November 22, 2019

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Ah l’amore…

Perché questa lettera? Per le spiegazioni, anche le più crude, non c’è mai stata tra noi una lettera. Semmai qualche commento, più o meno favorevole, su Facebook. E allora, ripeto, perché oggi ricorro alla lettera? Cicerone diceva che una lettera non arrossisce. È vero. Per quello che ho in animo di dirti, in questo modo non arrossirò. A coprire il rossore del volto saranno le vocali, le consonanti, le interpunzioni e così sarò libero di dirti tutto quello che sento, tutto quello che il mio cuore sente.

La causa non tanto celata di questa confessione? Ebbene sì: la gelosia. Devi sapere che come geloso soffro tre volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca per ferirti. Per questi motivi ho sempre cercato di nasconderti questo sentimento che giudico riprovevole. E finora c’ero riuscito. Ma adesso, alla luce, degli ultimi accadimenti, non sarei più capace di mentire né a te e, soprattutto, a me.

Ma la mia gelosia non è quella di Otello; una gelosia che alimenta se stessa fino a distorcere completamente la realtà. E nemmeno quella di Jago quando dice: «Guardatevi, mio signore, dalla gelosia! È il mostro dagli occhi verdi che schernisce la carne di cui si nutre».

No, non si tratta di quella gelosia perché la mia nasce dall’amore. Questo spiega perché sono geloso. Perché ti ho sempre amato e tuttora ti amo. Anche più di prima.

Il nostro amore è nato dieci-dodici anni fa. È stata la linfa che ci ha mantenuto in vita. Che ci ha dato la forza di superare, insieme, mille ostacoli. Ma ora sono stanco che tu faccia di questo mio amore un tappeto per calpestarlo. Sappi che non ho il cuore spezzato; ce l’ho nel fango e a gettarcelo sei stata tu.

Ti chiederai a cosa è dovuto questo mio cambiamento. Se fossi onesta con te stessa – sì, onesta! – dovresti saperlo. Ma voglio darti una mano a ricordare.

All’inizio del nostro rapporto avevi, oltre me, qualche fan. Poi la tua bravura, il tuo impegno, la tua classe, i successi hanno attirato l’attenzione di tanti, anche di quelli che da principio non credevano nelle tue attitudini. Ma quanto chiasso… Mentre – come dice Sofocle – è il silenzio che dà alle donne la grazia che loro si addice.

Ho dovuto dividerti con gli altri. Intendiamoci, questo può anche starci. Ma io, a poco a poco, cominciavo a perderti. Troppa gente intorno a te. Sì lo so, tutto a beneficio di una parte della città che su di te aveva ancora delle remore, se non proprio indifferenza. Una città che non ha compreso quanto la tua presenza le dava e le dà lustro.
Ma l’amore, anche se grande, può ritrovarsi scomposto come un volto riflesso nei mille frammenti di uno specchio rotto? Io dico di no. Ho sofferto in silenzio e talvolta mi sono sentito orgoglioso d’essere l’amore numero uno. Non è stato facile ma, pur di non perderti, l’ho fatto.

Poi sono giunti altri due episodi che hanno riacceso la mia gelosia come quando, nei lumi a petrolio, con una rotellina si allungava lo stoppino per vederci meglio. E difatti ho visto meglio.

Si è parlato di una “casa” in cui ti saresti dovuta trasferire. Per la verità di questa casa si parla da anni ma ora sembra che la questione stia arrivando in dirittura d’arrivo. E secondo te io dovrei essere contento di questa soluzione che, con il nostro amore, nulla ha da vedere?

E, dulcis in fundo, da qualche mese, ti sei data anche ai viaggi all’estero.

Questo perché il tuo datore di lavoro così ha voluto, anzi ha preteso. Questo ha fatto sì che il nostro, il “mio” amore, vacillasse paurosamente. No, non ti seguirò, non voglio seguirti perché mi farebbe stare anche più male.

E ci sarebbe dell’altro ancora, ma vorrei che ad analizzarlo lo facessimo insieme. Questo ti chiedo. Come fa il coach con i ragazzi durante i time out: ma senza lavagnetta, solo a parole. E non importa che tutt’intorno ci sia sempre chiasso, e i tuoi estimatori ti reclamino a gran voce. Sarà il nostro amore ad isolarci, a rivivere uno di quei magnifici momenti del passato.

Ricordati: tu sei la mia stella, la stella del Sud. E lo sarai sempre perché il passato non si può cancellare con un colpo di spugna.
Vivi questo momento esaltante ma, ti prego, rimani vicino a me.
Guido, il tuo amante più focoso, il tuo fan più accanito.

 

Nota dell’Autore: solo ora mi viene il dubbio che questa lettera possa ingenerare nel lettore qualche perplessità sul destinatario. In realtà non è indirizzata a un’amante, a una mia amante. Non ricordo d’averne mai avute. O forse sì…
L’ho invece scritta di getto col pensiero rivolto a un’amante particolare: la squadra della New Basket Brindisi (sponsorizzata Happy Casa) che, nonostante la tanta indifferenza che domina ancora in città, a questa sta dando lustro sia nel campionato di Lega A che nella Champions Cup.
In una città che le precedenti amministrazioni stanno probabilmente condannando a un ennesimo dissesto finanziario un gruppo di coraggiosi imprenditori e di preziosi collaboratori porta avanti un progetto ambizioso che non può non riempirci d’orgoglio. Il PalaPentassuglia, ancora per un po’ (me lo auguro), è il luogo dove sfogare la nostra rabbia di brindisini per quello che poteva essere e non è stato, o ancora non è stato. È uno dei pochi luoghi in cui si può ancora sognare. E allora, come pregava Georges Rodenbach (“Il regno del silenzio”): «O Signore, datemi il mio sogno quotidiano».

 

Guido Giampietro

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