I XX Giochi del Mediterraneo sono ufficialmente partiti, accendendo i riflettori dello sport internazionale su Taranto e sulla Puglia. Tra i protagonisti più attesi della delegazione azzurra c’è un talento “fatto in casa”: Emanuele Buccolieri. Classe 1997, originario di San Pancrazio e colonna del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, il tiratore “brindisino” arriva a questo appuntamento nel momento migliore della sua carriera, forte del clamoroso 30/30 perfetto stampato in finale al Gran Premio FITAV di Uboldo. Dal 25 agosto le pedane dell’impianto di Torricella (TA) ospiteranno le sfide della Fossa Olimpica (Trap). Abbiamo incontrato Buccolieri nel ritiro della Nazionale per farci raccontare le sue emozioni alla vigilia di una gara che, per lui, ha il sapore speciale del ritorno a casa
D “Emanuele, guardiamoci indietro per un attimo. Ti ricordi il primissimo piattello che hai visto frantumarsi? Cosa è scattato dentro di te in quel millesimo di secondo per farti capire che il tiro a volo sarebbe diventato la tua vita?
R “Mi ricordo perfettamente il primo giorno. Per puro caso eravamo nei pressi del Tiro a volo San donaci con mio padre,ero molto piccolo e fui attratto da quegli spari in lontananza e chiesi di andare a vedere cosa fosse. Arrivato sul campo sentii subito che quello era il mio posto, il mio parco giochi.”
D “Nel 2018, all’esordio da senior in Coppa del Mondo a Guadalajara, ti prendi un argento pazzesco dopo un testa a testa da brividi con Lyndon Sosa. Se chiudi gli occhi e ripensi a quella finale in Messico, qual è la prima emozione forte che ti torna a galla?”
R”Sicuramente la gara in Messico del 2018 rimane una delle prestazioni a cui sono più legato. Un po perché era la prima apparizione tra i grandi per me e ancor di più perché portai a casa una splendida medaglia. “
D “Al Gran Premio di Uboldo hai stampato un 30/30 perfetto in finale che ha lasciato tutti a bocca aperta. Raccontaci la verità: cosa passa nella testa di un tiratore quando sente che è letteralmente vietato sbagliare, ma tutto scorre in modo così automatico e perfetto?”
R “Sì a Uboldo sono riuscito a esprimermi molto bene. In Italia il livello è veramente molto molto alto ed è veramente difficile quando sai che c’è pochissimo margine di errore. Per riuscire si devono combaciare diversi fattori oltre all’intenso lavoro quotidiano che effettuiamo in preparazione di una gara. “
D” “Parliamo della maglia azzurra. Avverti più l’orgoglio o il peso delle aspettative dell’intera nazione sulle spalle?”
R”Sicuramente indossare la maglia azzurra e girare il mondo con il tricolore sul petto é sia un onore che un onere. Credo che sia la cosa più bella per chi pratica sport.”
D””Recentemente hai messo la firma anche sulla Emir Cup. Vincere fuori casa, contro tiratori che arrivano da tutto il mondo, ha un sapore diverso? Qual è lo stimolo più grande in quelle pedane internazionali?”
R”Vincere una competizione internazionale è sempre motivo di grande orgoglio, sicuramente c’è un qualcosa in più e quando riusciamo a far suonare l’inno siamo molto felici e orgogliosi.”
D””In questo sport si vive di millimetri e di frazioni di secondo. Quando un piattello si allontana integro ed è un ‘zero’ sul tabellone, come fai a non farti prendere dal nervoso e a resettare tutto prima del richiamo successivo?”
R” Si è vero, il tempo scorre veloce però ci giochiamo tutto su frazioni di secondi ed è una delle difficoltà maggiori essere presente sempre. Quando arriva lo ‘zero’ arriva. Purtroppo non ci puoi fare più nulla e quindi bisognerebbe continuare a guardare avanti. Poi in base al periodo, alle situazioni e ad altre motivazioni reagiamo in tanti modi diversi. “
D””Il tuo fucile non è solo un attrezzo, è quasi un’estensione delle tue mani. C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai sentito che tu e la tua arma eravate diventati un’unica cosa, senza bisogno di pensare?”
