July 3, 2020

Brundisium.net
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Nunzio (in piedi, primo da destra) e Giuseppe Saba (terzo) durante una missione in Afghanistan per predisporre l’assistenza del WFP a favore delle comunità vulnerabili dopo la caduta dei talebani nel 2001. Foto: WFP/UNHRD

“Che coincidenza, in questo stesso giorno, 20 anni fa, ho iniziato a lavorare per la base!”, esclama Nunzio riconoscendosi in una foto pubblicata su Twitter dal World Food Programme (WFP) per ringraziare l’Italia che, da due decenni, ospita e finanzia la Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi.

 

Nunzio lavora come magazziniere e operatore sul campo sin dal primo giorno dell’apertura della base brindisina gestita dal WFP. Con Giuseppe, Lorenzo, Marta, Michele, Nadia e Pino, fa parte della squadra di pionieri, allora guidata da Giuseppe Saba, di quello che nel tempo è diventato uno strumento essenziale per la preparazione e la risposta alle emergenze umanitarie.

La rete globale di UNHRD per come la conosciamo ora — con cinque altre cinque basi ad Accra (Ghana), Dubai (EAU), Kuala Lumpur (Malesia), Città di Panama (Panama) e Las Palmas (Spagna), strategicamente selezionate perché vicino ad aree soggette a disastri — ha le sue radici in un’iniziativa lungimirante del Governo italiano a metà anni 80: consentire all’ONU e alle organizzazioni umanitarie di pre-posizionare beni di primo soccorso all’aeroporto militare di Pisa, in modo da poter poi essere inviati nelle aree d’emergenza e portare velocemente aiuto alle popolazioni colpite. Alla fine degli anni 90 il deposito fu trasferito a Brindisi, località scelta per le sue infrastrutture logistiche e la sua posizione chiave nel cuore del Mediterraneo.
La sua gestione fu affidata al WFP che lo ha trasformato in una base logistica che fornisce servizi di supply chain — dall’approvvigionamento alla distribuzione — alle organizzazioni umanitarie. Questa iniziativa è diventata un efficiente esempio di partenariato e multilateralismo che, riconosciuto come il “modello Brindisi”, è stato poi replicato a livello mondiale con le altre cinque basi. Inizialmente, UNHRD, da Brindisi, lavorava con cinque organizzazioni umanitarie; ora, con il suo Network, ha accordi e fornisce servizi a 93 partner, tra agenzie ONU, governi e ONG.

 

“La primissima operazione ci fu il 20 giugno 2000. Ricordo ancora l’emozione di quando è atterrato quell’Iliyushin 76. Lo abbiamo caricato con 36 tonnellate di aiuti ed un ospedale mobile donati dalla Cooperazione italiana ed è partito per Asmara per assistere la popolazione eritrea colpita dalla guerra di confine con l’Etiopia”, ricorda Nadia scorrendo il registro dei carichi spediti quell’anno. “Ci sono state altre 11 spedizioni per l’Eritrea, e nel mentre Etiopia, Burundi, Kosovo, Serbia, Iran, Repubblica democratica del Congo, Guinea e Angola. In totale abbiamo portato a termine 46 spedizioni, consegnando 730 tonnellate di aiuti e attrezzature per tre organizzazioni partner”.
Nel 2019, la rete UNHRD ha gestito 613 operazioni, trasportando carichi umanitari in 84 paesi per un totale di 9.850 tonnellate per conto di 42 organizzazioni.
Come tutti i pionieri e le pioniere di UNHRD, Nadia lavora ancora nella base brindisina e, grazie alla sua grandissima esperienza, supporta anche i suoi colleghi nelle altre basi del Network.

 

 

Camion del WFP al porto di Brindisi. Foto: WFP/Nadia Parisi

Nonostante siano parte del WFP, le basi UNHRD non immagazzinano e spediscono cibo, ma beni di prima necessità e attrezzature logistiche. Coperte, tende, set da cucina, zanzariere e un’ampia gamma di materiali salvavita, questo è quello che si trova nei magazzini di UNHRD sparsi per il mondo. Nelle celle frigorifere ci sono i medicinali e i kit sanitari d’emergenza che sono cruciali per la risposta alle crisi sanitarie. UNHRD gestisce inoltre lo stock di attrezzature logistiche come moduli prefabbricati e tendostrutture di stoccaggio del WFP.

Quando queste attrezzature vengono spedite, gli operatori di pronto intervento di UNHRD spesso partono con loro. Molte volte, sono i primi ad arrivare nelle aree disastrate per allestire velocemente le attrezzature e permettere così al WFP e alle altre organizzazioni umanitarie di dare il via alle operazioni. Nel gennaio 2001, Pino è partito per l’India, nei giorni immediatamente successivi al terremoto del Gujarat. Ha preso così parte alla prima missione sul campo di UNHRD, una missione che, ci dice, non dimenticherà mai. “Poco dopo l’apertura del deposito umanitario del WFP a Brindisi, mi hanno assunto per un contratto a breve termine… ed eccomi qui, 20 anni dopo. Oltre a lavorare come assistente alla logistica, continuo ad andare in missione per dare una mano nelle operazioni sul campo. Ho perso il conto delle missioni che ho fatto, ma come per molti altri umanitari, lo tsunami del 2004 è stata un’esperienza che ti cambia la vita: lì abbiamo capito che cosa significa la parola apocalisse”.

