November 22, 2019

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Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” (Dante, Purgatorio, XVI, 97).

Le leggi ci sono, ma chi le fa rispettare? Il contesto nel quale il Poeta si lascia andare a questa considerazione è particolare: siamo nella III Cornice dove, immersi in uno spesso fumo, si aggirano gli iracondi. Ma quel verso è calzante anche per quanto mi appresto a dire.

 

L’Italia, malgrado “l’orrenda pila” accesa da Roberto Calderoli nel lontano 2010 (i Vigili del Fuoco descrissero l’operazione “una sceneggiata degna del Ventennio”), continua ad essere stracolma di leggi, leggine e decreti. Ma, come si studia al primo anno di Giurisprudenza, anche la migliore delle leggi diventa carta straccia se non è corredata da una sanzione. È solo questa che costituisce un argine al volere sfuggire furbescamente all’osservanza delle norme create per il benessere della comunità.
Senza contare che, anche quando le sanzioni esistono, la voglia di scantonare è sempre presente…

 

A dimostrazione della non volontà di applicazione delle leggi porto il caso, mai così d’attualità in questo momento in cui non si parla d’altro che di ambientalismo, di procedere alla piantumazione – ad opera dei Comuni – di un albero per ogni nuovo nato. Vale a dire, entro dodici mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato, i Comuni avrebbero dovuto porre a dimora un albero nel proprio territorio.

Provvedimento che, a causa della sordità delle Amministrazioni, è stato rinnovato con la legge n. 10 del 14.1.2013 la quale ha anche introdotto prescrizioni per la tutela degli alberi monumentali (e il pensiero vola agli ulivi ultra centenari che si stanno abbattendo senza pietà; ma questa è un’altra amara storia) e ridefinito la Giornata dell’albero celebrata il 21 novembre allo scopo di valorizzare la tutela del patrimonio arboreo e boschivo italiano.

 

Le modifiche hanno confermato l’obbligo già previsto limitandolo ai soli Comuni con popolazione superiore ai 15 mila abitanti mentre, dall’altro, è stato esteso anche nei confronti dei minori adottati e non solo dei neonati residenti. La stessa legge ha ridotto a sei mesi il termine entro cui provvedere alla messa a dimora degli alberi, ha istituito il bilancio arboreo del Comune per il censimento e la classificazione degli alberi piantati, in aree urbane di proprietà pubblica, da rendere noto da parte del sindaco due mesi prima della scadenza naturale del mandato.

 

E, per vigilare sul rispetto della legge (sic!), è stato istituito presso il Ministero dell’Ambiente un apposito “Comitato per lo sviluppo del verde pubblico” a cui i Comuni inviano le informazioni relative al tipo di albero e al luogo della sua messa a dimora.
Siccome nulla di tutto questo è stato eseguito, né a livello centrale né a livello periferico, il 2 luglio 2018 viene presentato il disegno di legge n. 549 nel quale s’introduce l’obbligo, per i Comuni di residenza, di piantare un albero per ogni cittadino residente defunto prima del compimento del cinquantesimo anno di età. Inoltre si sancisce che l’obbligo di piantumazione debba essere esteso a tutti i Comuni con più di cinquemila abitanti.

 

Infine la messa a dimora dovrebbe avvenire nella zona urbana e non extraurbana, privilegiando aree particolarmente degradate o colpite da eventi dannosi naturali o dolosi, che abbiano arrecato danno all’ambiente stesso.

 

E finalmente questo testo parla anche delle sanzioni! In particolare si stabilisce che le amministrazioni inadempienti siano assoggettate all’intervento, di tipo sostitutivo, del prefetto. Intervento che dovrebbe essere preceduto da una diffida e dall’indicazione di un congruo termine ad adempiere, così da consentire un dialogo costruttivo tra le istituzioni interessate.

 

Passando dalla teoria ai fatti mi chiedo se questa materia troverà applicazione nel nostro Paese che, anche per il riconosciuto degrado idrogeologico e i problemi del riscaldamento globale, avrebbe bisogno di tanto verde.

 

Perché, come dice Renzo Piano, “piantare gli alberi in città è un gesto d’amore, ma è anche un gesto generoso che altri godranno dopo di te. Nel farlo sai che solo tra cinquant’anni quell’albero sarà adulto e svolgerà la sua straordinaria missione. Se n’era accorto già Cicerone quando scriveva «Serit arbores, quae alteri saeclo prosint» (i vecchi piantano gli alberi che gioveranno in un altro tempo). E Calvino, nelle “Città invisibili”, ci esortava a riconoscere in ogni città, anche la più brutta, un angolo felice. E in un angolo felice c’è sempre un albero”.