R”Si è vero, anche se è considerato solo un attrezzo si deve creare un certo feeling, io ho passato alcuni anni difficili testando altre cose compreso l’arma e il giorno che ho fatto il passo indietro e ho ripreso in mano quest’arma ho sentito quel legame, quel feeling che ti fa stare più sereno in pedana “
D””Quando sei lì da solo, concentrato sulla fossa, il mondo fuori sparisce. Ma dietro c’è una terra fantastica come la Puglia e una famiglia che fa il tifo da lontano. Quanto conta sentire quel calore quando sei dall’altra parte del mondo a sparare?”
R”Sicuramente fa tanto. Fa tanto sapere che ci sono tante persone parenti e amici che ti sostengono, sia quando le cose vanno bene sia quando le cose vanno meno bene. Una delle cose più importanti è stare bene a casa, perché quando sei settimane o mesi lontano per allenamenti e gare,i giorni di rientro a casa sono fondamentali per ricaricarsi soprattutto a livello mentale e ripartire”
D”“Emanuele, tu sei originario di San Pancrazio Salentino, che si trova praticamente a metà strada esatta tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico. Quando hai una giornata libera dagli allenamenti e vuoi solo staccare la spina, dove punta la tua bussola? Sei più da tramonto sullo Ionio o da alba sull’Adriatico? Bagnati le mani e dicci qual è il tuo mare del cuore! Rispondi sinceramente”
R”Bhe il mio mare è da sempre stato lo ionio con i suoi splendidi tramonti.noi abbiamo la fortuna, a secondo dei venti, di andare tutti i giorni dove il mare è bello, penso che sia una fortuna un po sottovalutata. Tralasciando il fatto che amo tutte le coste del Salento io rimango del Team Ionio “
D””In Nazionale siete un gruppo unito, ma in finale spari contro i tuoi stessi compagni di squadra per salire sul podio. Come si vive questo dualismo? Ci si scanna in pedana e poi si va a bere una cosa insieme subito dopo?”
R”Certo, come tutti gli sport individuali quando siamo in pedana siamo avversari ma non nemici. Siamo un gruppo folto e molto unito, abbiamo la fortuna di avere nel gruppo gente molto più esperta gente che ha scritto la storia di questo sport , che ti fanno e ti aiutano a crescere in più avere coetanei con cui sei cresciuto sin dalle trafile dei centri del settore giovanile. Siamo veramente un bel gruppo “
D””Inutile girarci intorno, sappiamo tutti qual è l’obiettivo supremo di chi fa il tuo sport a questi livelli. Quando vai a dormire la sera, quanto spazio occupa nei tuoi pensieri quel sogno a cinque cerchi chiamato Olimpiade”
R” Bhe penso che il sogno di chiunque sportivo agonista sia quella meravigliosa gara a cinque cerchi, é il traguardo che tutti inseguono, come ho detto nel nostro gruppo c’è gente molto forte,gente che ha scritto e sta scrivendo ancora oggi la storia di questo sport, noi non possiamo far altro che lavorare duramente , crescere, migliorarsi e tenersi pronti per quando si viene chiamati in causa. Bisogna lavorare quotidianamente e inseguire obbietti step by step.. quello è il finale ma ce ne sono ancora tanti intermedi prima di raggiungerlo. “
D”“Dopo migliaia di piattelli visti e polverizzati in carriera, dicci la verità: quando cammini per strada e vedi un frisbee che vola all’improvviso, ti scatta l’istinto automatico di imbracciare l’ombrello e urlare ‘Pull!’?”
R”Si sicuramente l’istinto di ogni tiratore è quello di mirare quando c’è un oggetto in volo, qualunque esso sia. Naturalmente ti devi trovare in circostanze scherzose, anche perché una delle cose più importanti che ci insegna il nostro sport è quello dell’autocontrollo.”
Giada Amatori
