July 29, 2026

Negli ultimi tempi il dibattito pubblico si sta concentrando sulle prospettive di nuovi e importanti investimenti che potrebbero interessare il territorio della provincia di Brindisi. Le indiscrezioni, le dichiarazioni e le aspettative alimentano un confronto che, se da un lato testimonia la volontà di rilancio economico del territorio, dall’altro rischia di trascurare un presupposto fondamentale: nessun investimento può tradursi in sviluppo reale se manca una pianificazione urbanistica adeguata.
È proprio dalla dotazione degli strumenti urbanistici che occorre partire. Senza una visione chiara dell’assetto del territorio e senza strumenti di programmazione aggiornati ed efficaci, qualsiasi discussione sui grandi investimenti rischia di rimanere confinata nel campo delle ipotesi. È questa la vera precondizione per attrarre capitali, dare certezze agli investitori e garantire uno sviluppo ordinato e sostenibile.
Certamente il territorio della provincia di Brindisi dispone di dotazioni infrastrutturali che pochi territori del Mezzogiorno possono vantare: un aeroporto, un porto commerciale con un grande retroportualità, grandi aree industriali in parte dismesse, un porto turistico e circa 80 km di costa. Questo patrimonio rappresenta una concreta capacità di attrazione per investimenti industriali e turistici. Ma perché tale potenziale si traduca in progetti reali, servono due condizioni preliminari: “una chiarezza autorizzativa” che offra agli investitori regole stabili e certe, e un dialogo strutturato tra chi investe e il sistema imprenditoriale del territorio, da costruire attraverso i corpi intermedi.
È su queste basi che il Presidente di ANCE Brindisi, Angelo Contessa, interviene sul tema degli investimenti industriali e turistici nel territorio brindisino, richiamando l’attenzione delle istituzioni, degli operatori economici e delle parti sociali su tre elementi che, a suo giudizio, costituiscono la base imprescindibile di qualsiasi iniziativa imprenditoriale seria e duratura: il Piano Industriale, il Piano di Committenza e il Piano Formativo.
“Non esiste investimento credibile senza queste tre condizioni. Il Piano Industriale definisce dove si vuole arrivare e con quali risorse; il Piano di Committenza stabilisce regole chiare tra chi affida i lavori e chi li esegue; il Piano Formativo garantisce che le persone del nostro territorio siano davvero in condizione di realizzare, gestire e mantenere quegli impianti nel tempo. Senza questi tre pilastri, qualsiasi annuncio di investimento resta un titolo di giornale, magari accompagnato dai soliti proclami sulle migliaia di posti di lavoro promessi,” dichiara il Presidente Contessa.
Entrando nel merito del Piano di Committenza, Contessa precisa che questo strumento deve includere, in particolare:
• le specifiche tecniche e i requisiti contrattuali richiesti a fornitori e appaltatori;
• le modalità di affidamento dei lavori e delle forniture (procedure, criteri di selezione, qualificazione).
“Sono questi gli elementi che, in concreto, determinano se un investimento sarà realizzato da imprese qualificate e radicate sul territorio, o se si tradurrà in affidamenti anonimi e privi di ricadute locali,” aggiunge il Presidente.
Secondo Contessa, questi non sono strumenti tecnici da relegare agli uffici amministrativi e del procurement delle aziende, ma condizioni politiche e territoriali da riportare al centro del dibattito pubblico: “Se vogliamo che gli investimenti si facciano davvero ed abbiano un impatto reale su Brindisi e sulla sua provincia — in termini di occupazione, di competenze, di crescita duratura — dobbiamo insistere perché queste condizioni siano parte integrante di ogni accordo, di ogni protocollo, di ogni intesa istituzionale. Un investimento che non porta con sé un piano formativo per le imprese e i lavoratori del territorio, sia nella fase di realizzazione che in quella di manutenzione e messa in esercizio, rischia di lasciare a Brindisi solo il consumo del suolo, e altrove le competenze e il valore.”
Il Presidente Contessa precisa inoltre che la formazione del personale non può essere considerata un blocco unico, ma deve essere distinta in due fasi ben precise: “La formazione necessaria durante la fase costruttiva, legata alla realizzazione dell’opera e ai rischi specifici del cantiere, è diversa da quella richiesta per la successiva messa in esercizio e manutenzione dell’impianto. Sono competenze differenti, con obiettivi differenti, e vanno programmate come tali fin dall’inizio, non lasciate all’improvvisazione a lavori conclusi.”
Il Presidente di ANCE Brindisi sottolinea inoltre il ruolo che i corpi intermedi possono e devono svolgere in questo processo: “Le associazioni datoriali come ANCE non sono un interlocutore accessorio, ma un corpo intermedio che ha la responsabilità e la competenza per tradurre queste condizioni in impegni concreti. Possiamo mettere a disposizione la conoscenza del tessuto produttivo locale, delle imprese qualificate presenti sul territorio e delle esigenze formative reali. È attraverso corpi intermedi come il nostro che si costruisce il ponte tra i grandi investitori e le comunità che devono beneficiarne davvero.”
Contessa conclude rivolgendo un appello alle istituzioni locali, regionali e nazionali: “Chiediamo che ogni discussione su nuovi investimenti nel territorio di Brindisi parta da queste basi. Non per rallentare i processi, ma per partire con il piede giusto e garantire che generino ricchezza, competenze e occupazione qui, e non altrove. ANCE Brindisi è pronta a fare la propria parte, come corpo intermedio responsabile, per costruire questo percorso insieme alle istituzioni, alle imprese e ai lavoratori.”

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