 

 

Pino e Giuseppe M. (in piedi con la maglietta bianca del WFP da destra a sinistra) insieme ai volontari locali in Indonesia durante la risposta allo tsunami del 2004. Le squadre di UNHRD hanno addestrato i volontari locali nell’allestimento e nella manutenzione delle attrezzature umanitarie. Foto: WFP/Rein Skullerud

A meno di un anno da quel disastro, nell’ottobre 2005, un fortissimo terremoto di magnitudo 7.6 scosse la regione del Kashmir in Pakistan e Giuseppe fu inviato a Muzzafarabad. “Le scosse non smettevano mai”, racconta Giuseppe ricordando che “dormivamo in tenda e a volte le nostre brandine si spostavano di un metro durante la notte! Da un punto di vista diciamo più folkloristico, è stata un’esperienza unica avere i jingle truck che ci giravano attorno e caricavano e scaricavano merci nelle tendostrutture che avevamo appena montato”.

 

“La risposta a questi due eventi catastrofici, e alle crisi in Darfur e in Niger avvenute tra di loro, hanno dato prova che quello che l’Italia e il WFP avevano sviluppato a Brindisi era uno strumento straordinario ed efficace che permetteva una risposta rapida alle emergenze”, ricorda Carmelita che fu testimone delle animate discussioni di quel periodo in cui si ebbe la conferma che “la preparazione era la chiave del successo, dovevamo solo renderla ancora più efficace”. Carmelita si è unita ai pionieri nel novembre 2001 e da allora è diventata una delle custodi della memoria e degli archivi di UNHRD.

 

 

Carico di aiuti umanitari della Cooperazione italiana. Foto: WFP/Andrea Tornese

Aumentare l’efficienza, così come aveva previsto Amer Daoudi, l’allora direttore della Logistica del WFP, significava operare più vicino alle aree colpite per ridurre i tempi e costi di intervento e avere più basi per rispondere a più emergenze simultaneamente, espandendo così la capacità di stoccaggio per evitare di svuotare i magazzini come accadde in quel tragico 2004–2005. Il modello Brindisi doveva essere replicato in altre aree del mondo e così è nata la rete di basi umanitarie di UNHRD.
Marta, che gestisce la base UNHRD di Brindisi e che è stata appena nominata coordinatrice del Network UNHRD — la prima donna a ricoprire questo ruolo — sottolinea che “non viviamo solo di glorie passate: Brindisi ha ancora una forza propulsiva e trainante”. La base ospita l’unità che dà supporto alle altre cinque negli acquisti, nella gestione finanziaria, nelle risorse umane, nell’amministrazione e nelle missioni. È stata la prima nella rete ad ospitare esercitazioni e simulazioni ed è diventata un centro d’eccellenza dove gli operatori del WFP e di altre organizzazioni umanitarie si preparano alle operazioni sul campo. E lì ha sede UNHRD Lab, un’unità di innovazione che collabora con università, partner umanitari ed il settore privato per migliore le attrezzature logistiche e gli imballaggi dei beni umanitari e nello sviluppo di soluzioni ecosostenibili.

 

Il team dell’UNHRD Lab illustra il progetto di riconfezionamento della “culla da tenda” al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e al Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, durante la loro visita ufficiale a Brindisi il 19 dicembre 2019. Foto: UN Photo / Luca Nestola

Dai pionieri ai nuovi arrivati, che sia negli uffici, per rendere le spedizioni umanitarie possibili o per aiutare i colleghi del Network, o nei magazzini o ancora sul campo, le donne e gli uomini di UNHRD hanno infinite storie da raccontare. E se i successi passati sono le fondamenta per quelli futuri, UNHRD ha un solido avvenire davanti a sé.

Ho iniziato a lavorare per UNHRD a Brindisi a maggio 2017. Quando mi è stato affidato il compito di creare il cosiddetto “museo di UNHRD”, mi sono appassionato a ricostruirne la storia attraverso i documenti ufficiali e, in maniera ancora più avvincente, attraverso i racconti dei pionieri citati in questa storia e di molti altri colleghi e colleghe. Condividendo con me le loro storie, mi hanno da subito fatto sentire parte di una grande famiglia. Una famiglia di cui sono orgoglioso di far parte.

Nel 2012, il giornalista Giuliano Gallo ha scritto per il World Food Programme un libro dedicato ai primi dieci anni di UNHRD. “Dove volano gli aiuti” raccoglie i ricordi dei pionieri e delle pioniere di UNHRD citati in questo racconto, oltre a molti altri aneddoti e dati.

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