December 12, 2019

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Il 15 novembre 2019, presso la Sala conferenze del Palazzo Granafei-Nervegna, in via Duomo a Brindisi, sarà presentato il volume Raffaele Belliazzi (1835-1917), della storica dell’arte Daniela Rucco. La monografia, edita per i tipi di Congedo Editore, è dedicata alla figura dello scultore verista attivo a Napoli tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, attraverso degli studi che trovano il contesto culturale nell’ambito delle arti figurative nell’Italia meridionale della seconda metà del XIX secolo. Raffaele Belliazzi fu riconosciuto dalla critica del tempo tra i maggiori esponenti della scultura napoletana del XIX secolo, al fianco dei più noti Vincenzo Gemito, Achille D’Orsi, Giovan Battista Amendola.
L’autrice ricostruisce le principali vicende biografiche e l’itinerario artistico dello scultore, con la ricerca del corpus delle sue opere e il riordino filologico di documenti d’archivio, cataloghi, volumi e recensioni critiche. I risultati delle indagini storico artistiche, articolati nelle pagine del volume ricco di immagini, si compendiano nel primo saggio interamente dedicato all’arte di Belliazzi, che negli anni sessanta, fu tra gli animatori della nota Scuola di Resina, assumendo la carica di presidente del sodalizio dei pittori napoletani. L’artista improntò il suo linguaggio alla poetica del vero in tutte le sue forme, riprendendo momenti di quotidianità e di vita popolare, raffigurando pastorelli e mandriani, bambine e ciociarelle. Tra le sue tecniche spiccano la modellazione, che esitò in terrecotte e gessi patinati, e l’esecuzione di bronzi e marmi. Fondamentale importanza riveste il reperimento di opere riscoperte, da indicare tra quelle rimaste neglettee di altre, invece, del tutto inedite sino a oggi e conservate in collezione privata. Tra le sue opere più note si ricorda il pastorello che dorme noto come “Il riposo” conservato tra altre versioni, nella terracotta del 1875 acquisita nel 2005 dalla Pinacoteca metropolitana “C. Giaquinto” di Bari.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Amici dei Musei di Brindisi, attiva nella divulgazione e promozione di attività culturali significative legate al territorio e oltre.

A presentare il libro con l’autrice saranno: Franca Mariani presidente dell’associazione brindisina e il prof. Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea, metodologia della ricerca e della didattica dell’Università del Salento, che dirige la collana TASC (Territorio, arti visive e storia dell’arte contemporanea).

L’evento è in collaborazione con Cd’AC, la Collezione d’Arte Contemporanea del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento.

 

Raffaele Belliazzi

Nato a Napoli nel 1835 da Giuseppe e Rosa Esposito, Raffaele Belliazzi era il più piccolo di quattro figli. La famiglia gestiva una bottega di marmorari ed egli iniziò a cimentarsi in quell’ambiente con la lavorazione del marmo e con piccoli esemplari di ornato. Nel 1847 l’artista intraprese una prima formazione nel Reale Istituto di Belle Arti di Napoli nella sezione dedicata alla Pubblica Scuola Elementare di Disegno per gli Artieri e proseguì gli studi in Accademia nel 1853 al compimento dei 18 anni. Raffaele Belliazzi fu riconosciuto dalla critica tra i maggiori esponenti della scultura napoletana del XIX secolo, al fianco dei più noti Vincenzo Gemito, Achille D’Orsi, Giovan Battista Amendola, per citarne alcuni. La sua produzione è vasta e articolata. Egli ricoprì anche il ruolo di docente insegnando Elementi di Disegno di Figura e Modellazione nella Scuola serale e domenicale di arti applicate all’industria “Paolo Anania De Luca” di Avellino dal 1882 al 1885-86 e di Plastica decorativa e ornamentale nel Reale Istituto di Belle Arti di Napoli dal 1896 al 1912. Partecipò a gran parte delle mostre Promotrici napoletane oltre che a quelle di Torino, Firenze, Genova, sin dal 1867; le sue opere figurarono anche nelle Esposizioni Nazionali di Belle Arti a Milano Napoli e Roma e alle Mostre Universali e Internazionali di Parigi, Monaco, Vienna, Anversa, Londra e Saint Louis negli Stati Uniti. La sua scomparsa si attesta al 1917.

