degli investimenti».

La giornata di oggi affronta anche l’impatto energetico di data center e intelligenza artificiale, l’efficienza degli edifici pubblici e sanitari, l’idrogeno e la mobilità sostenibile. Sono ambiti differenti, ma accomunati dalla stessa domanda: come trasformare la domanda di nuove infrastrutture e tecnologie in opportunità industriali e competenze diffuse. Da Brindisi arriva l’invito a costruire una transizione capace di generare valore oltre la produzione di energia.

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