June 20, 2024

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“Dichiarare guerra totale al tumore della mammella e dell’ovaio è una missione imprescindibile, che non ammette tentennamenti né giustificazioni tecniche e logistiche”.

Così il consigliere Fabiano Amati nella relazione di accompagnamento alla sua proposta di legge approvata alla unanimità dalla III Commissione del presidente Mauro Vizzino.

L’iniziativa legislativa che prevede “misure di potenziamento dello screening di popolazione sul tumore mammario e istituzione del programma di valutazione del rischio per pazienti e famiglie con mutazioni genetiche germinali” – ha raccolto la sottoscrizione di molti consiglieri.

“Il tumore alla mammella è il primo nel sesso femminile – ha spiegato Amati – si stima che una donna su otto/nove si ammalerà nell’arco della sua vita, con il 5-10 per cento d’origine ereditaria. Nel sesso maschile, invece, ha un’incidenza di 1 su mille, ed è considerato motivo di sospetto genetico.

Il tumore all’ovaio, invece, è al decimo posto tra i tumori femminili: si stimano nel 30 per cento dei tumori e con il 10 per cento d’origine ereditaria.

Sia nel caso di tumori sporadici che eredo-familiari, la diagnosi precoce e i programmi di sorveglianza clinico-strumentale aiutano a risparmiare vite umane, in considerazione – innanzitutto – di adeguate terapie in grado di aumentare sempre più le aspettative di vita”.

Per questi motivi con questa legge “s’intende potenziare l’attività di screening di popolazione per la diagnosi precoce del tumore alla mammella, con misure dirette all’invito di tutta la popolazione obiettivo al test di classificazione (normale – sospetta), incentivare l’adesione e semplificare il procedimento d’invito al test e di protezione nella prenotazione per i test successivi.

Attualmente lo screening è assicurato ogni due anni alle donne nella fascia d’età 50-74, non considerando la fascia d’età 45-49 e 40-44, ove le percentuali d’incidenza di malattia risultano altamente significative”.

Viene allargato il target di popolazione alle donne nella fasce d’età 45-49, prevedendo lo screening annuale, e rimette ai medici di medicina generale – per la fascia d’età 40-44 – la prima valutazione del rischio in persone con storia familiare positiva, sulla base di protocolli internazionali e nazionali, demandando la decisione finale di ammissione al programma di screening ai Centri senologici di riferimento territoriale.

Nel capo II della proposta di legge, inoltre, s’istituisce il programma di valutazione del rischio e sorveglianza clinica e strumentale per pazienti e familiari con mutazioni geniche germinale. In poche parole, il procedimento di ricerca di mutazioni eredo-familiari nei geni BRCA1 e BRCA2, ovvero esteso a pannelli di geni implicati in particolari forme tumorali: per esempio p53 e PTEN.

In particolare è istituito il programma di Consulenza Genetica Oncologica – CGO assicurato a tutte le persone affette da tumore della mammella e dell’ovaio o a rischio per una predisposizione di tipo familiare, allo scopo di programmare eventuali misure di sorveglianza clinica e strumentale, nel rispetto delle linee guida nazionali e internazionali.

Centri di CGO sono le Breast Units, i cui responsabili definiscono i criteri d’accesso alla CGO, le modalità di contatto dell’utente e dei suoi familiari, i criteri diagnostici per le diverse fasce di rischio e per l’accesso a eventuali test genetici, le caratteristiche dei test genetici offerti, i Laboratori di riferimento nell’ambito del Servizio sanitario regionale e i tempi e le modalità di esecuzione delle eventuali misure di sorveglianza.

La CGO è prevista per persone con storia personale e familiare di tumore, ai quali è assicurato l’eventuale test genetico BRCA1 e BRCA2, ovvero esteso, in casi particolari stabiliti dallo specialista richiedente e sulla base dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche, a pannelli di geni implicati in particolari forme tumorali eredo-familiari.

Nel caso di accertamento della mutazione genetica, i centri di screening mammografico e cervicale provvedono all’esecuzione del programma di sorveglianza clinico-strumentale e alla prescrizione delle relative prestazioni.

familiari sani”

“La Commissione sanità ha approvato una rivoluzione nell’attività di prevenzione del tumore al seno, estendendo a tutte le 40enni lo screening, facendo decadere i direttori generali che non fanno il loro dovere e stabilendo la gratuità dei test genetici BRCA, oltre che le attività di sorveglianza per le persone sane ma con storia familiare di tumore. Sono molto soddisfatto di un voto unanime espresso in qualche minuto, al servizio di una guerra a una malattia che colpisce 1 donna su 8, cioè tutte, e che viene dichiarata per appagare la più importante ma spesso dimenticata politica di genere per la vita”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge “Misure per il potenziamento dello screening di popolazione sul tumore alla mammella e istituzione del programma di valutazione del rischio per paziente con mutazioni geniche germinali”.

“Spero ora che il Consiglio regionale la approvi al più presto.
La proposta di legge approvata dalla Commissione appaga una necessità di prevenzione che va slegata al più presto dalle pastoie burocratiche e ammessa alle modalità più risolute del chi-non-fa-perde-il-posto.
Infatti: ad oggi tutti gli atti aziendali delle Asl dicono che devono essere invitate allo screening il 100% delle donne interessate. La media regionale di inviti, invece, dice che non si supera il 65 per cento: troppo poco per una regione che vuole prevenire gli effetti mortali di questa malattia. La proposta di legge prevede, a questo proposito, la decadenza dei manager Asl qualora non si raggiunga l’obiettivo indicato negli stessi atti aziendali.
Inoltre: la proposta di legge estende la classe d’età dello screening alla fascia 40-49, non solo dunque alla fascia 50-74, e prescrive la fissazione delle date di screening a carico dei Centri senologici, nella periodicità prescritta, senza lasciare le donne in balìe delle file dinanzi allo sportello del Cup.
Ancora: la proposta di legge introduce la gratuità dei test genetici BRCA1 e BRCA2 alle persone sane ma con storia familiare di tumore, per individuare la sussistenza di una mutazione genetica e quindi la necessità di attivare un percorso di sorveglianza clinico-strumentale: anche l’attività di sorveglianza sarà gratuita ed erogata dai Centri senologici.
Infine: la proposta di legge rinnova la dichiarazione di guerra al tumore al seno, senza alcuna indulgenza per lentezze e inerzie, provando a innovare profondamente per generare un rapido adattamento dell’organizzazione alle necessità di salute. E tutto questo perché è ampiamente dimostrato che nella pubblica amministrazione si stenta a compiere riforme e rivoluzioni perché il punto di partenza è sempre arroccato sul minore sconvolgimento degli assetti organizzativi, per via di umane resistenze all’abitudine, a discapito dell’oggetto centrale dell’attività che si ha il dovere di compiere e che in questo caso consiste nella protezione della vita umana dalla violenza della malattia”.

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