December 13, 2019

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L’assegnazione della scorta alla Senatrice a vita Liliana Segre dopo i messaggi di odio ricevuti sui social e la polemica legata all’ istituzione della commissione straordinaria per il contrasto all’intolleranza, al razzismo, all’antisemitismo e all’istigazione all’odio e alla violenza, di cui è stata promotrice e prima firmataria, lascia tutti sgomenti. Questo provvedimento segnala il forte decadimento civile, valoriale ed etico della nostra società che pare voglia inabissare quel passato buio della nostra storia, di cui la senatrice, sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz da bambina, ne è testimone.

Noi tutti dovremmo essere come Liliana Segre, donna di raffinata intelligenza ed esemplare cittadina italiana, per non inciampare in quella condizione umana estrema di odio e di violenza e di affascinazione del potere e dell’annichilimento del diverso che ha caratterizzato i governi nazionalisti e totalitari del secolo scorso dal nazismo al fascismo, dai campi di concentramento e sterminio alle Fosse Ardeatine, dalle Foibe agli orrori degli anni ’90 della guerra nella ex Jugoslavia.

Dobbiamo essere i fautori di una società rinnovata, che si fonda sul rispetto del prossimo e sull’integrazione e che contrasta ogni forma di violenza e di odio e, soprattutto, sul rispetto dei principi di libertà e unità sanciti dalla nostra Costituzione scritta con il sangue dei nostri caduti per la libertà della nostra e delle future generazioni.

I fenomeni di intolleranza e di discriminazione razziale, sempre più diffusi sui social network, ci invitano ad interrogarci sulla nostra umanità a volte reclusa in una “zona grigia” vacillante e confusa, e sul nostro dovere ed impegno culturale ed educativo nei confronti delle nuove generazioni. L’assegnazione della scorta alla Senatrice è un avvertimento, ma non una dichiarazione di resa per la nostra società civile che trova invece, un riscatto autentico e vero nei giovani. Loro sono le “sentinelle” del nostro presente e futuro ed i “custodi” della nostra storia, a volte ingombrante, ma che ha permesso l’avvio di una società libera e democratica nel nostro paese.

L’antidoto al contrasto ai fenomeni di intolleranza, di odio e di discriminazione razziale è la diffusione in maniera capillare e dal basso di una cultura di accoglienza, di dialogo e di integrazione, in cui l’Altro, quel “diverso” non sia oggetto di paure e di distorte ideologie che si stanno radicando nella nostra società, ma sia un arricchimento culturale e sociale per la comunità e per ogni singolo individuo. Dobbiamo educare le nuove generazioni alla bellezza dell’incontro con l’Altro, individuare strumenti comuni dove la buona politica e le buone prassi possano essere diffusi e condivisi per divenire degli esempi concreti, dobbiamo sviluppare coscienze critiche e consapevoli, perché “educare” significa “trarre fuori”, quelle sensibilità, quelle attitudini e facoltà intellettuali e morali presenti in ciascun giovane. Quest’importante compito è prerogativa delle Istituzioni, delle associazioni, delle scuole e di ogni agenzia formativa che, attuando i principi stabiliti negli artt. 2 e 3 della nostra costituzione, ponga al centro delle proprie attività il benessere della comunità, a partire dalla formazione del singolo individuo, nonché futuro cittadino.

 

Ricordando le parole del martire per la libertà On. Aldo Moro “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. Raccogliamone l’invito.

 

 

 

ACLI Brindisi

 

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