August 17, 2019

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Le due ali di bambini, uscendo compostamente dall’androne del palazzo De Marco, s’incamminavano verso il sagrato della Cattedrale come due file di formichine che escono al primo sole dell’estate. Sulle teste leggermente chinate si abbassavano con arditi voli radenti grandi gabbiani bianchi che, con stridenti garriti, quasi le costringevano a volgersi verso quella macchia nera ferma in lontananza.

 

Quei bambini erano gli orfanelli che, mano nella mano, s’incamminavano svogliatamente verso un carro funebre, a comporre un corteo in cui – non riuscivano a comprenderlo – era indispensabile la loro presenza . Perché sempre loro? Perché solo loro?

Le grandi ali dei gabbiani, invece, erano le “cornette”, i copricapo a larghe tese delle suore, le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli che, insieme alle dame della Carità, si prendevano carico di quelle infelici creature, dando loro un minimo di istruzione e, alle femminucce, un corredo nel caso che la vita, un giorno, avesse voluto rimediare alla più grande delle ingiustizie, quella di continuare a lasciarle sole al mondo.

 

Perché questo ripescaggio nel passato, nel mio passato? L’accostamento mi è venuto spontaneo dopo avere assistito alla prima puntata dello spettacolo televisivo “Ballando con le stelle” nel quale, a completare la squadra di “stelle” (per la maggior parte sconosciute), è stata inserita una suorina per la verità non nuova a performance del genere che poi, grazie ai social, ha fatto il giro di mezzo pianeta.
Infatti, dopo la pubblicazione di due album e avere ottenuto il disco d’oro in Francia, suor Cristina Scuccia (questo il suo nome) nel 2014 aveva trionfato nel talent canoro di Rai2 “Voice of Italy”. Evidentemente il solo ambito musicale doveva andarle un po’ stretto e così, attirata da quella furbacchiona di sirena della sig.ra Carlucci, è approdata in Rai1, questa volta addirittura nelle vesti di ballerina.
Una ballerina sui generis perché non si avvale, nelle esibizioni, di un partner maschile (“sono sposata con il Signore”, ha affermato), ma di un ballerino che, senza sfiorarla nemmeno con un mignolo, danza per conto suo e due ballerine che, pur con la licenza di poterla toccare, di fatto danzano per conto loro. In ciò snaturando la formula di “Ballando” che ha sempre esibito coppie di maestri/e e ballerini/e, e non gruppi di ballo.

 

E ballerina, nel senso tecnico del termine, non può nemmeno esserlo visto che questa suorina indosserà sempre, anche nelle restanti puntate, l’abito, la cuffietta neri e il collarino bianco da religiosa delle Orsoline della Sacra Famiglia. Un abito, o meglio, un sotto abito adattato a possibili circostanze inusuali, dal momento che la religiosa indossa al di sotto della tonaca una sorta di pantaloni alla zuava cui spetta il compito di nascondere, nelle evoluzioni più coinvolgenti e sconvolgenti, una certa parte del corpo peraltro anch’essa consacrata al Signore.

 

In altri termini si ripete (ma la Storia, come sappiamo, è una continua ripetizione) quello che Daniele da Volterra, poi soprannominato Monsù Braghettoni, spinto da Pietro l’Aretino, il maggiore avversario di Michelangelo, lo costrinse a fare nel lontano 1564: coprire le nudità del Giudizio Universale con dei panni (o braghi).

 

Che stridente contrasto: da una parte le suore di San Vincenzo, tutte e completamente dedicate alla loro missione nella Chiesa e dall’altra questa suora che, pure avendo anch’essa fatto voto pubblico di castità, povertà e obbedienza, frequenta un mondo completamente diverso.

 

Un contrasto da cui scaturisce una domanda: è politicamente corretta l’esibizione della suora? O meglio, è religiosamente corretta? Sister Cristina, per giustificare questa clamorosa uscita dai binari della tradizione cristiana ha levato il dito contro un certo “bigottismo” imperante. Altra uscita verbale coraggiosa! Ma io non mi ritengo un bigotto e tantomeno un fanatico della religione. Mi limito a giudicare acriticamente i fatti confrontandoli con la storia millenaria della Chiesa. E i conti non tornano.

 

Tornano invece a Andrea Fagioli, giornalista di Avvenire, che così entusiasticamente assolve – che dico? – promuove questa nuova esperienza di miss Cristina: «Ha dimostrato un incredibile senso del ritmo. Sta proprio qui la testimonianza di chi vive la fede con gioia e che intende l’impegno artistico come un prolungamento della fede religiosa. Suor Cristina diventa in televisione una Suor Angela o un Don Matteo con la differenza non da poco che lei è reale e non finta». Ma è proprio questo il punto: il fatto che lei sia reale e non finta a suscitare perplessità anche nel cattolico più progressista!

 

Meglio non pronunciarsi, caro Fagioli, come in tantissimi stanno facendo su questa questione, anziché difendere per partito preso una posizione insostenibile.

 

Mi chiedo: quello che si è visto a “Ballando” è in linea con le regole della Congregazione delle Orsoline della Sacra Famiglia, alla quale appartiene suor Cristina? Siamo veramente certi che si può proclamare l’amore per il Signore aggirandosi anche in uno studio sfavillante di cristalli e luci, tra ballerine anch’esse scintillanti di pailettes e costumi mozzafiato, inebriati da danze che ammiccanti coreografie finiscono per rendere sempre più sensuali e dai commenti spesso salaci di una giuria che, ad eccezione della Presidente, non è neppure tecnica?

 

A giustificare il tutto s’invoca il progresso. Tutto cambia e, dunque, perché non anche il modo di “fare religione”? Sono d’accordo e, come ho accettato il clergyman (ma non gl’invisibili crocifissi su una T-shirt!) e l’accorciamento degli abiti delle religiose, posso anche pensare ad altre forme di impegno sociale, più vicine alla realtà del momento.

 

Ci sarebbe da gridare allo scandalo se suor Cristina professasse la sua consacrazione andando a cantare tra i terremotati durante i gelidi inverni, o toccando con mano la realtà dei Centri d’accoglienza per gli emigranti, o recandosi in qualche “caldo” Centro sociale, o prestando la sua opera (come fanno tante ragazze laiche) tra i diseredati d’Africa o a convincere i combattenti del Medio Oriente che può trovarsi un modus vivendi tra cristiani e musulmani…?

 

Ma lei canta meravigliosamente bene, si obietta. Questo è il suo modo per servire il Signore. Effettivamente quando, all’inizio della performance, ha intonato “What a Wonderful World” di Louis Armostrong ha fatto venire la pelle d’oca a tutti gli spettatori. E allora? Non potrebbe cantare senza tonaca così da evitare confusione negli animi dei credenti? Quanto al ballo poi – al ballo bistrattato in quel modo, ché a tutto somigliava fuorché a un charleston – mi ha curiosamente richiamato alla mente (senza alcuna derisione, per carità) la filastrocca “La vispa Teresa / avea tra l’erbetta / a volo sorpresa / gentil farfalletta…”.

 

Ma – lo so – suor Cristina continuerà in quella che, per lei (e per i suoi Superiori) è la strada che il Signore le ha indicato. Allora non mi resta che augurarle che sia nel giusto in questa decisione. Dal canto mio rimango della convinzione che in quello spettacolo musicale lei rappresenti una nota stonata!

 

Guido Giampietro

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