Di certo interesse sono i rapporti di committenza che l’artista ebbe con la Casa Reale per la quale realizzò L’avvicinarsi della procella in marmo (1879) e il Busto di Re Vittorio Emanuele II in gesso patinato (1878), oggi conservati nel Museo e Real Bosco di Capodimonte e la statua di Carlo III Borbone (1888), collocata in una delle nicchie di Palazzo Reale in Piazza Plebiscito a Napoli. Il suo pastorello che dorme noto come Il riposo, al quale Belliazzi era molto affezionato, è conservato nella versione in marmo del 1878 negli spazi della Pinacoteca civica di Ascoli Piceno sin dal 1890, sede distaccata della Galleria nazionale di arte moderna di Roma (GNAM) e la sua versione in terracotta del 1875 è stata acquisita nel 2005 dalla Pinacoteca metropolitana “C. Giaquinto” di Bari.

 

L’autrice

Daniela Rucco è storica dell’arte, dottore di ricerca e cultrice della materia in Storia dell’arte contemporanea, metodologia della ricerca e della didattica nel Dipartimento di Beni Culturali a Lecce, nonché docente di scuola secondaria di II grado.

 

Il volume

L’autrice ha dato grande rilevanza a un’indagine di tipo archivistico. Ai fini della conoscenza dell’artista e delle sue relazioni professionali, è risultato di grande interesse il recupero di un variegato corpus di fonti, tra le quali: il consistente fascicolo personale di Belliazzi conservato nell’Archivio storico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; i documenti collocati nell’Archivio di Stato di Napoli, atti a delineare gli effettivi rapporti con la Casa Reale e con il commendatore Annibale Sacco; le lettere intrise di emozioni e rancori inviate a Ferdinando Martini, e una missiva rivolta all’artista fiorentino Telemaco Signorini, rinvenute nell’archivio della Biblioteca Nazionale di Firenze.

Di fondamentale importanza è anche il reperimento di opere riscoperte, da indicare tra quelle rimaste neglette e di altre, invece, del tutto inedite sino a oggi e conservate in collezione privata. Si pensi, ad esempio, ad alcune delle opere di carattere funerario o alla piccola e raffinata collezione di esemplari di ornato, atta a evidenziare ancor di più le doti dell’artista nel modellare e plasmare finemente la terracotta.

Negli anni sessanta, Raffaele Belliazzi ebbe un sodalizio artistico con la Scuola di Resina come descrisse la scrittrice e giornalista ottocentesca Giovanna Vittori nel 1911, annoverando lo scultore nel ruolo di presidente di quella associazione. Riemergono dall’oblio oggi solo alcuni dei dipinti a olio su tela e tavola che l’artista realizzò in momenti alterni della sua vita.

Negli anni settanta, egli esordì nel campo della scultura presentando alla Prima mostra di Parma del 1870 il busto in terracotta dal titolo Testa di vecchia, nota come Una pinzochera.

Sono innumerevoli le opere, realizzate di lì a poco, che riscossero il consenso del pubblico e di Re Vittorio Emanuele II. Belliazzi adottò la poetica del vero in tutte le sue forme, riprendendo momenti di vita popolana e lavorando prevalentemente con la terracotta e col gesso patinato, nondimeno si adoperava con maestria anche nella fusione in bronzo e nello scolpire il marmo; i suoi soggetti prediletti furono pastorelli e mandriani, bambine e ciociarelle. Sono rappresentative, ad esempio, le opere plastiche in terracotta dal titolo La primavera (1872), Alle nocciuole (1874), Il riposo (1875), Un primo affetto (1875) e L’avvicinarsi della procella in gesso (1877). Tra i lavori commissionati dalla Casa Reale si ricorda la colossale statua dedicata a Carlo III Borbone (1888) posta sul frontespizio di Palazzo Reale a Napoli al cui fianco vi erano quelle di altri re scolpiti nel marmo dai più autorevoli artisti napoletani dell’epoca, tra i quali si citano Achille D’Orsi, Francesco Jerace e Vincenzo Gemito.

Il volume edito per i tipi di Congedo Editore in un formato 29,5×20,5, con copertina flessibile, si compone di 198 pagine con illustrazioni in bianco e nero, con un ampio inventario delle opere dell’artista e con un prezioso regesto dei documenti citati nel testo.

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