 

Eppure c’è da dire che proprio a Brindisi, sig. Sindaco, c’era la consuetudine di piantare un alberello alla nascita di un figlio. Lo apprendiamo da un memoir scritto, a metà dell’Ottocento, da un illustre concittadino – don Oronzo Nisi, notaio, carbonaro affiliato alle sette dell’Attilio Regolo e dei Liberi Piacentini e per questo più volte ospitato nelle carceri di Lecce e Napoli – che oramai cinquantacinquenne, ha la grande gioia di vedere nascere il suo undicesimo figlio. Trattasi di una bella bambina cui sarà imposto il nome di Elisabetta, ma che poi diverrà per tutti Bettina.

Presagendo che questo bambino sarebbe stato l’ultimo dono della moglie don Oronzo, cui dovevano essere ben noti gli usi locali della messa a dimora di un alberello in occasione della nascita di un figlio e le proprietà beneauguranti del melograno, decide di piantarne due alberi nel giardino di famiglia.

Così, al momento del concepimento, pianta due noccioli del frutto e dopo, quando la casa risuona dei primi strilli di Bettina, li trapianta nel giardino. E, anche in questo, segue una sorta di piano congegnato quasi a sfidare il tempo. Egli infatti pianta i due semi in due posti diversi, distanti tra loro una cinquantina di metri ma sullo stesso lato (quello sud) della recinzione del giardino.

Ebbene, di quegli alberelli, fino a qualche anno fa, ne resisteva, rigoglioso come non mai, ancora uno. A dimostrazione del messaggio che ogni albero, specie se piantato con amore, riesce a sfidare il tempo.

 

Oggi c’è invece bisogno di più leggi per raggiungere lo stesso scopo e, malgrado la bella storia di Bettina, anche questa volta Brindisi rimarrà il fanalino di coda nelle graduatorie nazionali dei capoluoghi di provincia. Tra l’altro, mi induce a pensarlo la fase di pre-dissesto del bilancio comunale che sta vivendo, con nonchalance (evviva!), la città.

Eppure, sig. Sindaco, rinverdire le consuetudini di un tempo (quando tante case avevano il proprio orticello) e, nel contempo, ottemperare alla volontà del legislatore non dovrebbe essere poi cosa troppo difficile da realizzare.
Infatti non c’è da scervellarsi per trovare i luoghi da destinare a questo progetto. Penso, per esempio, alla banchina Carbonifera, quella che affianca il monumento al Marinaio d’Italia, da decenni inutilizzata, se non come deposito di rottami della Marina Militare. All’atto del passaggio di quel bene demaniale nel patrimonio comunale si parlò (se non erro, erano i tempi del sindaco Consales) di realizzare in quel posto un enorme giardino sul mare.

 

Un giardino sul mare! È l’operazione riparatrice che darebbe dignità ad un porto, tra i più belli del mondo (sic!), che non riesce a superare le beghe dei tanti organismi che lo stanno soffocando fino al punto da farlo morire. Il giardino sul mare potrebbe essere l’elemento trainante per sistemare le questioni più grosse e dispendiose, come l’allargamento del canale Pigonati, la destinazione d’uso dell’ex Collegio Navale “Tommaseo”, la sistemazione a verde della banchina di via Dalmazia, il riappropriarsi della bellissima Stazione Marittima fagocitata dalle auto private del personale dell’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico meridionale, il disastro provocato a Punta delle Terrare…

Fortunatamente, all’inerzia dell’amministrazione talvolta si contrappone l’azione dei privati o di altre istituzioni. È il caso del Liceo delle Scienze Umane e del Liceo linguistico “Ettore Palumbo” che, giorni fa, piantando un carrubo nel giardino interno della scuola in via Achille Grandi, è entrato a far parte dell’Eno (acronimo di Environment On-line) Three Planting Day – Plant A Three For Peace.
Il “Palumbo” in questo modo diventa una “Three Planting School”, una scuola che pianterà, tra il 2019 e il 2025, alberi ogni anno per almeno 0,5 ettari preferibilmente nelle aree in cui boschi e foreste non siano stati tagliati da dieci anni. Con l’obiettivo finale di catturare tre milioni di tonnellate di anidride carbonica!

 

Che bella iniziativa sarebbe, sig. Sindaco, rispondere con il “giardino sul mare” al progetto Eno degli studenti. Senza contare che non s’incapperebbe nei rigori della legge sull’obbligo di procedere alla piantumazione di un albero per ogni bambino nato. Sempre che le sanzioni, in questo che è il Paese del diritto (o dei “dritti”?), funzionino…

 

Guido Giampietro

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